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15 settembre 2012

L’intellettuale non c’è più

La parola “intellettuale” sembrerebbe una parola ostica e da sbadigli. Oggi l’intellettuale è comune come un orso nel Parco Nazionale d’Abruzzo: raro. I tempi son cambiati anche per coloro che professano notizie autorevoli e che sono considerati da sempre fonte del sapere. La parola, veicolo di conoscenza e informazione, ha perso fortemente questo obiettivo, ma è diventata un crescente strumento di demagogia e persuasione.

L’informazione giornalistica e televisiva ha contribuito nell’ultimo ventennio a tramutare la parola in mero messaggio retorico. Oggi ognuno di noi può svegliarsi la mattina e pensare di essere uno scrittore, basta essere conformista anche nel criticare azioni quotidiane. Il messaggio giornalistico tende a creare e, al tempo, fossilizzare un’opinione comune. Come non far riferimento alla nascita di internet, dove tutti possono essere fonte di informazione. Ma ciò che viene sollecitato nel breve saggio di Antonio Pascale e Luca Rastello Democrazia: cosa deve fare uno scrittore? è l’invito all’analisi e al confronto delle fonti.

Sebbene l’analisi oggettiva di un evento, o altro, possa fornire il mezzo per poter dire effettivamente la realtà nuda di ogni verità, ma che non scaturisce effettivamente sensazioni emotive, quindi non richiamando sentimenti emozionali il lettore preferisce accostarsi a notizie meno impegnative. Lo scrittore, nel 2012, ha perso autorevolezza proprio perché si riveste di opinioni comuni, retoriche e facilmente identificabili.

La causa di tale dispersione non può essere solo del mondo on-line, ma perché c’è un modo di pensare totalmente negativo. Come menzionato nel breve saggio da Antonio Pascale, i due gruppi non distanti di pensiero sono appartenenti al sapere nostalgico e la retorica dell’apocalisse. Entrambi bloccano la strada al futuro, perché il pensatore del sapere nostalgico guarda al passato con nostalgia, dimenticandosi di certi eventi drammatici, ricorrendo sicuramente alla favoletta: si stava meglio quando si stava peggio. Paradossalmente è un comune modo di pensare di alcuni giovani che non hanno vissuto tali epoche. Quindi, il sapere nostalgico rifiuta ogni avanguardia tecnologica, di conseguenza entra in campo la seconda corrente di pensiero: la retorica dell’apocalisse. Sono anni che ci annebbiano la vista di sciocchezze sulla fine del mondo, ottimo strumento demagogico. Il mondo finirà, benissimo mangiamoci ogni cosa, perché siamo gli ultimi abitanti sulla terra. Egoisti.

“Perché le due miscele, il sapere nostalgico e la retorica dell’apocalisse, mischiate insieme, causano un blocco dell’analisi. Se non si è troppo analitici si rischia l’incompetenza”.  (Pascale)

“Cosa fa allora lo “Scrittore” per la “Democrazia”?: enuncia valori che non è possibile non condividere (talora cadendo nella tautologia). Arroccato nel nobile balcone da cui osserva il mondo, rassicura la sua platea: ciò che pensate è giusto, ve lo garantisco, e il modello in cui siete immersi è in fin dei conti tollerabile, perché ammetto critiche, prevede un ruolo per persone come me in grado di dire coraggiosamente verità scomode. Segue applauso, e talvolta linciaggio dei dubbiosi”. (Rastello)

I passaggi appartengono al breve saggio Democrazia: cosa può fare uno scrittore?, segnalato dal Alessandro Baricco nel 2011 come uno dei 50 libri più importanti degli ultimi 10 anni. E’ una chiara riflessione sulla posizione dello scrittore nella nostra società post-moderna.

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