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27 settembre 2012

Facebook: tra violazione della privacy e profili falsi

I messaggi privati scritti su facebook tra il 2007 e il 2009 potrebbero essere pubblici, già ora, sulla vostra Timeline  per un bug. Il primo a lanciare questa notizia è stato il sito francese Metro.fr.

Il sito ha addirittura individuato non solo il giorno ma anche la data in cui tale problema è iniziato: ”Dalle 14.30 i messaggi privati scambiati tra amici e conoscenti del 2007, 2008, 2009 compaiono sulle bacheche di coloro che se ne servono”. Se si fa lo scroll lungo la propria timeline e si procede a ritroso, si può vedere che all’interno di un box ci sono proprie informazioni riservate: gli utenti che ti hanno contattato e chi ha lasciato qualche messaggino, magari, indesiderato sul proprio profilo.

Ovviamente molti sono preoccupati, considerando anche l’alto numero di tradimenti che avviene sul web, e, infatti, sono già arrivate le prime denunce, soprattutto, provenienti dalla Francia.  Facebook ovviamente non poteva non rispondere a tante richieste: “Molti utenti hanno comunicato di aver individuato sulla propria Timeline post che inesattamente hanno confuso per propri messaggi riservati. I nostri professionisti del settore hanno verificato e accertato che non riguardano conversazioni precedenti e che i post sono sempre stati visualizzabili sulla propria pagina. Facebook, pertanto, considera non violata la privacy”.
Tuttavia gli utenti continuano a reclamare perché vedono i loro messaggi privati mescolati con quelli pubblici. Non ci sono state modifiche di account o di privacy da parte di coloro che ne usufruiscono. Come tutto ciò è avvenuto non si sa, fatto sta che la soluzione è: giungere nel proprio box messaggi, cliccare su “nascondi dal diario” oppure bisogna rimuoverli uno per volta, il che significa una grande perdita di tempo.  Ma in realtà anche questa non sembra essere una vera e propria soluzione perché i messaggi rimangono pubblici sulla bacheca dell’amico.
I francesi, sembrano loro ad essere i più colpiti, ritengono che l’unico modo per evitare che i propri fatti privati divengano pubblici è di cancellarsi da Facebook. Alcuni, invece, ritengono che non avendo nulla da nascondere affermano di non essere troppo preoccupati, in fondo cosa hanno da perdere?  Soprattutto se non fidanzati.

Ma allora veniamo al caso parigino che ha incontrato molte difficoltà nell’approcciarsi, per ora, al social network di Marzi Zuckerberg. Il governo francese ha dichiarato alla direzione di Facebook France di informare all’Authority che si occupa di tale ufficio che i messaggi privati di molti sono ormai pubblici e visualizzabili senza alcun motivo. La società di Palo Alto ha provato a rassicurare il popolo francese ma senza risultato né su di loro né sulle borse: nella “Grande mela” il titolo ha perso circa il 9%.


I ministri del Risanamento produttivo Arnaud Montebourg, e dell’Economia digitale, Fleur Pellerin, hanno cercato di vederci chiaro ma non hanno ricevuto alcuna risposta che potesse soddisfarli. Chi si è sentito violato nella propria privacy è giusto che faccia causa. Cercando di individuare le ragioni di tale spiacevole situazione: la più probabile sembra essere un guasto tecnico che ha portato alla visibilità di dati privati che risalgono dal 2007 al 2009. Su Twitter arrivano numerosissimi messaggi di francesi che hanno riscontrato lo stesso problema e che, di fatto, si considerano delle vittime del sistema.

Ma come risponde il social più usato al mondo? Facebook parla di un timore che non ha ragione di esistere: “Si tratta, infatti, di un piccolo numero di utenti” ha dichiarato un rappresentante della società “Il loro spavento, timore nasce da inesattezze. Credono che i loro messaggi siano ora pubblici ma non è così. Gli addetti a tale settore hanno analizzato il problema e hanno capito che questi messaggi sono stati poi pubblicati sul loro profilo, quindi sono stati sempre pubblici e visualizzabili fin da subito. Una violazione della privacy, in realtà, non c’è mai stata”.

