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19 dicembre 2012

Captive: il nuovo film di Brillante Mendoza

Dopo il grande successo alla 62’ edizione del Festival di Berlino 2012, finalmente anche in Italia. Un rapimento. Un’incredibile odissea attraverso il mare e la giungla.

Una storia realmente accaduta. Il nuovo film di Brillante Mendoza, vincitore della Palma D’Oro a Cannes 2009 per la miglior regia.  Al cinema dal 31 gennaio.

Diretto da Brillante Mendoza, regista di Kinatay (Premio Cannes 2009 per la regia), Lola e Serbis, Captive porta sul grande schermo un’odissea realmente vissuta da un gruppo di sequestrati tra cui un’assistente sociale francese, che ha il volto di Isabelle Huppert.

La pellicola racconta in modo crudo e realistico quell’avventura nelle Filippine tra il mare e la giungla, le repentine fughe e gli estenuanti scontri tra i rapitori, separatisti islamici del gruppo Abu Sayyaf, i militari che li inseguono e i 20 turisti finiti in un incubo durato oltre un anno.

SINOSSI

In una località balneare sull’isola di Palawan nelle Filippine, 20 persone, molte delle quali turisti stranieri, vengono rapite dai membri del gruppo Abu Sayyaf (ASG), separatisti islamici in lotta per l’indipendenza di un’altra isola, Mindanao. Nel caos durante il rapimento, l’assistente sociale francese Therese Bourgoine e la sua collega filippina Soledad, rimangono coinvolte e portate via insieme ai turisti, il reale obiettivo del sequestro.

Gli ostaggi vengono trasportati con un’affollata barca da pesca nell’isola di Basilan, attraversando centinaia di chilometri nel mare di Sulu per diversi giorni. Durante il viaggio in questo mare pericoloso, vengono uno ad uno interrogati al fine di determinare il prezzo del loro riscatto.

Sull’isola di Basilan, il gruppo è immediatamente inseguito dai militari. Il riparo che trovano in un ospedale nella città di Lamitan è breve: esplode subito uno scontro a fuoco. L’ASG riesce a fuggire con i suoi ostaggi, portando con se anche tre infermieri e un inserviente dell’ospedale.

Dopo un’estenuante camminata nella giungla, in cui sia gli ostaggi che i rapitori devono affrontare una natura estremamente ostile, il gruppo si stabilisce in un campo nel mezzo delle montagne di Basilan. I membri dell’ASG e i suoi sostenitori, come anche la popolazione che simpatizza per la loro causa, vanno e vengono portando rifornimenti e munizioni. Therese e gli altri assistono alla devozione che il gruppo ha per la causa e al loro legame con la guerra.

Con i soldati alle calcagna, ostaggi e rapitori sono costantemente in fuga, lasciandosi alle spalle, uno dopo l’altro, i campi temporanei. A causa degli spari indiscriminati dei militari, gli ostaggi non hanno altra scelta che tener duro insieme ai rapitori. Gli attacchi di artiglieria diventano sempre più violenti, gli ostaggi sono coinvolti in una vera e propria guerra.

Therese e gli altri prigionieri cercano di non perdere la speranza, ma si rendono conto che, nonostante la ricerca incessante, l’esercito non sta facendo molto per salvarli. Non sanno che il loro estenuante calvario, fisico e mentale, durerà per più di un anno.


NOTE DI REGIA

Gli avvenimenti descritti in Captive si basano sui drammatici fatti accaduti nelle Filippine nel 2001, ossia il rapimento nell’isola di Palawan e altri sequestri ad opera del gruppo Abu Sayyaf (ASG) e organizzazioni separatiste simili.

I rapporti ufficiali variano ma, nel corso di un anno circa, ci sono stati numerosi raid che hanno portato al rapimento di più di cento persone, tenute prigioniere in vari luoghi a scopo di riscatto. Decine di ostaggi, di soldati e di rapitori sono rimasti uccisi durante quest’immenso calvario.

Il mio intento era unicamente quello di fare una denuncia, di portare a conoscenza del mondo quello che è accaduto nel mio Paese. Come regista penso di avere il dovere e  la responsabilità di raccontare ciò che accade intorno a me, scegliendo storie che possano portare un messaggio forte in tutto il mondo.

Il rapimento nell’isola di Palawan è stato un episodio che all’epoca mi ha profondamente colpito e avrei voluto subito farne un film, tuttavia era una storia che necessitava di importanti approfondimenti. Per questa ragione ho lavorato moltissimo iniziando un’intensa attività di ricerca, che mi ha portato nel 2001, proprio quando il gruppo di ostaggi fu finalmente liberato, a recarmi in quei luoghi.

La sceneggiatura è frutto, soprattutto, della mia indagine su numerosi rapimenti realmente accaduti e sulle testimonianze di sopravvissuti, rapitori, militari e di coloro che hanno assistito e preso parte a questo drammatico episodio.

Quella raccontata in Captive è una storia vera, infatti la maggior parte di quel che si vede è accaduto realmente. Ho fatto molta attenzione a non farmi prendere la mano, ho voluto raccontare i sentimenti e le emozioni di chi è stato protagonista di questa tragica vicenda.

