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31 ottobre 2012

Università: in crescita solo le tasse

Secondo un’indagine di Federconsumatori quest’anno gli studenti degli Atenei italiani, pagano tasse più salate rispetto all’anno 2011.

Stando ai dati raccolti dall’associazione dei consumatori, calcolati in base ai modelli e alle formule riportate sui siti web dei più grandi atenei della penisola, «le rette universitarie sarebbero aumentate mediamente del 7% rispetto allo scorso anno, pari ad un aumento di 70,68 euro.»

Ciò che sbalordisce è che “a pagare il prezzo più alto sarebbero gli studenti inclusi nelle fasce di reddito più basse”. Considerando la media nazionale dell’importo per la prima fascia (calcolata fino a 6 mila euro di reddito Isee), l’aumento è stato dell’11,3%, per la seconda fascia (reddito Isee fino a 10 mila euro) è stata del 10%, mentre scende al 2,8% per chi fa parte della terza fascia (fino a 20 mila euro di Isee). I costi della penultima fascia crescono invece dell’1,1%, quelli dell’ultima del 5,5%.

Tali aumenti non giovano agli studenti in termini di formazione tantomeno alle loro famiglie a livello economico. Non sono mirati a fornire più servizi tali da dare loro una formazione eccellente. Gli stessi rettori lamentano un “sistema universitario italiano che sta ormai precipitando in una crisi irreversibile tale da minare l’immagine internazionale del Paese e le sue prospettive di sviluppo”, questa l’opinione della maggior parte dei rettori italiani e raccolto da Repubblica

Difatti pare che tocca pagare agli studenti e alle loro famiglie, soprattutto quelle meno abbienti, la crisi dell’università italiana.

A causa dei provvedimenti adottati dalla spending review che ha bloccato il turn over dei docenti al 20%, secondo Federconsumatori l’università italiana avrebbe bisogno di 550 milioni di euro per tornare competitiva in Europa. Tale gap economico, negli ultimi quattro anni ha generato una riduzione del numero di docenti e di ricercatori di oltre il 10% oltre a ridurre ulteriormente il ricambio degli organici dei docenti (le università si troveranno prive di docenti di prima fascia che, negli ultimi 4 anni, si sono ridotti di oltre il 20%).

L’aumento delle tasse rispetto allo scorso anno ha diviso il Paese: le università del Sud Italia richiedono spese inferiori del 16,7% per la prima fascia e del 44,3% per la fascia più alta mentre quelle del Nord richiedono costi più elevati.

Nell’analisi, infine, stilata dall’Associazione dei consumatori, si considera anche il peso dell’evasione fiscale, poiché il calcolo delle tasse universitarie si basa sulla dichiarazione dei redditi. Tale fenomeno, unito alla diminuzione degli investimenti destinati alla pubblica istruzione, «sta facendo crescere progressivamente il numero di studenti che rientrano nelle fasce più basse, provocando una diminuzione delle risorse da distribuire

L’attuazione di questa politica darà sempre meno possibilità alle famiglie medie di garantire un istruzione scolastica ai loro figli. La famiglie monoreddito di lavoratori autonomi che rientrano nella seconda fascia Isee considerata (reddito fino a 10.000 Euro) sono numerosissime e tutto ciò ricadrà esclusivamente su di loro.

L’indagine di Federconsumatori spaventa le famiglie italiane. Ascoltando i pareri degli studenti e dei loro familiari, coloro che, nella maggior parte dei casi, pagano le tasse, questo sistema potrebbe generare l’abbandono del sistema scolastico in quanto impossibilitati a pagare rette sempre più onerose.

La maggior parte di essi sarebbero disposti anche a pagare di più se a ciò corrisponderebbe un’adeguata disponibilità da parte degli atenei a fornire maggiore formazione.

Va detto, inoltre che sono gli studenti, in primis, a toccare con mano e a subire le conseguenze di scelte simili da parte del governo e di chi ne sta a capo. La carenza di docenti e l’accorpamento di differenti dipartimenti in un’unica facoltà a causa dei tagli e dei pochi fondi va anche a discapito della formazione dello studente e della serietà e dell’efficienza dell’ateneo.

 

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