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Memorie e Testimonianze di Cesare Pitto, dal Sogno di Beniamino

Redazione Controcampus 8 Dicembre 2012
R. C.
17/09/2021

Unical - Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione: Lectio inaugurale dei corsi di laurea in Scienze dell’Educazione e Media Education con Cesare Pitto.



Dal Sogno di Beniamino, memorie e testimonianze, di Cesare Pitto.

Citando Sandro Mezzadra, che a sua volta menziona Lord Curzon, se «l’integrità dei confini è la condizione di esistenza dello Stato», in che modo il loro deterioramento scioglie i nodi che separano la cultura popolare da quella urbana e quest’ultima da quella accademica?

È ancora ipotizzabile un’ulteriore stratificazione, che rappresenti la loro crasi e la cui gestione sia operata sulla base del buonsenso? In che modo si è agito negli ultimi quarant’anni a favore della “provincia meridionale” – in questo caso quella calabrese nella sua integralità culturale – nella riconfigurazione e ridistribuzione del sapere?

Beniamino Andreatta, uomo del settentrione italiano – e personaggio chiave della politica italiana a cavallo tra le due Repubbliche – ha colto il senso più profondo delle problematiche connesse ai rapporti fra centro e periferia nei giorni della fondazione dell’Università degli Studi della Calabria – istituita nel 1972 insieme a Giorgio Gagliani e Paolo Sylos Labini.

In quell’anno la Regione Calabria era già in possesso di un suo primo ateneo: quello reggino, fondato nel 1968 come Libero Istituto Universitario di Architettura. Tuttavia, oltre al fatto di consistere, inizialmente, in un’unica facoltà – quella di Architettura –, da un punto di vista geopolitico, l’università di Reggio Calabria si confrontava maggiormente con l’ateneo messinese – basti considerare che in quegli anni la maggior parte dei giovani universitari originari del reggino e del catanzarese, erano iscritti all’ateneo di Messina, mentre gli studenti della provincia di Cosenza e dei comuni di Vibo Valentia e Crotone erano spesso costretti a spostarsi a Napoli o a Bari.

Cesare Pitto (Professore Ordinario di Antropologia Culturale, Università della Calabria) ha voluto ripercorrere le tappe antecedenti e immediatamente successive alla creazione dell’ateneo cosentino, attraverso un’acuta retrospettiva sull’amico e mentore Beniamino Andreatta.

Prof. Cesare Pitto (ph. Nanni Spina)

Le immagini video, susseguitesi nel corso della lezione inaugurale del nuovo anno accademico di Scienze dell’Educazione, svoltasi ieri, presso l’aula magna “Andreatta”, hanno creato un emozionante contrappunto con la sintesi dei lavori di ricerca svolti dall’antropologo nel corso della sua lunga carriera.

Francesco Altimari (Professore Ordinario di Lingua e Letteratura Albanese, Università della Calabria), ha introdotto l’incontro: «con l’avvio del nuovo anno accademico di Scienze dell’Educazione, è interesse della comunità scientifica e culturale, di cui fa ancora parte Cesare Pitto, elogiare pubblicamente il profondo valore del suo lavoro quarantennale presso questo ateneo. Il suo percorso accademico è stato e continua ad essere un lungo viaggio verso le comunità più particolari. Ci siamo incrociati spesso in questa traiettoria, quando gli antropologi, che negli anni Settanta hanno cominciato a interessarsi alle piccole comunità, hanno riscoperto identità scarsamente valorizzate – nel caso di Cesare “fra le tante Calabrie e le tante Americhe”.»

«Sappiamo che [il termine] primitivo designa un vasto insieme di popolazioni rimaste ignoranti della scrittura e sottratte, di conseguenza, ai metodi d’indagine del puro storico; raggiunte, solo di recente, dall’espansione della civiltà meccanica; e quindi estranee, per struttura sociale e per concezione del mondo, a concetti che l’economia e la filosofia politiche considerano fondamentali quando si tratta della nostra società. Ma dove passa la linea di divisione?» – questo, nel 1958, l’interrogativo di Claude Lévi-Strauss, che in un capitolo dell’Antropologia Strutturale compie una critica delle discipline antropologica, del folklore ed etnologica in relazione al nuovo orientamento di queste verso l’osservazione e la documentazione della civiltà occidentale contemporanea, ovvero quella sviluppatasi «all’interno dell’area della civiltà meccanica».