Il Cnil, cioè laCommissione nazionale francese dell’Informatica e delle Libertà, non si arrendere ed è determinato a continuare le ricerche per capire se realmente c’è stata o meno violazione della privacy. Si ricerca e si vuole una maggiore trasparenza. Ma che cosa è realmente cambiato dal 2005 ad oggi? In principio la condivisione di link, di immagini varie poteva avvenire solo tra amici cioè il campo su cui agire era più limitato. Adesso sono gli utenti a decidere cosa far vedere e cosa no e si ha la possibilità di condividere lo stesso post tramite utenti mai conosciuti e, magari, anche lontani. Forse ora più adottare la drastica soluzione di cancellarsi sarebbe meglio visualizzare le proprie impostazioni sulla privacy.

La Commissione per la Protezione dei Dati Irlandese ha asserito che il social più frequentato è sicuro, le informazioni che gli utenti hanno reclamato private in realtà sono sempre state pubbliche. Ma l’aspetto più strano è l’ultimo comunicato di Facebook: “ La nostra azienda ha seguito la maggior parte delle indicazioni sulla privacy”. Tale affermazione ha destato nuovi sospetti e timori perché la domanda più naturale è: “in che senso una parte e l’altra?”.

Ma un altro fenomeno dilaga su facebook: i profili falsi, parole volgari, triviali e pagine che non vengono più utilizzate e rimangono lì morte sul web. I dati sono chiari circa il 9% dei profili degli utenti facebookiani non sono reali. Ad affermarlo è lo stesso autore del social network più cliccato al mondo. Mark Zuckerberg possiede, di fatto,  un apprezzamento preciso  delle bacheche  degli utenti, sono oltre 955 milioni che se ne servono e che quindi risultano essere iscritti al social network, contando che più di 83 milioni sono ‘fake users’.

Il gruppo che accerchia il grande fondatore della più nota rete mostra ogni tre mesi un resoconto sconfortante  alla Security and Exchange Commissione Usa.  Il 4,8% dei  profili falsi ha già un account quindi si serve di due profili per poter accedere a facebook. Sono profili frutto della propria immaginazione e difficilmente si riesce a capire perché viene utilizzato. Il 2,4% rientrano nella categoria di profili si falsi ma possibilmente classificabili, si tratta cioè di aziende, di hotel che cercano di farsi pubblicità, di sponsorizzare la propria attività commerciale tramite il web. Facebook in questo caso è un canale da non sottovalutare proprio per il numero delle persone che ne fanno uso.

Proprio le attività commerciali che acquistano spazi pubblicitari sul social risultano i più interessati a tali dati perché il conteggio dei “like” potrebbe essere manipolato dai cosiddetti fake.
Ma il problema nasce soprattutto da chi afferma su Facebook di essere una persona che non è. Crea con la fantasia altre persone segno questo di una mentalità contorta, oppure inventano di essere personaggi noti del cinema e della tv. I più divertenti riguardano i personaggi storici come: Napoleone, Garibaldi, Mazzini o addirittura Osama Bin Laden. Molti utenti si sono, però, lamentati dei fake e hanno deciso di creare dei gruppi di protesta come: “I hate fake” e  “stop fake”.

Lo scopo di Facebook resta uno: capire se il profilo è vero o falso. L’esperienza di tale social mira ad essere più autentica possibile, per evitare, anche, spiacevoli situazioni. Ad ogni profilo deve corrispondere una persona reale è questo, infatti, lo scopo del social network. Ovviamente sono consentiti i profili di aziende, di attività commerciali per farsi pubblicità e mostrarsi così ad eventuali clienti. Per quanto riguarda i fake che contribuiscono al numero dei “like” non sono poi così tanti e la squadra facebook è sempre lì a vigilare e controllare tutti.

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