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20 settembre 2012

Progetto RIVA. Intervista a Valentina Gensini

E’ in programma oggi alle 17.30 a Palazzo Vecchio a Firenze l’incontro I parchi fluviali: studi internazionali ed esperienze sul territorio, il secondo di quattro appuntamenti (i prossimi saranno il 27 settembre e il 4 ottobre) nell’ambito di RIVA, progetto partecipativo di Riappropriazione e Valorizzazione delle sponde dell’Arno. In questa occasione abbiamo intervistato Valentina Gensini, curatrice del progetto.
Come nasce il progetto Riva?

Riva nasce con l’intento di richiamare l’attenzione di amministrazione e cittadini sulle sponde dell’Arno e sull’ipotesi di riprogettare un parco fluviale, questione di cui a Firenze si parla da più di 30 anni. Nella convinzione che l’arte contemporanea abbia la forza di segnalare i vuoti progettuali, indicando anche ipotetiche vie metodologiche, ho curato questo progetto piuttosto complesso che consta di installazioni sulle rive dell’Arno, workshop gratuiti e incontri seminariali aperti alla partecipazione del pubblico. Si tratta di una piccola occasione per tornare a parlare di temi molto importanti. Artisti e architetti hanno lavorato ad installazioni pubbliche site-specific per creare occasioni di riflessione e anche una provocazione ed uno stimolo per tornare a riflettere su tema del parco fluviale. Per il progetto ho invitato a partecipare il collettivo artistico Studio ++, ME MO studio architetti, e Fonderia 51 con l’architetto Claudia Alati.
All’aspetto artistico-installativo, affrontato da questi tre gruppi di lavoro in modo diverso, si unisce un aspetto didattico-laboratoriale dedicato a bambini ed anziani, curato dall’architetto di guerrilla gardener Giacomo Salizzoni, ed infine (ma solo in termini cronologici!) incontri culturali che, nel corso di 4 occasioni, vedranno un gruppo di addetti ai lavori riflettere sul tema del Parco fluviale, di ipotesi pregresse e di una nuova progettualità all’insegna della valorizzazione del paesaggio naturale e della riappropriazione delle rive da parte della comunità.

 

Oggi si parla tanto di progettazione partecipata. Quali sono le strategie per rendere “partecipata” la valorizzazione del parco fluviale dell’Arno?

Sono stati invitati agli incontri non solo tutti i fiorentini, ma nello specifico tutti i comitati, i gruppi e le assemblee cittadine che lavorano su una riflessione in ambito urbanistico o ambientale, e anche i lavoratori che vivono il fiume, come canottieri e renaioli. Loro devono essere i primi a poter esprimere disagi e anche aspettative. Partecipazione non va confusa con populismo o con faciloneria, ma prevede un lungo lavoro di coinvolgimento e informazione. Noi lo avevamo già cominciato con le installazioni, perché il padiglione di MEMO era fatto per raccogliere disegni, progetti e idee sull’Arno che sono stati depositati in un box apposito per tutta l’estate e che verranno riconsegnati all’amministrazione. Speriamo quindi di mantenere vivace il dibattito, ma allo stesso tempo poter accogliere osservazioni, riflessioni e desideri di tutti, in modo da stimolare la reale progettazione di un parco fluviale che rispetti l’attuale riflessione critica in campo ecologico (un’ecologia intesa alla Bateson e alla Deleuze-Guattari, in senso lato di benessere ambientale, sociale, umano) e in campo paesaggistico (penso a Gilles Clement e alla tutela del ‘terzo paesaggio’); che sia dunque una progettazione meno invasiva possibile, anzi votata alla comprensione e valorizzazione dell’habitat esistente.

 

Come sono state selezionate le istallazioni e come si intrecciano con una nuova fruibilità dell’area da parte dei cittadini?

Ho selezionato artisti o architetti che attualmente, nel loro percorso, stessero già affrontando il tema della progettazione ecologica o attenta al dato naturale e alla sostenibilità ambientale dei progetti. Con alcuni di loro avevo già lavorato a progetti ‘verdi’ per la Notte bianca 2011 (di cui ho avuto la direzione artistica lo scorso anno), di altri seguivo da tempo il lavoro con attenzione. Con questa selezione ho presentato il progetto per il bando del Comune di Firenze per l’Estate fiorentina, che è stato uno tra i più finanziati, tra oltre un centinaio di progetti. Il direttore dell’Estate, Riccardo Ventrella, ha creduto moltissimo in questo progetto fin dall’inizio, e di questo lo ringrazio.

 

Il progetto comprende un ciclo di conferenze a Palazzo Vecchio. Di cosa si parlerà?

Gli incontri, previsti nel mese di settembre e di ottobre, si terranno settimanalmente in Palazzo Vecchio (sede del Comune), con la partecipazione dell’Assessore alla cultura prof. Givone, del Presidente della commissione Cultura Leonardo Bieber, dell’Assessore all’Ambiente del Comune ed anche della Provincia, e della commissione Ambiente del Comune di Firenze, tutti molto interessati al progetto ed invitati ad ascoltare tecnici e cittadini, anzichè parlare.
I temi individuati, che vanno dalle potenziali progettuali dell’arte contemporanea in ambito urbano, allo studio e analisi di parchi fluviali di realtà europee ed internazionali, a problematiche paesaggistiche e sociali, vengono trattati dagli addetti ai lavori in spirito dialettico, per condividere conoscenze ed esperienze con cittadini e amministrazione, in modo da attivare nuovi processi partecipativi.

 

Qual è la durata del progetto? Sono previste future edizioni?
il progetto dura 4 mesi, e intende essere ‘solo un inizio’. Spero vivamente che, oltre ad accompagnare la nascita di una reale progettazione urbanistica e ambientale su ampia scala per il parco fluviale dell’Arno quale spina dorsale del rinnovato Parco delle Cascine, Riva possa essere un progetto di installazioni sul fiume che si rinnova ogni estate. Ventrella ha dichiarato in conferenza stampa che sarà tra i progetti che lascerà ‘in eredità’ all’assessore e al suo successore. Non male, no?!

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