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15 dicembre 2012

Patrick Gentile, omosessualità: più infinito, più cosmo

Patrick Gentile
Patrick Gentile

Patrick Gentile

 

Per comprendere meglio la vita e le difficoltà legate all’esperienza dell’omosessualità, abbiamo deciso di intervistare uno dei pochi scrittori italiani che ha deciso di raccontare l’omosessualità attraverso l’esperienza autobiografica, affermando che, semplicemente, non c’è nulla per cui essere accusati o temuti e che, nel bene e nel male, non c’è nulla di effettivamente diverso oltre la coinvolgente quotidianità che vive chiunque.

Per questo Patrick Gentile ci parla di amore, odio e passione prima che di omosessualità.

Patrick Gentile, classe 1972, laureato in Lettereratura Italiana Moderna e Contemporanea alla Facoltà di Lettere dell’Università “La Sapienza”, con una tesi sul poetai taliano Andrea Zanzotto e il suo volumetto di versi “Meteo“, ha da poco pubblicato il suo secondo libro “Wash” (romanzo parapsicologico con venature horror).

Con noi è però lieto di tornare sul suo primo libro “Più l’infinito, più il cosmo” (pubblicato su Lulu.com), in cui racconta qualcosa di se stesso e di un mondo che, a prescindere da tutto, è ancora sommerso e sconosciuto ai più.

Intervista a Patrick Gentile: ecco da dove è nata l’ispirazione per scrivere questo libro

“Più l’infinito, più il cosmo” è nato tanti anni fa, con un’altra forma e un altro titolo. È scaturito da una grande sofferenza interiore e dal conseguente bisogno di guarire me stesso e da me stesso, se vogliamo. Proprio la scrittura, la rivelazione della parola sulla carta, in qualche misterioso modo mi ha fatto gradualmente riaffiorare alla superficie delle cose e in pratica mi ha salvato. L’ho poi lasciato dormire nel cassetto per molti anni. Per ritirarlo fuori solo la scorsa estate, in un momento difficile. Avevo di nuovo la necessità di tenere la testa occupata e allora mi sono dato a un paziente lavoro di pulitura e snellimento di quella che era la stesura originale, fino ad ottenere questa redazione, che è poi quella definitiva, quella che ho deciso di pubblicare in rete.” – dice Patrick Gentile –

Posso chiederti quanto c’è di autobiografico in queste pagine?

“Certo che puoi. È un romanzo totalmente e disperatamente autobiografico.”

Luca, uno dei due protagonisti, ha venticinque anni e sta per rivelare a famiglia e amici la sua omosessualità. Che importanza ha questa confessione all’interno della vita di un ragazzo e del tuo libro?

“Centrale. Vedi, ‘fare outing’ per una persona omosessuale significa ancora oggi dover infrangere un ordine preesistente “etero-diretto” ed  “etero-funzionale”. A suo modo quella del “coming out” è un’azione forte, che ricorda molto la ‘hybris’ della tragedia greca classica. Personalmente, e quindi nel romanzo stesso, dichiarare al mondo intero la mia omosessualità è stato come rompere un guscio compatto e soffocante di norme comportamentali e di costume, un “rinascere” vero e proprio. Anche nel libro. Dove volevo esprimere la verità di Luca, sottrarla ai luoghi comuni, ai target, ai cliché, a quell’immagine deformata e spettacolarizzata che il perbenismo eterosessuale, conservatore e cattolico, fornisce generalmente a tutti noi, omosessuali compresi, del mondo omosessuale, come mondo “di confine” ma pur sempre “addomesticato”.

Che rapporto instaurano i due protagonisti con la loro omosessualità?

