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29 settembre 2012

Cordoglio per la morte del professor Piero Melograni

Con l’autunno, il fronte socio/politico italiano si è rimesso, faticosamente, in moto; anche se durante l’estate non si è fermato, in sostanza, mai. I mesi che ci separano dal 2013 potrebbero essere tutti importanti per mettere a fuoco come, e quale, sarà la prossima Legislatura che vedrà la luce nella tarda primavera dell’anno prossimo. Già da subito, però, è meglio rammentare che il nuovo Esecutivo, qualunque maggioranza lo sosterrà, non sarà in grado d’offrite una prospettiva meno compromessa per la nostra economia. I presupposti per un’altra implosione ci sono ancora tutte e la speculazione resta ben salda sulle sue nefaste posizioni. Chi è rimasto alla ribalta, nonostante tutto, è stato l’Esecutivo del Professore che, incurante delle bordate ricevute, ha continuato per la sua strada di “lacrime e sangue”. Anche se non per tutti.

Quella che manca è la volontà di ripresa; anche se gli scogli più pericolosi sembrano stati superati. Recuperare l’attendibilità dei mercati resta la fase più difficile di un ipotetico rilancio. Neppure Monti è riuscito ad offrire all’UE tutte le garanzie che erano state richieste o, meglio, pretese. Tant’è che sono gli investimenti che languono e nessuno s’azzarda a dare “ossigeno” ad un mercato asfittico e privo di stimoli. Ben comprendiamo che il nuovo Governo, qualunque Maggioranza lo sostenga, non sarà in grado di riequilibrare la situazione. L’importante è, però, non tralasciare la cura degli aspetti più palesemente in rotta di collisione.

Del resto, il prossimo Governo dovrà far fronte a precise scadenze già concordate con la banca Centrale Europea (BCE); senza tralasciare i tentativi per garantire una certa ripresa produttiva. A nostro avviso, dopo questa lunga Quaresima, basata sulla “staticità”, hanno da maturare i tempi per una “stabilità” dinamica che consenta al Paese d’intraprendere la lunga strada che dovrebbe invertirne la sorte non prima della naturale scadenza ( se ci sarà) della prossima Legislatura. Gli anni difficili, quindi, sono tutta da venire e gli imbrogli politici, che non ci hanno risparmiato neppure in questi mesi di rinuncia, non dovrebbero trovare più fertile terreno per continuare ad esistere.

Rubare al popolo italiano ha contribuito al depauperamento della cosa pubblica ed i risultati ci sono stati e, purtroppo, ce ne saranno ancora. Se è vero che tornare indietro è impossibile, non ci resta che identificare i motivi dell’irrefrenabile discesa economica. I nostri guai, per una serie di diverse interpretazioni sull’effettivo valore del meccanismo di conversione Lira/Euro, sono iniziati nel 2002. In dieci anni, la politica del “non” fare ha dimostrato i suoi deprecabili effetti. Insomma, a fronte di tante occasioni per rafforzare la nostra economia, non siamo stati capaci d’essere all’altezza. Le opportunità perdute non ritorneranno più. I tempi potrebbero, però, essere maturi per non vanificarne altre.

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