• Google+
  • Commenta
5 maggio 2013

Mastoplastica e Chirurgia Estetica. Regali di chirurgia estetica maturità e laurea. Gabriella: “Io, studentessa rifatta”

Giovani e chirurgia estetica

Studenti italiani e chirurgia estetica: il fenomeno del ritocchino-post maturità, che ci sia qualcosa che non va in questa corsa disperata all’ultimo ritocco è evidente, ma cosa?

“Quasi quasi mi rifaccio”, “Papà mi regali le tette nuove?”, “Compratemi una taglia in più perché al mio ragazzo piacciono quelle col seno grosso”

Sono solo alcuni degli esempi che meglio ci restituiscono l’esatta dimensione di queste richieste, accomunate da un inconsapevolezza ignoranza di fondo assolutamente inquietante.

Una sottovalutazione del rischio che non è solo dei ragazzi, ma anche dei genitori stessi, sempre più morbidi e disposti ad accondiscendere senza troppe domande. Ma le condotte devianti e disfunzionali, le esasperazioni, le degenerazioni, i malcostumi, denunciano gli esperti, sono dietro l’angolo. Qualcuno anzi si può toccare con mano già adesso e riguarda, nello specifico, molti ragazzi e ragazze impegnati come ogni anno di questi tempi negli esami di maturità (ma occasioni “buone” sono anche le attesissime feste di 18 anni e, in misura minore, le lauree).

Tra le mode più discutibili e pericolose del momento si segnala, infatti, quella del ritocchino post maturità.

Se una volta i maturandi chiedevano a mamma e papà i classici telefoni o il viaggio-premio ,come regalalo per la conquista del diploma, adesso le richieste paiono virare sempre più decisamente verso la chirurgia estetica. 10.000 euro la spesa media calcolata per ogni adolescente rifatto in Italia.

Un fenomeno che non conosce distinzione di sesso. Cambiano ovviamente i tipi di intervento richiesti. Nel caso delle ragazze le operazioni più gettonate rimangono per l’85% le liposuzioni seguite a ruota dalle mastoplastiche additive. Almeno mille, secondo la SICPRE, le ragazze under 18 che ogni anno si sottopongono a questo genere di operazioni. Ma notevole è anche l’aumento fatto registrare dalle famose punturine di acido ialuronico, per “pompare” a piacimento le proprie labbra fino al volume desiderato. I ragazzi, invece, optano per lo più per le rinoplastiche e le otoplastiche. In altre parole rimodellare nasi “ingombranti” ed eliminare le odiatissime orecchie a sventola. Fatta eccezione per casi di urgente necessità medica (ossia difetti che incidono direttamente sulla salute fisica del soggetto), la decisione di entrare in sala operatoria per la chirurgia estetica impone sempre a ragazzi e famiglie la massima prudenza. Dal punto di vista medico, infatti, i pericoli maggiori riguardano l’opportunità di eseguire interventi chirurgici su una struttura fisica ancora acerba, in formazione, e quindi impreparata a subire trasformazioni spesso traumatiche: protesi mammarie scadenti, cioè suscettibili di rottura, pleuriti, embolie polmonari, intolleranze all’anestesia, infezioni e complicazioni post operatorie di vario tipo, che addirittura possono indurre al come e alla morte. Senza dimenticare, a d esempio, che sono gli specialisti stessi a consigliare la lipo solo per i casi di grave obesità, preferendo in linea di massima suggerire ad interessati ed interessate, decisi a smaltire rotolini e antiestetiche bucce di arancia, null’altro che una sana attività fisica.

Mastoplastica e Chirurgia Estetica: il parere e consigli degli esperti

Un fenomeno quello dei regali di chirurgia estetica in forte crescita. Sempre più spesso infatti si sente parlare di studenti che superata la maturità o la laurea e che chiedono come regalo ai genitori un intervento di chirurgia estetica. Addirittura talvolta sono i genitori stessi a suggerire questa eventualità.

E’ il Dott. Mario Dini, chirurgo plastico a spiegarci meglio il perché di questo fenomeno e boom di chirurgia estetica sui giovani studenti.

