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12 settembre 2012

Nello Swat, per riscoprire Alessandro Magno

Un metodo adottato dai nostri archeologi, impegnati ormai da diversi mesi nella valle dello Swat, regione pakistana ai confini afgani con popolazione legata profondamente alle origini tribali e di etnia pashtun, è stato quello di lavorare senza sosta dalle 4 di mattina alle 11.30 per via del troppo caldo e del carico di umidità soffocante, accompagnato da un’ottima dose di pazienza e di determinazione ad interagire con le popolazioni locali.

Un sacrificio questo, che il più delle volte porta a scoperte importanti riguardo la ricostruzione storica del territorio e la possibilità di dare anche un aiuto concreto alle popolazioni locali.

La missione nella Valle dello Swat è oggi affidata al Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, con l’obiettivo di riscoprire le tracce lasciate da Alessandro Magno durante le sue conquiste in queste “storiche” terre, nonché anche le origini delle lingue indoeuropee.

La squadra di ricercatori, condotta e diretta da Luca Maria Olivieri, nell’ambito di una collaborazione col fieldschool Act, ha visto svolgere il lavoro diligente degli archeologi Massimo Vidale e Michele Capitò, rimasti nella regione pakistana tra maggio e giugno di quest’anno e prossimi per l’arrivo dell’autunno e primavera per il proseguimento degli scavi in una zona che vede la presenza italiana ormai dal 1955.

Nonostante la buona predisposizione della gente locale, ben lieta ed affabile nell’ospitare il team di italiani impegnati ormai da tempo in queste ricerche, si evidenziano i problemi ed i rischi che quotidianamente gli stessi archeologi corrono.

Protocolli rigidi dunque, ma che ripagano in ogni caso il buon rapporto esistente con “chi ci ospita”, il quale permette la buona condotta di una vera e propria scuola sul campo, capace di introdurre uno scambio di metodologie sugli scavi e restauri tra gli archeologi e permettendo a persone del posto di poter essere formate e poi assunte a lavorare come guardiani, restauratori e guide turistiche.

Le zone nel dettaglio dove vede la concentrazione degli scavi sono tra l’antica città di Bazira, conquistata dall’Imperatore nel 327 a.C. e Udegram (Ara) conquistata sempre dallo stesso Alessandro Magno.

In quest’ultima zona, lo scavo di un’antica necropoli, ha portato alla scoperta di due grandi tombe ben conservate e coperte da camere di pietre, vasi, oggetti vari e resti di tumuli.

L’obiettivo, come spiega Massimo Vidale, è quello di allargare la trincea e scavarne altre cinque o sei fino a novembre.

Un interesse elevato riferita anche al sanscrito, riconosciuta come una delle forme più arcaiche di lingua, portata fino in India da alcune popolazioni dell’Asia e anche un modo per poter ricostruire nel dettaglio le usanze funebri dei popoli antichi dello Swat: uno studio continuamente effettuato su tutti i reperti ed oggetti che di volta in volta vengono ritrovati durante gli stessi scavi.

Attraverso lo studio dei riti funebri, si può risalire alle organizzazioni sociali, quali tribù e tumuli gestiti continuamente da clan.

Una serie di rilevazioni ed analisi indispensabili soprattutto a raggiungere quelli che sono le ambizioni scientifiche degli studiosi chiamati ad operare: il ritrovamento di tracce della conquista di Alessandro Magno per passare all’età del bronzo e del ferro.

 

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