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5 settembre 2012

Kitano smaschera l’ipocrisia del Giappone

E’ stato presentato alla mostra del cinema di Venezia Outrage beyond, secondo capitolo della saga dedicata alla mafia giapponese, nota al mondo come yakuza, firmato dal regista Takeshi Kitano.

In attesa che il film sia distribuito nelle sale, è un buon momento per vedere, o rivedere, il primo film: Outrage, presentato l’anno scorso a Cannes.

Fanno nuovamente la loro comparsa in Europa, dunque, schiene tatuate, spade, coltelli e mignoli amputati.

Un film di Kitano, però, non è mai banale, sia che si parli di trama, contenuti o regia. La novità in Outrage sta nel voler mostrare come l’organizzazione criminale più nota e potente in Giappone sia riuscita ad infiltrarsi a più livelli nella società.

La polizia, non semplicemente corrotta, ma collusa con i boss, stringe accordi e, soprattutto, intasca laute “bustarelle”. La politica fa finta di non vedere, tutti sanno, nessuno dice niente.

Secondo le parole del regista, intervistato da Repubblica, l’infiltrazione mafiosa nella società è iniziata dopo la seconda guerra mondiale ed è diventata, negli anni, sempre più profonda, riuscendo lì dove avevano fallito gli italo-americani negli U.S.A.

Inutile sottolineare come questo film acquisti maggior spessore in un paese come il nostro, dove la criminalità organizzata è, a sua volta, fortemente presente nella società, sebbene, stando alle parole di Kitano, in Italia tenda ancora a nascondersi, mentre in Giappone agisce apertamente, organizzando riunioni (Gomo) in luoghi pubblici.

Rispetto ad altre pellicole incentrate sulle organizzazioni mafiose, la saga di Outrage, con un terzo capitolo in vista, ha il merito di smascherare l’assurdità e la follia con cui i clan portano avanti la loro storia criminale, utilizzando prevalentemente l’ ironia e un certo gusto per la farsa.

Esattamente il contrario di quanto aveva fatto Coppola con il suo The Godfather, arrivando a costruire una sorta di mito misto a fanatismo, nei confronti dei suoi personaggi.

In Outrage e Outrage beyond rimane poco o nulla del fascino dell’antico codice d’onore yakuza.

L’unico valore che conta è il tradimento. Il protagonista stesso: Otomo (interpretato da Kitano) non ha niente dell’eroe o del samurai moderno, è, anzi, un sanguinario violento ed ottuso.

I boss ricordano gli antichi signori del Giappone medievale, con la differenza che nel 2012 le differenze di rango sono meno forti e tutti possono scoprire di essere delle pedine sacrificabili in un gioco assurdo dove contano soltanto gli interessi personali.

Lo stile barocco, usato spesso nelle esecuzioni, è un leit motiv nei film di genere ed anche Kitano, come Scorsese, non lo disdegna, anzi.

Grottesco ed ironico, tuttavia convivono in perfetto equilibrio.

 

fonte foto: http://1.bp.blogspot.com

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