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3 settembre 2012

CampusX trasforma gli alloggi per studenti in camere d’albergo

Quando si soffia nel cerchietto inzuppato d’acqua saponata si sa che con un pò di fortuna si darà vita a una bolla iridescente che sarà tanto più affascinante quanto più sarà stata gonfiata; nello stesso momento in cui se ne ammira la bellezza si riconosce però quanto la sua struttura sia instabile e destinata a durare poco, alcuni istanti ancora e come previsto la forma si ritira su se stessa e svanisce. Una simile parabola esistenziale può essere applicata a molte iniziative che prendono corpo nella penisola, imprese che partono sotto i migliori auspici ma che già puzzano di fallimento, prontamente gonfiate dall’incenso della stampa e prontamente rivelatesi solo fumo negli occhi. E’ l’affaire CampusX l’ultima bolla ad essere sul punto di esplodere lasciando chi l’ha vista crescere deluso e amareggiato, ma col sarcasmo di chi se l’aspettava.

Inaugurato nel 2010 a Roma in zona Tor Vergata CampusX è un progetto avvenieristico per gli standard italiani, ideato sotto l’amministrazione Veltroni e benedetto da Alemanno è una struttura abitativa per studenti in stile statunitense che promette alloggi a basso prezzo e servizi mai visti prima: piscina olimpionica, mensa in grado di trasformarsi in pub, palestra e connessione wi fi. Subito definita la Berkeley romana si rivolge ha chi ha problemi di alloggio e problemi di spese essendo in grado di ospitare più di 1200 studenti in mono e bilocali attrezzati con angolo cottura, divani, armadi, docce e phon incluso a partire da 35o euro mensili per un posto letto. Diciassette edifici su quattro piani che non sono costati un centesimo all’università in quanto risultato di un accordo tra privati, i costi di costruzione sono infatti stati sostenuti dall’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (Inpdap) tramite il fondo immobiliare Aristotele con la promessa di cederne la legittima proprietà all’ateneo di Tor Vergata nel 2097 in cambio del guadagno intero sugli affitti. Una Shangri-La aperta a chi studia fuori sede e non può permettersi residenze troppo dispendiose, un progetto virtuoso che non poteva non essere replicato.

Nel 2011 infatti, alla presenza delle autorità locali e un gruppo gospel richiamato per l’occasione, viene inaugurato a Bari il CampusX Terra di Puglia” del Politecnico, costruito su suoli di proprietà del gruppo, si avvale del denaro pubblico Inpdap gestito dai privati di Siram Sì, società per azioni di proprietà francese, offrendo i medesimi servizi previsti per Tor Vergata a partire da 280 euro al mese per posto letto. Si decide quindi di non recuperare e valorizzare strutture già presenti sul territorio ma di crearne di nuove, poco importa se in via Amendola, una zona che ha poco contatto con la distribuzione delle facoltà all’interno della città e la mancanza dei servizi preventivamente pagati  per i primi sei mesi dall’apertura. In più sul sito del Campus e anche in caso di sollecitazione via mail non è semplice ottenere chiarificazioni sul prezzo che oscilla da sistemazione e sistemazione mentre mensa, piscina e palestra rimangono non modici pagamenti extra.

Ma ecco che, a un solo hanno dalla sua creazione, CampusX si trasforma. Le esigenze di mercato sono pressanti e gli studenti che hanno deciso di trasferirsi nella innovativa struttura sono troppo pochi, il target deve quindi essere spostato perchè i seicento e passa milioni spesi per la realizzazione non si ripagano da soli. Cosa fare dunque? Certo non abbassare i prezzi d’affitto o rendere più raggiungibili ed efficienti le strutture, molto più facile rinnegare il proprio nome e il proprio scopo iniziale trasformando parzialmente le strutture in albergo a tre stelle cosicché per 40 euro a notte sia possibile usufruire di una delle tante stanze vuote, compreso il ristorante/mensa e il centro fitness. La Provincia di Bari infatti già da marzo aveva concesso tale autorizzazione alla Siram Sì per 88 camere e 178 posti letto, prima ancora che la società depositasse al Comune una Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) come albergatori.

Un operazione che ha fatto drizzare le antenne a Federalberghi e al Comune barese i quali hanno denunciato come CampusX fosse   stato realizzato in luoghi destinati dal piano regolatore ad attrezzature universitarie statali con alloggi previsti per soli studenti e docenti; di conseguenza per Federalberghi la possibilità di adeguare le strutture a una funzione alberghiera
comporterebbe come minimo un cambio di destinazione d’uso e una variante urbanistica dei suoli per i quali l’associazione e anche pronta a presentare una denuncia in procura. Una scoperta che si rispecchia anche nel Campus romano dove la Siram Sì ha preso la medesima decisione ugualmente denunciata da Federalberghi, un voltafaccia deprecabile visti anche gli stretti rapporti che legano la società francese alla politica attraverso appalti  nel settore sanitario pugliese come il global service degli impianti energetici del Policlinico di Bari gestito insieme a società legate al Partito Democratico. Il direttore della Siram risulta impaniato in precedenti poco chiari con l’ex-tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito a cui pare venissero mandati ingenti versamenti tramite imprese locali. Rapporti opachi che divengono tragici per un altra struttura pugliese, l’ospedale di Castellaneta, di cui Siram Sì curava la manutenzione e che nel 2007 causò la morte di otto persone per uno scambio tra bombole di azoto e ossigeno. Come coronamento, da un intercettazione sull’indagine sugli appalti della Asl di Bari emerge questa dichiarazione fatta dall’imprenditore Enrico Intini al buon Gianpaolo Tarantini, ex promoter re degli appalti e ora sovrano delle forniture di gas pugliesi: «Tu sappi che Siram e Cofatech e gli altri parlano con i segretari amministrativi di tutti partiti italiani» (fonte citazione: Gazzetta del Mezzogiorno).

Soldi pubblici quindi ma gestiti da privati per scopi sociali che in realtà nascondono, neanche troppo bene, un fine esclusivamente lucrativo immediatamente approvato e agevolato dall’establishment politico e universitario; soluzioni che si intrecciano e si annodano con poca speranza di potersi sciogliere senza dannosi strascichi fiscali, legali e ambientali quando dovevano risultare semplici risposte a semplici problemi; una rete in cui nulla è ciò che doveva essere e le carte in tavola possono cambiare costantemente, con buona pace di chi sperava di trovare una soluzione alla proprie difficoltà di alloggio e aveva assistito speranzoso alla crescita dell’ennesima bolla di sapone.

fonte foto: http://aiesecbari.it/portfolio/campus-x/,  http://bari.repubblica.it/cronaca, http://www.fanpage.it/

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