“Luca è sempre stato omosessuale, per lui l’urgenza sta nel parlarne, nel viverla finalmente alla luce del sole. Claudio al contrario vive una sorta di omosessualità occasionale o “borderline”, di fatto è e resta un uomo eterosessuale. Fra loro di conseguenza si sviluppa un rapporto ambivalente e tragicamente inconsapevole. Luca si innamora di Claudio in modo fanciullesco, primitivo e smisurato: prova per l’amico un sentimento che è più grande dell’infinito e del cosmo, appunto. Ama “magicamente”, come un bambino. Claudio invece vive il proprio temporaneo deragliamento affettivo in maniera innocente ma anche fortemente drammatica, attraverso una continua e frustrante lotta interiore fra accettazione e repulsione. Consumano i loro rapporti sessuali al principio della loro amicizia, in un ingenuo impeto di euforia e di gioia sfrenata. Claudio è stato lasciato da Lori, soffre come un pazzo, e pensa di aver trovato in Luca un mondo altro tramite il quale rivalersi. Anche sul genere femminile, incarnato appunto dalla figura di lei, portatrice di tremenda sofferenza. Al risveglio d’altra parte solo Claudio tenderà a voler respingere la sua intimità con Luca come un “errore” e questo segna l’inizio delle loro parallele discese agli inferi, il loro viaggio estremo verso la consapevolezza di quello che sono, viaggio in cui troveranno Simona e il suo tragico destino.”

In  “Più l’infinito, più il cosmo” dai molta importanza anche al mondo universitario. Ad esempio troviamo un seminario all’università sull’omosessualità e il racconto sarcastico delle feste universitarie. Secondo te l’ateneo (e la vita universitaria che esso comporta) si configura come uno spazio che permette di vivere serenamente la propria sessualità?

“Nel mio libro spiego come i due ragazzi abbiano un rapporto antitetico rispetto al mondo universitario. Luca si è laureato a pieni voti alla Facoltà di Lettere, ma ha vissuto tutta la sua esperienza accademica stando tappato in casa, sui libri, senza vivere, respirare, parlare, conoscere; da lontano insomma. Claudio frequenta Psicologia a San Lorenzo, è completamente immerso in quell’humus: studia poco ma vive, si confronta, trova ragazze fuorisede con cui passare una notte di intimità, allaccia veloce relazioni a più livelli, sperimenta socialmente se stesso, ma poi teme di esporsi all’ottusità di quello stesso ambiente, e quindi di rischiare la più atroce delle condanne: l’incomprensione e l’isolamento.”

Pensi che questo tema sia ormai diventato “un tema qualsiasi”, di cui parlare liberamente o che ci sia ancora una certa resistenza da parte del pubblico a “digerirlo”?

“Sono drammaticamente convinto che i cliché e gli stereotipi in fatto di omosessualità siano presenti oggi come ieri. I suicidi di giovanissimi ragazzi omosessuali, o semplicemente sbeffeggiati come tali, di cui ancora purtroppo leggiamo, dimostrano in maniera inequivocabile che quella omosessuale è una questione sociale affatto risolta”. – dichiara Patrick Gentile –

So che sei molto critico non solo nei confronti dell’omofobia esplicita ma anche e soprattutto nei confronti di quella implicita. Puoi spiegarci a cosa ti riferisci?

“C’è tutto un lessico, un sistema di preconcetti che è molto difficile da smantellare, Tommaso, perché riguarda gli archetipi sociali, le tradizioni culturali occidentali, italiane nella fattispecie, sempre ancora troppo fortemente sessiste e maschiliste, malgrado da tempo assistiamo alla “Morte del Maschio”. Ciascuno tenderebbe idealmente a rispettare le diversità degli orientamenti sessuali, gli omosessuali, i bisex, i transgender, le donne lesbiche, e così via. Ciononostante continua a serpeggiare a un livello più basso una sorta di preoccupazione generalizzata, legata all’impatto con la società, termine che assomiglia molto ai Tartari di Buzzati. La società (i Tartari) siamo noi. Una rivoluzione profonda non può che nascere da dentro il singolo, nelle sue strutture più profonde. Non ci sarà mai superamento completo dell’omofobia fino a quando i genitori di oggi trasmetteranno paure inconsce o latenti preoccupazioni ai loro figli ancora molto piccoli e quindi facilmente malleabili. Se le nuove generazioni di genitori non insegneranno ai loro figli che un maschio può amare un altro maschio o un’altra femmina e che in questo non ci sono differenze, non si otterranno risultati di grosso rilievo. L’omosessualità è qualcosa che va imparata e compresa da piccolissimi.”

