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22 novembre 2012

Scontri a piazzale Tecchio. Parlano i “troppo choosy”

Lancio di sassi, cariche della polizia, otto feriti, 30 indagati. Questo non è il sunto di un bollettino di guerra ma le parole chiave che tanto eco in questi giorni hanno avuto per quanto successo durante la manifestazione del 12 novembre contro il precariato, a Napoli.

Erano circa 3000 i giovani scesi in piazza per contestare il ministro del Lavoro Elsa Fornero impegnata con Francesco Profumo in un vertice intergovernativo Italia-Germania. Grande assente il sindaco De Magistris che ha voluto dare al suo non esserci il leit motiv “Assenza del governo per Napoli – assenza del Sindaco per il governo”.

Ma se ciò che è accaduto è stato più e più volte mostrato, ribadito, scandagliato dai mezzi di informazione, multimediali e non, quello che a noi preme maggiormente è informare a 360°.

Un corteo, quello di Napoli, i cui manifestanti, una porzione cospicua di quella società che alle politiche del liberismo e dell’austerity ha detto no, gli “schizzinosi” che pretendono che le Istituzioni non si permattano più di ricattarli con la disoccupazione o con lavori precari privi di diritti, sicurezza e democrazia , chiedono che vengano accettate o, quanto meno, prese in considerazione, le richieste espresse nel “Manifesto per la liberazione dei saperi”.  Per una maggiore chiarezza e precisione, riportiamo parte del Manifesto così come, è disponibile in rete attualmente: Vogliamo che il sapere torni ad essere il luogo e il tempo dell’emancipazione collettiva, che la produzione cognitiva, la ricerca, la creazione di pensiero sia costruita attorno ad un modello di società che rifiuti la guerra, lo sfruttamento ambientale e che metta al centro la libertà come valore collettivo basata sulla giustizia sociale e l’eguaglianza sostanziale per tutte e tutti.”

Questo è quanto si può leggere. Ma è giusto e doveroso sentire le parole e le opinioni  di coloro che erano lì, alla manifestazione, per proporre, costruire e discutere del precario futuro dei giovani choosy o non.

Due manifestanti, due studenti preoccupati per il loro avvenire, Rita C. e Stefano K. che ci hanno risposto e confermato, a quattro mani, quanto di buono ci fosse dietro i loro intenti al di là della violenza generatasi.

Perché avete partecipato? Quali sono le vostre motivazioni personali?

Abbiamo partecipato alla contestazione al ministro Fornero in quanto, tramite la riforma da lei introdotta, non si fa altro che legittimare lo stato di precarietà nel quale versa la nostra generazione. Non si esce dalla crisi perpetuando i meccanismi che l’hanno generata; non è vero che l’austerity sia l’ unica strada percorribile. Crediamo, invece, che tramite la liberazione dei saperi (www.saperiliberi.it), tramite politiche che favoriscano una reale emancipazione delle nuove generazioni sia possibile costruire un diverso modello di sviluppo. non necessariamente legato ai criteri di efficienza e produttività del sistema neo-liberista.

Voi che eravate presenti ci potete raccontare la dinamica degli eventi che hanno scatenato gli scontri con la polizia?

Fin dall’inizio l’intenzione del corteo era manifesta: tentare di entrare al vertice per sottoporre all’ attenzione del ministro le nostre rivendicazioni. Il corteo, dinanzi ad un imponente schieramento di forze dell’ordine, ha in ogni caso tentato, ben consapevole delle possibili conseguenze, ma di certo non aspettandosi che le forze dell’ ordine avrebbero continuato ad inseguire i manifestanti fin dentro l’università.

Ci sono state circa 30 persone indagate per danneggiamento del patrimonio urbano, per il lancio di sassi e resistenza a pubblico ufficiale. Condannate anche voi un atteggiamento del genere o le accuse sono state un po’ “gonfiate” ?

Quello che abbiamo visto lunedì sono state scene di guerriglia urbana. Il punto è comprendere che non si possono fare moralismi e che durante uno scontro devono essere imputabili entrambe le parti; perchè i manifestanti sono stati identificati ma nessuno sa quale agente ha fatto cosa a chi e con quali danni. Domandiamoci perché in Italia non si è ancora aperto un ragionamento serio rispetto all’identificabilità degli agenti. Il dato degli scontri è importante ma non è l’unico; il dato imbarazzante è che mediaticamente non sia stato sottolineato, ma oscurato del tutto, il fatto che ci fosse un corteo enorme che portava analisi e rivendicazioni articolate,  frutti di un lavoro di coordinamento tra le diverse realtà napoletane.

Voi eravate lì per protestare “pacificamente”. L’intervento violento di facinorosi ha compromesso e danneggiato il messaggio che volevate mandare?

Noi non crediamo nella semplicistica distinzione tra buoni e cattivi ma soprattutto crediamo che ad oscurare il nostro messaggio non siano stati gli scontri ma una stampa viziata e strumentale alla ricerca della “notizia” e non interessata ai contenuti.

La liberazione dei saperi con proposte e contenuti provenienti da coloro che non sono soltanto “bravi a protestare”, come strumento per uscire dalla crisi. Questo è il punto nodale, l’idea rivoluzionaria entro cui si è avviluppata la manifestazione alla quale sono accorsi associazioni, movimenti sociali e universitari da tutta la Campania.

Troppo choosy si sono dimostrate, al contrario, le istituzioni che non sembrano interessate ad una reale emancipazione dei giovani, risorsa futura ma soprattutto presente di questa Italia allo sbando.

Ciò non toglie che le ragioni di questi ragazzi preoccupati per il loro domani vadano a infrangersi, da un lato, contro le istituzioni che dietro mura di polizia negano loro il diritto al dialogo, dall’altro, per effetto boomerang, la foga di alcuni eccessivamente violenti mette tutti in cattiva luce.

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