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2 ottobre 2012

L’Italia è bloccata – si sbloccano gli italiani

 Sciopero del trasporto pubblico. Continuerà fino alle 20 di stasera il blocco dei mezzi di trasporto, preannunciato da Fil, Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti e Faisa Cisal che coinvolge la categoria degli autoferrotranvieri.

Il motivo è il mancato rinnovo del contratto scaduto già nel 2007. I sindacati minacciano, dunque, di proseguire con la sospensione di tutti i servizi nazionali in modo da consentire a tutti i lavoratori di poter partecipare alla manifestazione.

Un martedì all’insegna del caos. Nella Capitale le due linee metropolitane (A e B) sono chiuse e con loro quelle urbane che la collegano con le periferie; lo sciopero romano durerà fino alle 17.30 per poi riprendere alle 20 e terminare, presumibilmente, allo scadere dell’orario previsto per le corse notturne.

Il Metromare dello Stretto di Messina è attivo, tuttavia non è possibile raggiungere i principali capoluoghi della Sicilia in quanto le principali autolinee, che collegano il continente all’Isola – e quelle regionali -, hanno aderito anche loro allo sciopero nazionale. A Palermo si conta una percentuale di adesione da parte dei trasportatori pubblici pari al 70%.

Persino Milano si trova in preda al disordine e, tra guasti e chiusure, le linee 1 e 3 della metropolitana non sono accessibili. Durante la mattinata la tensione è cresciuta nei pressi della Stazione Duomo. A Bologna la percentuale degli aderenti allo sciopero è la più alta d’Italia, si parla, infatti, del 95%. Da Nord a Sud la nazione si trova a dover riorganizzare la propria quotidianità non senza poche difficoltà.

Sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, aggiornato in data odierna, è possibile avere un quadro generale degli scioperi futuri – i prossimi sono previsti per il 13 e il 14 ottobre e riguarderanno, nella fattispecie, il personale ferroviario.

Nel frattempo le trattative fra i vari sindacati, Asstra (Associazione Trasporti) e Anav (Associazione Nazionale Autotrasporto Viaggiatori) sono sospese da oltre un anno. I manifestanti, pertanto, non hanno alcuna intenzione di mollare la presa e si dichiarano convinti di voler procedere con l’interruzione dei servizi, fino a quando non sarà raggiunto l’obbiettivo del contratto.

Non ci resta che stimolare la fantasia, magari riprendere le biciclette dimenticate in cantina, oppure organizzare dei gruppi – come si faceva un tempo – per recarsi a lavoro, a scuola o all’università.

Mater artium necessitas: un metodo decisamente noto agli italiani.

Un piccolo cambiamento delle nostre abitudini e, insieme, un segno importante di coesione sociale che, anche se per poco tempo,  potrebbe dimostrare come il Bel Paese non sia costituito unicamente da individualisti alienati, ma da cittadini tutto sommato autosufficienti, pronti a manifestare un sentito appoggio ai lavoratori che oggi, con forza, chiedono di essere ascoltati e rispettati come tali.

 

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