Hai scelto di pubblicare il tuo libro attraverso Lulu.com. Credi sia una buona soluzione per evitare tagli, censure e non limitare la propria libertà creativa in base alle scelte editoriali?

“Certo. Per me scrivere è un hobby, un passatempo, mi aiuta a mantenere viva la concentrazione su un progetto, è una cosa che mi occupa la mente. Ho scelto questo sito dopo aver cominciato a diffondere i capitoli del romanzo giornalmente su Facebook. Facebook è un buon canale per costruire dei progetti letterari, dei percorsi narrativi. È uno strumento onnicomprensivo ormai. A differenza di qualunque altro canale, ti dà la possibilità di lavorare sul tuo “work in progress” praticamente in diretta, davanti a lettori più o meno occasionali, che a mano a mano rappresentano il tuo orizzonte d’attesa, il tuo lettore implicito. Lavori “live”, davanti a loro. Poi Lulu.com. Scelta obbligata per dare un prezzo al mio libro, un formato, un corpo insomma. Senza censure di nessun tipo, e con l’opportunità di procedere a tutte le revisioni che vuoi”. – dice Patrick Gentile –

Qual è la reazione che speri di suscitare nel lettore attraverso questo libro? Cosa insegnano i protagonisti Luca e Claudio ai lettori?

“Non so se Luca e Claudio potranno insegnare qualcosa ai lettori. Il mio tentativo era esattamente opposto a quello  di costruire un testo didascalico o in qualche misura edificante, il vessillo per una crociata anti-eterosessuale. Rifuggivo da questa prospettiva. E ho scelto una narrazione semplice, povera, elementare nel linguaggio, naif quasi, ma soprattutto nuda e cruda in molti punti. Luca e Claudio incarnano una contraddizione esistenziale e un incrocio di sentimenti amorosi che probabilmente restano in parte irrisolti ma che erano ineluttabili e andavano mandati giù, per amari che fossero. Ne escono forse migliori, ne escono adulti. E quello che mi piacerebbe è questo. Che fosse preso come un libro da dare ai giovanissimi. L’ho scritto pensando ai bambini, agli adolescenti.”

Che consiglio ti senti di dare a chi oggi ancora vive la propria omosessualità tenendola nascosta?

“Di uscire alla luce, di vivere allo scoperto. Di farlo molto presto, il prima possibile, e di cercare di imparare a stare con gli altri omosessuali, che non sembra ma è una cosa difficilissima essendo stati tutti noi cresciuti con la stessa educazione che sempre tende a distinguere il ‘normale’ dal ‘diverso’. Di vincere la propria omofobia, magari anche con l’aiuto della psicoterapia. E soprattutto di viversi con autostima, con spudorata gioia e serenità, di non avere paura del giudizio altrui, ma anzi di contribuire a rifondarlo”. – dice Patrick Gentile –

I consigli di Patrick Gentile, il suo libro e la sua esperienza sono estremamente utili per capire che l’amore non può essere imprigionato in gabbie sociali, a prescindere da quanti millenni siano serviti a costruire le sbarre. Il clima di omofobia può essere combattuto solo attraverso una profonda comprensione che può far capire come l’errore sia pensare che una relazione o un sentimento possano essere più giusti di un altro. Da questo punto di vista speriamo di terminare la lettura riscoprendoci, come accade ai protagonisti del libro, “forse migliori, adulti“.

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