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6 dicembre 2012

Pet Therapy: la terapia d’avanguardia fatta con l’ausilio degli animali

Michela Colazzo si è laureata in Scienza della Formazione, Corso di Laurea in Educatore Professionale di Comunità, presso l’Ateneo Roma Tre. E’ lei a raccontarci e parlarci della Pet Therapy

Pet Therapy

Pet Therapy

Michela è attualmente un’educatore professionale che lavora presso la Cooperativa Sociale Arca di Noè dove svolge Servizio di Assistenza domiciliare a minori antisociali (S.I.S.M.I.F).

Le abbiamo rivolto alcune domande circa il suo mestiere.

Cosa si intende per bambino antisociale?

“Per “antisociale” si intende un bambino normodotato che, inserito all’interno di un contesto degradato (da intendersi come un degrado che può essere sia economico che socio-culturale), sviluppa un particolare disagio nelle relazioni sociali che si definiscono come incapacità del bambino di sviluppare una socialità equilibrata con l’altro.”

Quanto influisce la situazione familiare nella crescita del minore?

“Il contesto sociale e in primis la famiglia gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo psicosociale del minore. Il compito di questa dovrebbe essere quello di stimolare “le potenzialità residue” del bambino. Facciamo un esempio: se il bambino è molto timido, e la famiglia non lo stimola alla socializzazione, allora questa “carenza” potrebbe aggravarsi e il “ritardo” del bambino, da un deficit lieve, potrebbe diventare grave.”

Nel caso in cui la famiglia non adempi a questo compito, chi va a sostituirla?

“Istituzionalmente la famiglia carente dal punto di vista della socialità del bambino e del suo equilibrio psicofisico, viene presa in carico dal servizio sociale di referenza. A questo punto il servizio sociale deciderà il supporto più adeguato per quel tipo di famiglia e per quel bambino.

L’educatore sociale specializzato in questo tipo di servizio a domicilio entra all’interno del nucleo familiare e da questo momento in poi inizia il servizio di supporto. Ciò di cui mi occupo riguarda principalmente il rapporto del bambino con i genitori, con la società e con sé stesso.”

Veniamo alla scuola. Quanto influisce la scuola, il rapporto con le maestre e il rapporto coi compagni nello sviluppo di un bambino antisociale? 

“Innanzitutto ci tengo a precisare che in qualunque bambino la scuola e tutte le parti che la compongono influiscono molto nella crescita e nello sviluppo dello stesso. La scuola è la prima forma di società che il bambino riconosce al di fuori del nucleo familiare ed è soprattutto la prima a contribuire alla sua formazione. In bambini antisociali la scuola gioca un ruolo ben più importante perché all’interno di questa il bambino si cimenta nelle prime relazioni sociali al di fuori della famiglia e dunque si palesa la problematicità, il modo sbagliato con cui il bambino si apre alla società e dunque alle maestre e ai compagni.

Si riscontrano poi casi in cui la maestra può essere d’ausilio al percorso di affiancamento e viene perciò inserita all’interno della rete di supporto alla famiglia. Ci sono però numerosi casi in cui la figura della maestra può essere deleteria perché non riuscendo a vedere le difficoltà del bambino può utilizzare con questo strumenti inadeguati a quella situazione specifica.”

Negli ultimi anni si sta sperimentando una nuova forma terapeutica che sembra aver avuto molto successo principalmente nelle regioni del Nord Italia. Volevo chiederLe cosa ne pensa della Pet Therapy? 

“Quando si parla di Pet Therapy si intende una terapia fatta con l’ausilio di animali: cavalli, asini, cani e anche piccoli animali quali conigli, cavie peruviane e via dicendo.  Io porto avanti un progetto di Pet Therapy con un setter inglese di cinque anni. All’interno delle sessioni di terapia il bambino entra in relazione con il cane attraverso la mediazione dell’educatore e del coadiutore dell’animale. Credo che la Pet Therapy sia estremamente efficace perché il rapporto che si instaura tra l’animale e il bambino va a costituire un canale di comunicazione che non è più verbale ma fatto di sensazioni sensoriali e di contatto fisico. Questo fa in modo che tra i due si crei un rapporto che non è sottoposto a pregiudizi e dunque un rapporto che è piena accettazione dell’Altro.”

Quanto successo sta avendo in Italia questa nuova forma terapeutica? E perché sono le regioni del Nord ad aver accolto il progetto più di quelle meridionali?

“Mi verrebbe da dire che le regioni del Nord hanno più elasticità mentale, più predisposizione alla sperimentazione e via dicendo. In realtà le regioni del Nord hanno semplicemente a disposizione più fondi economici rispetto a quelle del Sud. Il grande problema della Pet terapia è un altro. Purtroppo questa ha ancora difficoltà in Italia ad essere riconosciuta come vera e propria terapia, e questo perché non ci sono risultati scientifici, concreti. Ahimé non stiamo parlando di un braccio rotto che viene curato! Quello che la Pet terapia fa è difficilmente dimostrabile. Non possiamo chiedere alla Pet terapia di fornirci dei risultati scientifici! Ed è questo quello per cui ci stiamo battendo.” 

Le Terapie Assistite con Animali vengono oggi sempre più utilizzate a supporto delle terapie tradizionali, e pertanto definite co-terapie, con lo scopo di curare le patologie di cui i pazienti sono affetti. Gli animali, appositamente educati, si scoprono così non solo “amici dell’uomo”, ma strumenti riabilitativi grazie ai quali il paziente può affrontare e superare il suo disagio.

Margherita Teodori 

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