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22 giugno 2013

Elezioni ordine giornalisti e riforma dell’ODG, il punto di Sinigaglia

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Elezioni ordine giornalisti

Elezioni ordine giornalisti

Elezioni Ordine dei Giornalisti e riforma giornalistica: Intervista al Presidente Sinigaglia, rieletto alla presidenza del Consiglio dell’ODG.

Giovedì, 20 Giugno 2013, si sono concluse le attività inerenti all’insediamento del nuovo Consiglio Nazionale dell’Ordine Giornalisti. I 156 consiglieri, dopo i rispettivi trionfi elettorali relativi alle elezioni ordine giornalisti  si sono riuniti, come da regolamento, presso la suggestiva sala Loyola del Centro Congressi “Roma Eventi – Fontana di Trevi”, al fin di forgiare l’identità del nuovo Consiglio.

Il meeting romano ha avuto il pregio di dar vita alla rielezione del Presidente Enzo Iacopino, giornalista di fama nazionale nonché storico membro dell’Ordine, e di Nicola Marini, il quale, per la terza volta, svolgerà le mansioni di Tesoriere.

A ricoprire i ruoli di vicepresidente e segretario dell’ordine dei giornalisti, invece, saranno Santino Franchina e Paolo Piero Pirovano eletti, rispettivamente, con 96 ed 85 voti su 146.

Elezioni ordine giornalisti e riforma giornalistica regione per regione

Di recente, grazie alla chiusura delle urne elettorali ed alla conclusione dei meticolosi lavori di scrutinio, sono stati divulgati anche i nomi dei Presidenti e dei Consiglieri regionali eletti per il triennio 2013/2016.

Dunque, il giornalismo italiano riparte, con consueta onestà intellettuale, iniziando un nuovo triennio di sfide. A plasmare il suo cammino, probabilmente, saranno sempre le stesse tematiche. La riforma giornalistica su tutte, ovviamente.

L’Italia ha vissuto epoche migliori di quella attuale. Il giornalismo, al pari di qualsiasi altro motore culturale, è chiamato ad interpretare, registrare e raccontare, con occhio critico, i segni del presente, al fin di sventare l’ascosa e deleteria minaccia dell’indifferenza. Se il lettore, la luce della cultura, diventasse insensibile all’informazione ed alla verità, il giornalismo ed i giornalisti cesserebbero di esistere. Se l’umanità smettesse di nutrirsi di notizie ed iniziasse ad avvertire un nefasto senso di indifferenza verso le sublimi “nudità” del domani, probabilmente, il mondo, smarrito ogni barlume di brama per la sapienza, annegherebbe nei fiumi d’oblio, regredendo, al di là della ragione, nell’oscurità.

Al fin di evitare simili scenari, per quanto futuristici essi possano apparire, il giornalismo italiano dovrebbe (o potrebbe) riecheggiare il pensiero e l’opera di Indro Montanelli. Per il giornalista fiorentino, infatti, esistevano tre regole fondamentali:

  1. guadagnarsi la fiducia del lettore dicendo sempre tutta la verità;
  2. essere sempre al servizio del lettore, utilizzando un linguaggio comprensibile;
  3. raccontare i fatti senza dare adito ad opinioni personali.

Al fin di far luce sull’esito delle elezioni ordine giornalisti per il rinnovo degli Ordini Regionali e del Consiglio Nazionale ed, al contempo, di ampliare i nostri orizzonti conoscitivi in merito alla funzione sociale del giornalismo, abbiamo deciso di intervistare il Presidente Alberto Sinigaglia, rieletto alla guida dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Sinigaglia, giornalista dotato di un raro talento, è Redattore de La Stampa, Docente di Linguaggio Giornalistico presso le Facoltà di Lettere e Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Torino, Direttore della Collana Classici del Giornalismo di Nino Aragno Editore, Conduttore di programmi radiofonici e televisivi (Quarto Potere e Addio al Novecento, Rai) ed autore di diverse opere letterarie, tra cui “Vent’anni al Duemila” e “Emozione Torino”.

Il Presidente Alberto Sinigaglia sulle elezioni ordine giornalisti  e riforma

Di recente, si sono concluse le elezioni ordine giornalisti relative al rinnovo dell’Ordine Nazionale e degli Ordini Regionali. Presidente Sinigaglia, ci parli della sua rielezione. Quali sono i progetti e le attività da realizzare nel corso del prossimo triennio?

