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20 novembre 2012

Ddl Diffamazione: approvato il carcere per i giornalisti

In Italia i problemi si risolvono un minuto prima o un minuto dopo che succede il patatrac. Quindi credo che io andrò in carcere e, a quel punto, accadrà qualcosa“. Con queste parole Alessandro Sallusti ha commentato la decisione presa da Palazzo Madama che, con voto segreto, ha approvato l’emendamento della Lega che prevede il carcere fino a un anno per chi diffama a mezzo stampa con l’attribuzione di un fatto preciso. Sallusti, quindi, potrebbe finire in carcere tra poche settimane vista la condanna a 14 mesi di reclusione per diffamazione.

Durante un’intervista alla trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora” il direttore del “Giornale” ha fatto capire che ormai la sua ultima speranza per non finire in carcere sarebbe quella di un decreto legge urgente proposto da Mario Monti che dica chiaramente che per i reati d’opinione non si può andare in carcere.

Ma ricordiamo la vicenda che ha coinvolto Alessandro Sallusti: la diffamazione aggravata. In estate la Cassazione ha condannato Sallusti a pagare le spese processuali e a risarcire la parte civile. Tutto è scattato per una serie di articoli pubblicati da Libero nel 2007, ritenuti diffamatori verso il giudice tutelare di Torino, Giuseppe Cocilovo, sul caso di un aborto di una ragazza tredicenne, articolo firmato con lo pseudonimo “Dreyfus“.

L’attacco alla libertà di stampa che deriva dalla decisione di punire i giornalisti anche con il carcere può tramutarsi in un forte strumento di autocensura soprattutto per i tantissimi cronisti precari che guadagnano poco e lavorano saltuariamente, nel non voler incorrere in rischi e grattacapi, ripiegando su argomenti più “leggeri” e tralasciando matematicamente argomenti “scottanti”, dossier, reportage, ecc…

Il leghista Sandro Mazzatorta firmatario della norma approva carcere, precisa che è previsto il carcere fino ad un anno per i cronisti che diffamano a mezzo stampa “per un fatto preciso”, scelta passata in Senato con voto segreto, con 131 si, 94 no e 20 astenuti.

L’Ordine dei giornalisti parla di “vergogna per la democrazia” commentando la notizia dell’emendamento approvato e che prevede fino a un anno di galera e multe da 5 a 50.000 euro per i casi più gravi di diffamazione.

 

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