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7 settembre 2012

Se si fa l’Italia si muore

Dora non ha mai consciuto suo nonno, lei è nata più o meno quattro mesi dopo che il nonno morì. Il problema è che il nonno che Dora non ha mai conosciuto non era un uomo qualunque, e non era morto come tutti i nonni qualunque per un motivo accidentale, disattenzione, o semplicemente naturale vecchiaia.

Il nonno di Dora, che adesso ha trent’anni, era un pezzo di Stato, un rappresentante di esso, ha scritto e impersonificato pagine importanti, tragiche e fondamentali della storia d’Italia. Il nonno di Dora si chiamava Carlo Alberto Dalla Chiesa, e morì assassinato, a via Carini, a Palermo, dove ci era andato, ma ci era anche stato mandato.

“Ho capito come funziona il meccanismo. Ti ammazzano se diventi troppo pericoloso ma allo stesso tempo isolato” disse in una delle ultime interviste il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, mentre era intento nel suo lavoro, quello che lo Stato di cui era un fiero e fedele servitore gli aveva comandato di portatre a termine: combattere la mafia in Sicilia.

Lo avevano mandato li, proprio lui, perchè era stato capace di combattere il terrorismo quando era a Torino, a Milano, era l’uomo giusto al momento giusto nel posto giusto: peccato che nel suo ufficio non squillasse mai il telefono, peccato che nessuno si prodigò mai per dargli una mano affinchè tutto il valore di quel servitore dello Stato potesse esplicarsi al meglio.

Generale, non è più solo una bella ed evocativa canzone di De Gregori, da quando Dora, una delle nipoti di Carlo Alberto Dalla Chiesa, ha deciso di raccontare la storia di un nonno sconosciuto in un documentario.

Per più di dieci mesi è stata affiancata e guidata nell’ordinare l’enormità di informazioni che ha raccolto sul nonno dal regista Lorenzo Rossi Espagnet, che ha girato il film-documentario per la Emme film di Daniele Esposito.

E finalmente un altro punto di vista è stato mostrato al pubblico, il punto di vista di chi realizza un documentario su uno dei più illustri uomini di stato del secolo scorso con l’affetto di una nipote a cui il nonno è sempre mancato.

Il documentario è stato presentato lunedì tre settembre a Milano e il giorno successivo a Palermo, la città che ha visto comparire sui suoi muri la scritta “Qui muore la speranza dei palermitani onesti” commiato di un lutto nazionale

 

Fonte foto: style.it


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