“Ho accettato un secondo triennio di lavoro per l’Ordine dei giornalisti proprio perché consapevole della gravità del momento. Giornali, radio, tv, giornalisti ed editori, vivono una drammatica crisi stratificata: di identità, di affidabilità, di prestigio. Insomma una crisi tecnica e morale. Si fanno giornali-armi politiche, che vedono e fanno vedere l’Italia con gli occhi del partito di riferimento. Si fanno quotidiani obsoleti, con una grafica esasperata, che troppo spesso fa prevalere le possibilità o le necessità della “confezione” sulla gerarchia delle notizie, con paginate, come dice Umberto Eco, “irrilevanti” in un’epoca che richiede sempre più sintesi, chiarezza, essenzialità, precisione.  Con sciatterie di ogni tipo. Con un’informazione sul resto del mondo al disotto della decenza. Bisogna ritornare a curare la lingua, le proporzioni, i toni,  bisogna riconsiderare gli spazi dedicati alla cultura e allo spettacolo e riconsiderare le tecniche per parlarne. Insomma bisogna tornare a fare il mestiere ad alto livello, senza personalismi, senza approssimazioni”.

Quali sono le prospettive future per i giovani aspiranti giornalisti e giornalisti pubblicisti?

L’informazione italiana soffre la stessa crisi in atto nel mondo occidentale, aggravata però dalla situazione economica, sociale e culturale del Paese. Si sbaglia a considerarla soltanto dal punto di vista economico, tagliando teste a tutto spiano, con pensionamenti e prepensionamenti selvaggi: distruggere i capitali di esperienza è uno spreco irreparabile. Si sbaglia a pensare che le tastiere e gli obiettivi delle nuove tecnologie risolvano ogni problema: affidati a giovani senza un’adeguata preparazione tecnica, giornalistica e deontologica quegli strumenti possono fare disastri. Tuttavia sono in espansione sia l’informazione che la comunicazione. Ci sarà richiesta di professionalità. Vinceranno i ragazzi più preparati, con più lingue conosciute, con più alto livello di specializzazione: economia, scienze sociali, scienza, politica estera… . Pubblicisti torneranno a essere solo coloro che, medici, avvocati, ingegneri, architetti, filatelici, erboristi, collaboreranno saltuariamente a giornali, radio, tv. Professionisti tutti gli altri: già adesso il pubblicista che da almeno due anni viva di giornalismo può fare il praticantato e l’esame di Stato”.

Potrebbe renderci edotti in merito alle elezioni ordine giornalisti  e alla riforma giornalistica? Secondo Lei, la riforma dei giornalisti potrebbe davvero migliorare il lavoro dei giornalisti?

“Anche l’Ordine dei giornalisti può e deve contribuire a fare del giornalismo migliore. Ora addirittura una legge gli affida la formazione e l’aggiornamento professionale costante e certificato. Su questo territorio si giocherà il suo futuro e quello dei suoi iscritti. Sono certo che, con i colleghi del Consiglio del Piemonte, faremo tutto il possibile, partendo dai maestri che qui sono cresciuti. A cominciare da Alfredo Frassati, che trasformò la “Gazzetta Piemontese” in “La Stampa” ricorrendo alle più nuove tecnologie dell’epoca (il telegrafo, il telefono, la linotype), arruolando o crescendo grandi firme, soprattutto raccomandando, pretendendo un “giornalismo onestissimo”. Se rispetteremo la grammatica, la sintassi, le buone vecchie regole e quel superlativo assoluto, torneremo a essere visti-letti-ascoltati, aiuteremo a formarsi una opinione pubblica, vedremo crescere la democrazia che in tanti desideriamo e con essa il Paese”.

Il giornalismo italiano, dunque, potrà rinascere dalle ceneri dell’epoca moderna se saprà ristabilire quel giusto e proficuo legame con la vera essenza dell’informazione: il linguaggio. L’opinione espressa dal Presidente Sinigaglia ha il pregio di evidenziare sia la necessità di un giornalismo onesto, anzi onestissimo, che sia in grado di raccontare i fatti senza personalismi ed approssimazioni, sia l’emblematica funzione di un  linguaggio chiaro, sintetico ed essenziale.

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