Questo interesse, già estesosi enormemente e in modo capillare in tutti gli Stati Uniti – sin dagli anni del New Deal – trova una più forte motivazione di essere oggetto di riforma, per ciò che riguarda i metodi d’indagine, e di approfondimento di un nuovo materiale disciplinare, subito dopo il secondo conflitto mondiale quando l’Europa, con il decadimento dei regimi nazi-fascisti, lascia scoperchiate, all’attenzione del mondo, intere aree di provincia e periferie – zone non più occultate dal fitto pergolato iconografico delle dittature.

Nell’Italia degli anni Cinquanta si riapre la Questione Meridionale, lasciata in sospeso durante la guerra, che riattiva un processo di intervento da parte di tutte le forze intellettuali del Paese: letterati, filosofi, sociologi, economisti e con loro studiosi e ricercatori delle nuove discipline etno-antropologiche  ridefiniscono il loro oggetto d’interesse, soprattutto nel contrasto con gli obiettivi della neonata Repubblica Democratica che, antiteticamente, tentava di ricomporre lo Stato Italiano col “patrocinio” del Patto Atlantico.

Se il ventennio successivo alla Seconda Guerra Mondiale ha rappresentato la rinascita e lo sviluppo di metodologie di ricerca, in seno all’antropologia culturale, e un interessamento disciplinare verso quelle aree marginali che costituivano il Mezzogiorno, quelli successivi delle proteste studentesche e delle lotte operaie, del ventennio 1960-80, hanno sollevato una nuova problematica, vincolata alla contrapposizione fra centro e periferia e strettamente connessa all’indagine tra i modelli sociali e simbolici, differenti da regione a regione, se non da comune a comune, che sorgono da questa stessa contrapposizione.

L’Università della Calabria conserva ancora nei suoi intenti quello spirito indagatore volto alla risoluzione dei conflitti sociali tra centro e periferie? «Individuando nell’università l’uscita dalla marginalità» – come attesta Cesare Pitto, i riformatori come Andreatta hanno saldato il mondo accademico alla protesta giovanile; l’episodio calabrese in particolar modo –  in una prospettiva storica più ampia che collega la fondazione dell’ateneo cosentino al trascorso di Andreatta nella regione Trentino – è frutto di un precedente impegno del riformatore nella riconfigurazione delle prospettive sociologiche, nell’Università di Trento, in un momento in cui tale disciplina subiva un isolamento, sul piano culturale.

Cesare Pitto riconferma, quindi, quell’idea secondo cui la sociologia è concepibile come pratica di rielaborazione dell’intera formazione universitaria e come sistema per uscire dall’anonimato provinciale. 

In che senso l’Università della Calabria è rientrata e rientrerebbe in questo ampio progetto di uscita dalla condizione di provincialità?

C. P. «Se volessimo restare nell’ambito della rappresentazione simbolica, potremmo ricordare che, vent’anni dopo il Sessantotto, era rimasto un “sogno del meraviglioso”: la riappropriazione dell’Università come luogo della rinascita delle culture e dei saperi. Di fatto la lunga battaglia per la “sprovincializzazione” dell’intero Paese si è proposta con la programmazione di un progetto di riequilibrio della capacità di crescita delle varie regioni attraverso una prospettiva europea. Si predispose, così, il “Progetto Ottanta”: la rielaborazione di un modello europeo universitario con l’obiettivo generale di promuovere e coordinare l’utilizzazione di incubatori per la ricerca scientifica, costituire laboratori congiunti tra l’università e gli enti esterni.

