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9 dicembre 2012

“Undici” – Shel Shapiro rende omaggio alla Costituzione italiana

Shel Shapiro
Shel Shapiro

Shel Shapiro

Norman David Shapiro, al secolo Shel Shapiro,  ovvero un pezzo di storia dell’ormai dimenticato beat italiano, che sulla scia beatlesiana e del periodo musicale britannico degli anni 60, vide fiorire tantissimi gruppi italiani e non (Equipe 84, Dik Dik, Camaleonti Primitives, Renegades, per citarne qualcuno), che cercando di mescolare tradizione nostrana, sound inglese,  e traducendo spesso in italiano famosi pezzi stranieri, crearono qualcosa di nuovo  in Italia.

Molte di queste band venivano direttamente da Londra. Tra le tante c’erano i “Rokes” di Shel Shapiro (gli altri Rokes erano Robert Posner, Johnny Charlton, Mike Shepstone).

Con il loro accento spiccatamente inglese, i capelli lunghi, il sound elettrico, le caratteristiche eko,  il fascino straniero e pezzi come “C’è una strana espressione nei tuoi occhi” e “Bisogna saper perdere”, riscontrarono presto un grande successo nella Penisola, divenendo anche uno dei gruppi principali che si esibiva al mitico Piper Club di Roma e vendendo in tutta la carriera più di 5 milioni di dischi. Quando l’effetto beat svanì, ognuno prese la propria strada, chi continuò a fare musica da solo, chi tornò a casa, chi si diede ad altre attività.

Shel Shapiro (da sempre leader della band fin dagli esordi in Inghilterra) decise di rimanere in Italia e oggi è uno degli artisti sicuramente più liberi e ispirati, che alla veneranda età di 68 anni continua a sperimentare e mettersi in gioco. Si è dato da qualche tempo al teatro oltre che al cinema, ha scritto due libri, dedicandosi contemporaneamente all’attività di produttore e autore, oltre che continuare a suonare.

L’ultima sua opera è un brano scritto e recitato da lui dal titolo “Undici”, nel quale l’artista rende omaggio alla Costituzione italiana e ai primi suoi undici articoli. Un omaggio significativo, fortemente controtendenza, in un periodo di decadenza di valori e identità e soprattutto  importante perché  viene da una persona non più giovanissima e non italiana: “Ritengo che sia importante che venga ribadito, da uno come me, non più ragazzino, straniero, diventato Italiano,  l’importanza della Costituzione Italiana in questo preciso momento – dice Shapiro –  in cui sembra che il popolo non abbia più voce in capitolo….”

Un gesto che a molti magari apparirà ruffiano ma che invece è proprio sincero. Shapiro a modo suo, butta lì una provocazione, come faceva ai tempi di  “Che colpa abbiamo noi”, protestando finemente e come sa fare lui, con la musica; facendosi  portavoce  di chi è ormai stanco di una situazione sociale nella quale i cittadini e i giovani hanno un’importanza quasi pari a zero; e chi si sente in diritto di modificare la Costituzione e parla di riforme poi la sconosce quasi completamente.

Credo che siano poche le persone della mia generazione  – continua Shapiro – che pensano seriamente che si possa cambiare qualcosa, forse per stanchezza, o forse per disinteresse, per cinismo, o per molti altri motivi. Eppure io sono certo che i ragazzi in questo momento abbiano un bisogno immenso di sentire che è possibile cambiare le cose e che non sono soli, che sono e saranno ascoltati….”.

Proposto già al concerto del primo maggio scorso, undici, verrà presentato ufficialmente ai media  l’11 dicembre prossimo, sottolineato da un video diretto e  firmato dal grande regista Marco Risi.

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