Spesso anche gli attori stessi non sapevano cosa sarebbe successo sul set, proprio per rendere ancora più autentiche le loro reazioni e le loro interazioni. 

BRILLANTE MENDOZA

Brillante Mendoza, regista filippino, ha vinto il Premio alla Regia al Festival di Cannes 2009 per il film Kinatay.

Ha studiato Belle arti all’Università di Santo Tomas di Manila, specializzandosi in Comunicazione. Ha poi intrapreso la carriera di scenografo, lavorando per il cinema, la televisione, il teatro e la pubblicità televisiva per una decina d’anni.

Dopo la carriera in campo pubblicitario, Mendoza è approdato al cinema nel 2005, conquistando fin dalla sua opera prima l’attenzione dei festival internazionali: Masahista, lungometraggio tratto da una storia vera su un giovane massaggiatore filippino omosessuale, ha vinto il premio del concorso video del Festival di Locarno e il premio del pubblico del Torino International Gay & Lesbian Film Festival.

Il successivo Kàleldo nel 2006 è stato presentato nella sezione Extra della prima edizione del Festival del Cinema di Roma e ha vinto il premio CinemAvvenire al Torino Film Festival nello stesso anno.

Con Foster Child, presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2007, Mendoza inizia la fortunata frequentazione del maggior festival cinematografico mondiale, proseguita con la presentazione in concorso nell’edizione successiva di Serbis e culminata nel 2009 con il premio alla regia per Kinatay.

Ha partecipato anche al Festival di Berlino nel 2007, nella sezione Forum, con Tirador, mentre il suo Lola è stato uno dei due film a sorpresa del concorso della Mostra del cinema di Venezia 2009.

Nel 2012 ha nuovamente partecipato al Festival di Berlino in Concorso con il film Captive e nello stesso anno anche alla 69ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia con Thy Womb.

ISABELLE HUPPERT

Nata a Parigi il 16 marzo 1953, Isabelle Anne Madeleine Huppert trascorre l’infanzia a Ville-d’Avray; è incoraggiata in tenera età dalla madre a recitare. Frequenta il conservatorio di Versailles. Dopo una carriera di successo in teatro, inizia a lavorare per il cinema nel 1972 con Faustine ou le bel été.

Debutta nel cinema americano  nel 1980, con un ruolo nel kolossal di Michael Cimino I cancelli del cielo che però è un clamoroso fiasco al botteghino; negli anni ottanta viene diretta, tra gli altri, da Bertrand Tavernier, Jean-Luc Godard, Joseph Losey e Marco Ferreri.

Perfetta interprete dei ruoli femminili più disparati e difficili, emozionanti e enigmatici, Isabelle è la protagonista di molti interessanti film degli anni Ottanta: Loulou di Maurice Pialat, Si salvi chi può (la vita) di Jean-Luc Godard, Colpo di spugna di Bertrand Tavernier, Passion ancora di Godard, Storia di Piera di Marco Ferreri, I demoni  di Andrzej Wajda.

Nel 1988 grazie all’opera di Claude Chabrol Un affare di donne vince la Coppa Volpi al Festival del Cinema di Venezia. Il legame con il regista francese prosegue anche negli anni a seguire trasformandola, di fatto, in una musa ispiratrice: nel 1991 per lui diventa Madame Bovary, mentre nel 1995, con Il buio nella mente vince la sua seconda Coppa Volpi al Festival del Cinema di Venezia.

La loro collaborazione prosegue in Rien ne va plus e in Grazie per la Cioccolata. Nel 2001, diretta da Michael Haneke, vince la seconda Palma d’Oro al Festival di Cannes, recitando nel ruolo di una maestra di pianoforte, nel film La Pianista, che vede la sceneggiatura tratta dall’omonimo romanzo del premio nobel per la letteratura Elfriede Jelinek.

Nel 2002 è protagonista con Catherine Deneuve, Emmanuelle Béart, Fanny Ardant del giallo di di François Ozon Otto donne e un mistero, per poi essere nuovamente diretta nel 2003 da Haneke ne Il tempo dei lupi. Nel 2004 è protagonista della commedia I Heart Huckabees – Le strane coincidenze della vita di David O. Russell, per poi tornare ai toni drammatici con lo sconvolgente Ma mère di Christophe Honoré.

È ancora Chabrol a dirigerla nel 2006 ne La commedia del potere al quale seguono: Home nel 2008, Villa Amalia e White Material nel 2009, Capacabana e Mondo Lux  nel 2010. Nel 2011 gira My Little Princess di Eva Ionesco e  Captive. Nel 2012, diretta da Haneke interpreta Amour, pellicola con la quale si aggiudica un’altra Palma d’oro al Festival di Cannes.

Ancora nel 2012, gira In Another Country e La Bella Addormentata di Marco Bellocchio. Infine, al fianco di Naomi Rapace, sarà protagonista della pellicola Dead Man Down, in uscita nelle sale a marzo 2013.

Sposata con il regista Ronald Chammah, dal quale ha avuto tre figli, nel 1994 viene nominata presidente del Fondo Unesco per la FIAF, mentre nel 1999 è scelta come presidente della giuria del César.

(Filmografia essenziale)

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