 Con il rilancio della prospettiva di una dinamica di sviluppo attraverso un piano globale, e forte dell’esperienza di Trento, Andreatta dà inizio a un’altra avventura con la fondazione dell’Università della Calabria: un ateneo nella regione più povera d’Italia, costretta in un’arretratezza determinata dal sottosviluppo economico e sociale, dove non era mai stata programmata, nel tempo, un’istituzione universitaria, e in cui l’emigrazione stava già spopolando i capoluoghi e i centri minori. Questa esperienza, che è certamente la più significativa dell’Andreatta riformatore, ha avuto il merito – con le sue particolarità strutturali – di innescare un processo di crescita scientifico culturale dell’intera società calabresema anche quello di far uscire la regione dalla marginalità, con il superamento delle incomprensioni e delle contrapposizioni fra nord e sud. Questo argomento, tra le altre cose, è stato di recente portato all’attenzione dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione dell’apertura dell’anno accademico 2008/2009 della nostra università. Come dichiarerà lo stesso Andreatta, allora Rettore dell’Università della Calabria, l’esperienza trentina gli ha evitato errori nella gestione di quella calabrese – ad oggi primo e unico ateneo italiano ad aver rappresentato un fattore di crescita per un’intera regione. Iniziò così una stagione che solo oggi, con una lunga politica di consumi, ha eliminato un tale progetto, strangolando così la comunità scientifica. Tra gli elementi del vecchio statuto universitario, non possiamo dimenticare il numero programmato che ha agevolato l’80% dei residenti e dei figli degli emigranti; una riserva di posti agli studenti provenienti dall’estero, nonché l’accesso soggetto al merito e al reddito, oggi modificato con i test d’ingresso, a discapito dei meno abbienti. L’ateneo è dotato di centro residenziale, che con il vecchio statuto era provvisto di una forte autonomia amministrativa. Lo statuto prevedeva anche la strutturazione in quartieri, ma il fattore di autonomia più interessante era il Comitato di Coordinamento e di Programmazione, che doveva avere la funzione di programmare le attività scientifiche e garantire l’elaborazione progettuale delle attività operative (art. 4,  ex Statuto).»

Cosa significava un Comitato di Coordinamento e di Programmazione?

C. P. «Significava avere un organo che non deliberava niente: proponeva. Questa struttura oggi non è più prevista.  La legge attuale n°240 del 2010, di fatti, non la ripropone, anche se non la vieta. Questa struttura, voluta anche da Andreatta, fa riferimento alla possibilità di programmare attività e progetti in percorsi di ricerca non episodici e testimonia il lungo e fruttuoso itinerario di ricerca sulle diversità e le peculiarità, compiute dalla cattedra di Antropologia Culturale del dipartimento di Scienze dell’Educazione, in quasi quarant’anni di didattica, ricerca e progettazione. La Facoltà di Lettere e Filosofia di allora ottenne un finanziamento dalla fondazione Ca.Ri.Cal. per la cattedra di Gualtiero Harrison, sul tema delle minoranze etnico-linguistiche arbëreshë, individuata come priorità da Beniamino Andreatta. Questa prospettiva è tuttora viva nel dipartimento.»

L’idea di margine può quindi convertirsi essa stessa nell’idea di centro. Ovvero ciò che è ancora marginale può ancora costituire un campo d’analisi in cui non è il margine stesso a dipendere dal centro, ma al contrario è un punto di partenza da cui far dipendere un centro, nel caso specifico del capoluogo cosentino.

«Il nostro è un itinerario, un “via vai” che ha reso centrale la città universitaria in quanto “città del mondo”. Erano novità e innovazioni che provenivano da uno studio un po’ diverso. Oggi l’università è diventata uno strumento per l’emigrazione perché non c’è stata una risposta da parte del territorio stesso nell’accettare questa responsabilità. Ma c’è ancora tempo, possiamo ricominciare, attraverso la struttura dei dipartimenti intesi come vera e propria struttura di didattica e di ricerca. Al legislatore è sfuggita la funzione della didattica, della ricerca e della valutazione che è propria dei dipartimenti, e persino la funzione di conflitto inteso come potere negativo degli organi – uno di questi era lo stesso Comitato di Coordinamento e di Programmazione – con l’obiettivo di contrapporsi al potere governativo positivo, attraverso le proposte – ribadisce – poiché se non ci sono la programmazione e la consultazione e se esiste soltanto la governance intesa come verticalizzazione, non si va da nessuna parte

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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto. Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo. Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. Nasce Controcampus.it, primo portale di informazione universitaria e il trend degli accessi è in costante crescita, sia in assoluto che rispetto alla concorrenza (fonti Google Analytics). I numeri sono importanti e Controcampus si conquista spazi importanti su importanti organi d’informazione: dal Corriere ad altri mass media nazionale e locali, dalla Crui alla quasi totalità degli uffici stampa universitari, con i quali si crea un ottimo rapporto di partnership. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto