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30 settembre 2012

Cesare deve morire. I fratelli Taviani provano ad entrare agli Oscar

Shakespeare a Rebibbia, o, meglio, il teatro nelle carceri. Una delle attività più sfruttate e più riuscite tra i vari laboratori che si svolgono nelle prigioni italiane.

I fratelli Taviani portano le macchine da presa all’interno di Rebibbia, dove, in una sorta di documentario, riprendono il lavoro di Fabio Cavalli, regista teatrale, alle prese con la messa in scena del “Giulio Cesare” di Shakespeare.

Gli attori? I carcerati, che mettono la propria faccia, nome e pena in video: il film inizia con la scena finale della tragedia, poi Bruto, Cassio, Cesare, Decio, Antonio e gli altri tornano a essere carcerati, con la porta della cella che si chiude con un tonfo alle loro spalle.

Sei mesi prima l’inizio del progetto. Inizia un viaggio, sin dalle selezioni, dove si chiede ai candidati di esporre le proprie generalità sotto due stati emotivi differenti: il regista chiede agli attori di recitare con il proprio dialetto, per portare Shakespeare – autore sempre attuale – sulle strade della Roma di oggi.

Le battute del bardo fungono quasi da espiazione per i carcerati, che a fatica escono dal proprio personaggio, anche quando si ritrovano soli nella propria cella.

Il bianco e nero delle prove, che si dislocano per tutto il carcere a causa di lavori di ristrutturazione del teatro, si contrappone alla sera della recita, a colori. Ma è proprio tra gli ambienti della prigione che la recitazione fa sorgere l’attore teatrale, il personaggio, la finzione, piuttosto che l’attore sociale, il criminale.

I fratelli Taviani, con uno stile pirandelliano, riflettono sullo spettacolo, sul suo significato e sul suo utilizzo. Il teatro ha una potenza straordinaria, in grado di toccare chiunque e aprirlo a un nuovo (altro) mondo, rispetto a quello reale. Ma il sipario dovrà pur calare e la cella ritornerà a essere una prigione (fisica e mentale).

Leone d’oro a Berlino – riconoscimento che mancava all’Italia dal 1991 – e candidatura come film italiano per entrare nella cinquina finale di Miglior Film Straniero agli Oscar.

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