• Google+
  • Commenta
27 settembre 2012

Prometheus – Recensione

Efficacia visiva, potenza spettacolare, misteri irrisolti (e irrisolvibili?), una costruzione ambiziosa da serial e la promessa di interrogare i creatori stessi del genere umano. Questi gli ingredienti principali di Prometheus dato soprattutto dalla somma di due forti individualità: Ridley Scott (che si occupa di travolgere lo spettatore con una elaborata e raffinata potenza visiva) e Damon Lindelof (sceneggiatore di Lost, che crea una trama di mistero e suspense intorno a una storia che riecheggia il mito di Alien).

Tutto inizia dalla caccia dei cosiddetti “Ingegneri”, coloro che hanno creato le basi per la vita umana. Un viaggio verso quello che dovrebbe essere il loro pianeta e si rivela essere una trappola mortale che rischia di porre fine al genere umano.

Lo spettatore resta inevitabilmente affascinato dall’ ambiziosità della trama, almeno inizialmente. Il problema giunge quando dietro la fitta rete di mostri che (verrebbe da dire “come al solito”) riecheggiano simboli fallici e vaginali, dietro la potenza creatrice degli alieni, dietro la grandiosità degli effetti speciali, si intravedono dei buchi notevoli lasciati da dubbi appositamente inseriti per creare una probabile moltitudine di sequel. Un “effetto Lost” calcolato in laboratorio.

Se la sensazione di una “zuppa scaldata” (rispetto ad Alien in questo caso), data dal ripetersi di svariati temi (dalla similarità dell’ alienum al tema del viaggio spaziale) viene comunque superata da un buon ritmo, da una rapida cadenza degli eventi, da personaggi abilmente strutturati e dalla duplice natura del viaggio (visto come ricerca del sapere e come mezzo del potente di turno per ricercare una sorta di ricetta dell’immortalità), è forse proprio l’eccessiva consapevolezza, la brama di voler creare un evento che si lega per natura inevitabilmente a una successione di episodi a infastidire lo spettatore.

Il risultato è comunque un film pregevole tecnicamente, ben costruito visivamente, capace di creare e risvegliare innumerevoli suggestioni e spunti di riflessione  (a partire dai classici “chi siamo”, “da dove veniamo” e “perché esistiamo” per arrivare ai “fino a che punto è giusto avere fede?” o “vi è giustizia nella morte?”). Merita dunque di essere visto, anche alla luce di un buon 3D che, legato all’assenza di tempi morti e alla efficacia registica di Scott non annoia, non stanca e riesce a creare buoni picchi di tensione.

La premessa è: non aspettatevi esaustività. Con un simile tema sarebbe del resto impossibile. Il nostro destino di spettatori è accettare il mistero, lasciarci assorbire in esso… e goderci lo spettacolo.

Fonte foto

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy