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31 gennaio 2013

Processo Tuccia per Stupro Studentessa: Sentenza di colpevolezza, solo 8 anni non 14

Processo Tuccia – Otto anni di reclusione per violenza sessuale, con le attenuanti generiche nei confronti di Francesco Tuccia

Processo Tuccia

Processo Tuccia

E’ questa la pena inflitta dal Tribunale dell’Aquila a Francesco Tuccia. Il ventiduenne di Montafredane (Avellino) accusato dello stupro di una Studentessa Universitaria di Tivoli di 21 anni.

“Tuccia non è stato condannato nemmeno per il tentato omicidio, nonostante la donna sia stata lasciata in stato di shock ferita e al freddo nascosta da un cumulo di neve.”  – Dichiarano dei passanti nei pressi del Tribunale. –

Giovedi mattina ore 09.00 del 31 gennaio, processo in corso e fuori dalle aule dei Tribunali  sit-in per protestare contro la violenza nei confronti delle donne, troviamo le stesse donne delle associazioni e gruppi femministi che lo scorso anno chiesero di potersi costituire come parte civile del processo Tuccia. La richiesta venne  accolta dai giudici.

Tribunale dell’Aquila ore 10 del 31 gennaio –  Riprende oggi il processo a carico di Francesco Tuccia, il militare campano in servizio all’Aquila per l’operazione “Strade Sicure”partita dopo il terremoto. Il processo è a porte chiuse e con rito abbreviato.

“E’ stata un’operazione di violenza inaudita” dichiara il pm David Mancini

I primi ad essere ascoltati sono i due consulenti e un testimone della difesa.

I difensori del giovane ex militare hanno depositato una consulenza di parte realizzata dal professore Pietrantonio Ricci, direttore della cattedra e della scuola di specializzazione in medicina legale, presso l’Universita’ di Catanzaro.  “La ragazza aveva nel sangue un tasso alcolemico 5 volte superiore al limite consentito“. “Un tasso,  – si legge nella consulenza – che conduce alla confusione, al disorientamento, alla perdita della percezione dei colori, delle forme, dei movimenti e del dolore“.

Secondo il legale il violentatore avrebbe penetrato la ragazza con il pugno.

Diversi sono i fatti a sostegno dell’accusa, dall’analisi degli indumenti alle testimonianze e incongruenze dell’imputato. Poco credibile è apparsa la testimonianza di Tuccia che ammette il rapporto sessuale ma come consenziente e che afferma di essersi macchiato del sangue di cui la ragazza era già intrisa.

Non ricordo nulla, questa storia è un incubo che mi ha stravolto la vita”. Dichiara la  studentessa universitaria che tra la notte dell’11 e il 12 febbraio dell’anno scorso ha subito una violenza carnale nel piazzale della discoteca «Guernica» di Pizzoli ( in Provincia dell’ Aquila ). “Ho solo pochi ricordi di quella notte”, – continua rivolgendosi al giudice – “Ricordo solo l’ingresso in discoteca e il momento in cui ho consegnato il mio cappotto al guardaroba del locale. Poi il nulla”.

Tuccia è presente in aula accompagnato dai genitori e assistito dagli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani, (quest’ultimo lo ricordiamo per essersi lasciato accidentalmente sfuggire il cognome della vittima in diretta tv, nel programma “Pomeriggio 5” condotto da Barbara D’Urso, accusato dall’avvocato della giovane ragazza, Enrico Maria Gallinaro, di violazione dell’art. 734 bis del codice Penale).

Il Fatto- Tuccia fu arrestato il 22 febbraio e rinchiuso nel carcere di Teramo per sussistenza di «gravi indizi di colpevolezza», nella stessa cella in cui era detenuto Salvatore Parolisi, il militare condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea. Tre mesi e mezzo di reclusione successivi ai quali il 22enne ottene i domiciliari, decisione, che ha suscitato forte sdegno nell’opinione pubblica.

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19 novembre seconda udienza. In aula l’addetto alla sicurezza della discoteca Giuseppe Galli, tra i primi a soccorrere la ragazza, e i tre giovani (due ragazzi e una ragazza) che quella notte erano in compagnia di Tuccia. I ragazzi saranno ritenuti poi estranei al massacro.

«Mi hanno fatto riepilogare tutti gli eventi – ha raccontato all’uscita dall’aula Giuseppe Galli, – Dal momento in cui l’abbiamo trovata e soccorsa, al momento in cui l’abbiamo portata al riparo, abbiamo chiamato i carabinieri, ambulanza e abbiamo bloccato il giovane che ancora sporco di sangue abbandonava la discoteca con gli amici».

«Avevamo appena chiuso» – ha raccontato il titolare della discoteca Luigi Marronaro«sono uscito e ho visto la ragazza svenuta – così ho chiamato l’ambulanza». L’importanza della presenza di Marronaro si deve alla sua prima testimonianza, poiché aveva notato che il militare indossava indumenti macchiati di sangue. «Era vestito normalmente» – ha affermato Marronaro parlando del giovane, – «ma ci ha detto di essere un militare di fuori, in servizio all’Aquila. Ha aggiunto che la mattina dopo sarebbe dovuto andare al lavoro».

La Sentenza – La condanna è di soli 8 anni a fronte dei 14 richiesti dal pm David Mancini al termine della sua requisitoria. Non è stata accolta l’accusa di tentato omicidio. 

Sembra che a Tuccia sia andata bene”  Sentiamo dire ad alcuni gruppi di femministe di fronte al Tribunale che avrebbero preferito una condanna molto più severa. Non è d’accordo con loro l’Avvocato della giovane, Enrico Maria Gallinaro,  che  commenta: «Otto anni non sono una inezia, rispetto la sentenza». Ma le donne e gli uomini raccoltisi per la ragazza ribattono. “Possono essere messi a confronto 8 anni di carcere con una vita intera ? Tutto dovuto ad una sola notte di violenza”.

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