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26 novembre 2012

Istruzione: l’Italia delle inadempienze

Un periodo nero quello che milioni di studenti stanno attraversando in questi ultimi mesi. Ma come dargli torto, questa crisi li sta mettendo a dura prova.

Ogni giorno un intoppo diverso: tagli agli enti di ricerca e alle borse di studio, aumento della tassa regionale, e come se non bastasse c’è chi dai piani alti cerca di darci dei nomignoli per giustificare le loro  mancanze definendoci bamboccioni, nullafacenti o choosy!

È di pochi giorni fa l’intervento di Adele Marri, giovane studentessa dell’Università di Parma, che durante il giorno dell’inaugurazione del nuovo anno accademico decide di salire sul palco e attaccare duramente il sistema:

«Non possiamo crederci quando sentiamo dire che l’università è un luogo democratico e gli studenti la parte più importante. Con il decreto Aprea, l’attuazione della riforma Gelmini, oltre a tutte le precedenti riforme scolastiche stiamo assistendo all’interrotto smantellamento dell’università e della scuola pubblica. Il risultato sarà la nascita di scuole autonome asservite alle logiche di mercato grazie all’ingresso di sponsor privati nei consigli d’istituto, e aumenterebbe il potere dei dirigenti scolastici riducendo la già scarsa partecipazione democratica di docenti e della rappresentanza studentesca».

E, ancora, difende le scelte degli studenti in campo formativo :

«Se scegliere il nostro percorso formativo, scegliere il nostro futuro, quale potrà essere il nostro lavoro significa essere choosy: allora siamo tutti schizzinosi. Vogliono toglierci il diritto a manifestare, perché in questo Paese chiunque prova ad alzare la voce, ad esprimere dissenso viene caricato e pestato come lo sono stati i nostri compagni, fratelli nelle piazze italiane la scorsa settimana e non solo. […] E’ arrivato il momento che diciamo basta che guardiamo veramente in faccia qual è  la realtà di questo Paese e che la democrazia sta sparendo davanti i nostri occhi …».

Un intervento che ci colpisce fin nel profondo e che ci lascia pensare come l’istruzione italiana, purtroppo, si trovi ad un punto di non ritorno e che stia affondando sempre più e con essa stia portando via anche le speranze degli studenti.

Ovviamente non possiamo credere al fatto che questi pensieri siano nati così dall’oggi al domani ma che siano nati dall’insieme di tante piccole cose.

Ma partiamo con calma e iniziamo con la scuola.

Di scuole che non giovano di una buona reputazione in termini di stabilità ce ne sono a bizzeffe, è strano trovarne una che risponda a tutti i criteri di sicurezza e che prima di lamentare inadempienze in termini di sicurezza deve accadere sempre qualcosa di eclatante. A testimonianza di ciò non possiamo non fare riferimento alla caduta d’intonaco, pochi giorni fa, in una scuola della Capitale dovuta alle abbondanti infiltrazioni d’acqua, che ha svelato l’instabilità di un’ala della struttura e non solo. Infatti come spiegava la preside del plesso scolastico Anna Maria De Luca «qui vicino c’è una scuola nuova, senza alcun problema, che sarebbe perfetta per noi, ma che non è utilizzabile perché non è stato ancora ultimato il collaudo». E a questo punto viene da chiedersi perché utilizzare strutture fatiscenti per non ultimare il collaudo di una struttura nuova che può essere a norma per un quieto vivere di coloro che usufruiscono della struttura?

Preside Di Fatta dell’Istituto Falcone

Purtroppo nelle scuole si sa, gli episodi non si limitano a danni dovuti ad agenti atmosferici ma anche a danni causati dalla mano dell’uomo. Questo è il caso della scuola Falcone di Palermo, già teatro di ben 30 raid vandalici negli ultimi due anni. Vandalismo allo stato puro se si pensa al fatto che l’intero istituto è stato privato di tutto ciò che aveva.

Dopo aver parlato delle inadempienze scolastiche arriviamo alle inadempienze degli atenei italiani.

Un tasto dolente specialmente se vogliamo far riferimento agli ultimi avvenimenti. In qualunque ateneo ci troviamo ci rendiamo conto di come i problemi siano ovunque anche negli atenei più prestigiosi e rinomati dello stivale.

È il caso della Sapienza che purtroppo vanta un primato non proprio da andarne fieri. La segreteria amministrativa va a rilento e la colpa è riconducibile tranquillamente non solo alla scarsa proporzione impiegati-iscritti ma anche alla non celerità degli studenti nel rivolgersi alle segreterie per la risoluzione dei loro problemi.

Ma vogliamo rimanere nella capitale per parlare di un altro spiacevole episodio che questa volta non è riconducibile alla scarsa gestione dell’ateneo ma alla poca sicurezza presente in tutti gli atenei. Lo scorso 7 novembre in seguito all’allestimento di un banchetto con finalità propagandistica,  pur non presentandosi col nome dell’associazione neofascista, come prevede lo Statuto di Tor Vergata, i militanti di Casa Pound si trovavano presso l’ateneo pubblico per ricercare consensi in vista delle prossime elezioni. Tutto sembra svolgersi ‘tranquillamente‘ fino a che la situazione precipita e un giovane studente viene dapprima aggredito verbalmente e in un secondo momento picchiato da un gruppo di persone. Il tutto si svolge presso un ente pubblico.

Da Roma decidiamo di spostarci in Campania e parlare di cosa accade negli atenei del napoletano e del salernitano.

Biblioteca Unisa

A Napoli la biblioteca nazionale attraversa un periodo di disorganizzazione assoluta: testi irreperibili a causa di termini di consegna non rispettati da parte di studenti non attenti al loro dovere.

Restando in tema biblioteca ci spostiamo a Salerno. L’ateneo in questi mesi, purtroppo, è stato teatro di spettacoli indecorosi che mettono a dura prova il nome rispettabile dell’ateneo. Ci riferiamo agli episodi di vandalismo, palpeggiamenti e atti osceni che hanno avuto come location proprio la biblioteca dell’Università degli Studi di Salerno.

Ma l’inadempienza dell’ateneo in termini di sicurezza è ovunque. Non possiamo non parlare della situazione dei bagni dell’ateneo spesso resi impraticabili o del caso di prostituzione da parte delle studentesse al fine di racimolare qualcosa per vivere da fuori sede o per passare un esame.

Ma non è tutto anche in questo caso l’istruzione e il diritto allo studio viene minacciato: non possiamo dimenticare la vicenda che ha interessato gli studenti di Medicina e Chirurgia che ad inizio anno accademico si sono visti negare il loro diritto alla formazione.

Alla fine di tutto si può girare quanto si vuole ma la questione è solo una: nelle scuole come negli atenei c’è scarsa sicurezza oltre alla scarsa organizzazione dei vari uffici. E forse è proprio di queste cose che dovrebbe preoccuparsi maggiormente il ministero anziché preoccuparsi di fare ulteriori tagli o trovare nomignoli alla moda perché tutto questo non ce lo meritiamo. Meritiamo di essere formati ed istruiti nel rispetto del singolo e non nella prevaricazione del prossimo.

Dora Della Sala

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