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23 aprile 2013

Secretbook di Facebook. L’ App secretbook nasconde messaggi nelle immagini: rischi sicurezza

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Ragazzi su Facebook

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Da qualche giorno in rete è apparsa la notizia della creazione di una nuova app che permetterebbe di nascondere messaggi nelle immagini che vengono caricate ogni giorno su Facebook?

Si chiama secretbook

Quali rischi per la sicurezza?

La storia è più o meno sempre la stessa.

Metti un genio del computer ventenne, un progetto universitario e il social network più famoso al mondo e avrai l’invenzione più o meno ingegnosa.

L’ultima applicazione apparsa in rete si chiama Secretbook, un’estensione di Google Chrome che permetterebbe di nascondere messaggi segreti di massimo 140 caratteri nelle immagini e nelle fotografie che si caricano su Facebook.

Il “genio del male” che ha creato Secretbook è Owen Campbell Moore, studente ventunenne di informatica all’Università di Oxford, che ha pensato bene di applicare al web la cosiddetta steganografia, una tecnica che permette di nascondere la comunicazione tra due interlocutori. Inoltre Campbell Moore ha utilizzato per la sua estensione lo stesso algoritmo che Facebook usa per comprimere e formattare le immagini raggirando quindi il sistema di controllo del social network.

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Secretbook di Facebook

Secretbook di Facebook

Il funzionamento di Secretbook è facile spiegazione.

Questa estensione permette di modificare un singolo pixel in una serie di immagini dietro il quale si nasconde il messaggio segreto. Per decodificare il messaggio però c’è bisogno di una password senza la quale le immagini restano invariate.

Alla diffusione della notizia molti si sono chiesti quanto è sicura, a questo punto, un’invenzione del genere, quanto rischio c’è per la tanto discussa privacy su Facebook o da chi potrebbe essere utilizzata l’estensione.

Da sempre le organizzazioni malavitose o terroriste hanno utilizzato metodi “non convenzionali” per scambiarsi messaggi in codice e la diffusione di Secretbook può rappresentare un vantaggio notevole.

Pochi giorni fa proprio il giovane programmatore, sulle pagine di Wired, si è detto preoccupato di un’eventualità del genere ma allo stesso tempo ha tenuto a precisare che il suo progetto “non è perfetto”, per buona pace di Facebook e soprattutto del caro Mark Zuckerberg.

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