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12 maggio 2013

Omologazione giovanile e perdita di autostima: la necessità di uniformarsi alla massa

Lazione e l'azione
Omologazione giovanile e autostima

Omologazione giovanile e autostima

Ecco cos’è l’omologazione giovanile e quando nei giovani si verifica la perdita di autostima.

Il punto della Dott.ssa Chiara Facchetti,  psicologa esperta in diagnosi e cura delle principali problematiche psicologiche e relazionali dell’adolescente e dell’età infantile.

“Io non credo che tutti i gruppi di coetanei siano così selettivi verso chi non ha le stesse possibilità economiche” – Dott.ssa Chiara Facchetti- 

“Tuttavia lo scegliere un gruppo di amici così diversi da sé potrebbe già essere un segnale di sottile disagio.

“Perché altrimenti una persona dovrebbe sentire l’esigenza di assomigliare a chi è così lontano da sé, mettendo in campo anche così grandi dispendi di energia e denaro”?

“Anche nella scelta dei coetanei rientra in qualche modo l’indice di autostima che si possiede: se io non mi piaccio, cercherò di frequentare chi io vedo come un modello a cui sperare di assomigliare, e farò di tutto per farmi accettare da esso, per avere la dimostrazione che qualcosa, in fondo, valgo anche io.”

“La scarsa autostima, l’incapacità a trovare relazioni amicali e affettive realmente di supporto, la solitudine sono tutti aspetti che possono essere curati con una consulenza psicologica o con una terapia, e la persona può imparare per lo meno a conoscere questi lati di sé, per imparare a farci i conti e a gestirli nella maniera migliore possibile”. 

“L’omologazione giovanile, le dipendenze, il bullismo, sono tutte manifestazioni di profondo disagio, di problemi psicologici che assolutamente vanno presi in considerazione e non sottovalutati: in questo senso la “noia” non centra nulla, anzi, questi ragazzi così sofferenti non sono annoiati, sono sofferenti ma immersi in un ambiente (famigliare, scolastico, sociale) che troppo spesso non riesce a vedere la loro sofferenza. Tale sofferenza non vista può prendere due strade, o venire “sputata fuori” attraverso il bullismo, la violenza sugli altri, i comportamenti aggressivi, o rivolta verso di sé, con le condotte che feriscono il corpo e lo spirito della persona.”

“E’ importante dire che quando una persona pensa di soffrire di questi disturbi, l’unica cosa che può fare è chiedere aiuto e iniziare un percorso di terapia, dato che ci sono livelli di sofferenza che, purtroppo e per quanto sia doloroso ammetterlo, da soli non scendono.

Omologazione giovanile, status symbol e denaro: Il punto della dott. Chiara Facchetti

Come sappiamo i nostri giovani hanno eletto a status symbol generazionali oggetti come il lucchetto di Moccia, il videofonino, il tablet, il blog, l’MP3, il tatuaggio, la borsa firmata, gli occhialoni griffati ecc.

Tutti oggetti percepiti come indispensabile impalcatura di autostima. Come attribuendo a questi oggetti un potere taumaturgico sulla personalità, spesso col fine di riempire un vuoto sostanziale e doloroso.

C’è insomma una domanda di identità che proviene dai nostri giovani. Ma cosa cercano i nostri ragazzi oggi? Come superare la logica ossessiva del possesso accettazione? Ha suggerimenti da dare ai nostri ragazzi? 

“Secondo me occorre fare una distinzione, tra un bisogno di omologazione giovanile e di possesso “sano” e un bisogno esasperato e che, come Lei diceva, nasconde un profondo vuoto di autostima e di conoscenza del proprio valore come persone”.

Quando si è giovani, soprattutto nella fase dell’adolescenza, è normale sentire l’esigenza di omologazione giovanile rispetto agli stessi coetanei, magari anche partendo dal modo di vestire e dagli oggetti di cui ci si circonda. Il compito di quest’età è infatti quello di staccarsi dai genitori e dall’immagine di bambini che questi ultimi hanno di noi, per costruire piano piano una propria identità autonoma di giovani adulti: è normale che questo compito passi anche proprio dalle cose materiali di cui l’adolescente si circonda, perché essi sono proprio i primi segnali del manifestarsi della propria autonomia decisionale e di scelta…un po’ come dire “non accetto più di vestirmi come vuole mamma, ma scelgo io”, e infatti non è un caso che spesso gli adolescenti non scelgono un look o un accessorio a caso, ma cercano di assomigliare ai coetanei che frequentano, un po’ come se questo fosse un segnale del fatto che anche loro fanno parte di quel gruppo, e non sono più solo “figli”.

“Altra cosa è invece la ricerca spasmodica di oggetti alla moda, che serve per colmare un profondo vuoto di autostima e di valore personale: in questo caso si può arrivare addirittura ad avere un disturbo da dipendenza da shopping e dagli oggetti materiali, e l’unico consiglio in questi casi è quello di chiedere supporto ad uno psicologo, anche semplicemente per una breve consulenza che aiuti a fare chiarezza e a capire da dove arriva questo bisogno di possedere oggetti, abiti e status symbol.”

Omologazione giovanile e social, multitasking

Siamo una generazione digitale, iper connessa, social, multitasking che passa giornate in rete, spesso fino allo scollamento definitivo con la realtà (nomadismo del web, protagonismo virtuale ecc).

Pensiamo ai profili facebook fasulli, ai giochi che simulano vite parallele, ai nick, agli avatar ecc.. Cosa si cela, nel caso dei giovani, dietro questa frattura tra realtà e virtualità? Si può parlare di omologazione giovanile 2.0?

Ci si conosce in rete, ci si innamora, flirta, spoglia, ci si prende e ci si lascia. Tutto on line. Come incidono questi surrogati di affettività sul comportamento dei nostri ragazzi? Si condivide tutto, ma l’isolamento e la marginalizzazione in rete sono una triste realtà. Come cambiano i rapporti nell’era 2.0?

“La rete, come ogni cosa, ha pregi e difetti: permette a tutti di restare in contatto, ma è chiaro che se tale perenne connessione non è supportata da un sentimento reale e “vivo”, l’esito è solo un’amicizia artificiale destinata ad estinguersi. La rete, connessa con l’overdose di status symbol di cui si parlava precedentemente, può essere rischiosa nel senso che tende ad amplificare l’esibizione di “falsi sè”, cioè di identità false che la persona si crea per nascondere – prima di tutto a se stessa, e di conseguenza poi agli altri – il vuoto di relazioni e di valore personale di cui soffre. Allora vediamo casi di ragazzi che sviluppano vere e proprie dipendenze dallo shopping (di abiti, di ultimi ritrovati tecnologici, ecc), che fingono letteralmente di frequentare posti e persone, e che poi mettono il tutto online, apparentemente senza fare nulla di diverso dai coetanei, ma in realtà con lo scopo di rendere più reale la finta immagine di sé a cui questi ragazzi, disperatamente, si aggrappano.”  

a cura di Matteo Napoli

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