“Vale un principio di base: se l’operazione di chirurgia estetica è motivata da ragioni fondate (un naso “importante” che crea imbarazzo, un seno minimo che mette una ragazza a disagio o persino un principio di obesità), il ritocco può andare bene anche come forma di gratificazione di sé. Quando però l’intervento è superfluo o palesemente dettato da vanità, genitori e giovanissimi rischiano di perdere di vista un elemento fondamentale: per quanto oggi la sicurezza sia altissima, in fondo il “premio” è sempre un’operazione medica e non un gioco. I ragazzi sbagliano a considerarla alla stregua di un telefonino o un gioiello, i genitori ad assecondare questa mancanza di consapevolezza.”

Mastoplastica e Chirurgia Estetica: i punto di chi ha fatto il ritocchino

Per avere una panoramica completa sulla questione, tuttavia non potevamo prescindere dal parere dei diretti interessati. Gli studenti appunto.

Abbiamo, perciò, raccolto la testimonianza di Gabriella di Marzo (21), studentessa al secondo anno di Scienze della Formazione, che con coraggio ed autoironia ci parla della sua personalissima “mastoplastica post-diploma”, avvenuta all’età di 18 anni, dopo un’adolescenza di interminabili disagi e mortificazioni. Trauma, per fortuna, superato brillantemente dopo anni di sacrificio, grazie al sostegno lucido, critico dei genitori e all’onestà/competenza del chirurgo che l’ha operata, riportando ancora una volta l’attenzione sulla necessità di un lavoro sinergico di intesa tra ragazzi, certo, ma anche famiglie e specialisti stessi.

Ciao Gabriella. Parlaci della tua storia di chirurgia estetica. Perché hai deciso di rifarti il seno dopo la maturità? Come hanno reagito i tuoi genitori? Cosa pensi della chirurgia estetica giovanile?

“La mia è la storia di tante ragazze che non si amano perché sentono di abitare un corpo, una fisicità che non riescono a vivere serenamente, come vorrebbero, e che alla lunga finiscono per odiare. Spesso fino all’autolesionismo. Sono sempre stata una ragazza piuttosto alta (1,79 cm oggi), magra, slanciata, ho un bel sedere peccato non si potesse dire lo stesso del mio seno. Praticamente inesistente, due susine tristissime. La classica taglia meno 1 per intenderci. Ricordo che avevo una rabbia spaventosa dentro. Una depressione continua che non ti lascia. Mia sorella, mia mamma, ma anche le mie cugine, le zie hanno tutte dalle terza piena in su, a me invece erano toccati gli avanzi e forse manco quelli! Ora ci rido sopra ma ho vissuto anni tremendi, un calvario. Fidati. Per una donna il seno significa tanto: è un simbolo di identità, di femminilità. Senza è una menomazione dolorosissima.

È come essere mutilati, come si ti avessero tolto un diritto che è tuo “di natura”. Capisci allora che il senso di ingiustizia è incredibile, inaccettabile. Quando non piangevo, passavo intere giornate a leggere robe in internet, a farmi la cosiddetta “cultura” su chirurgia, chirurghi, mastoplastiche additive, rischi, post-operatorio ecc. a guardarmi il seno allo specchio fantasticando qualche taglia in più e ripetendomi ogni volta “Lo faccio?”, “non lo facci? o” come se tra le dita avessi avuto una margherita da spennare.

La notte sognavo di avere delle tette enormi, le toccavo entusiasta, non volevo aprire gli occhi. Mi sentivo felice, poi però mi svegliavo e di nuovo paturnie a valanga. Al mare andavo pochissimo, e dire che mi piace da matti. Addirittura contavo i giorni, ma il countdown manco a dirlo pareva infinito!Se non sei maggiorenne, qui in Italia, non ti operi (giustamente). Pensa che a volte quando mi addormentavo, sognavo di svegliarmi direttamente il giorno del mio 18esimo compleanno.

La prima volta che ho pensato seriamente alla possibilità di rifarmi il seno è stato attorno ai 14 anni, molto presto, quando cioè ho capito che qualcosa nel mio lato A non andava. Crescevo sì, ma nel corpo di una bambina piccola che non ne voleva saperne di assomigliare a quello delle mie compagne di classe. Penso alla mia compagna di banco, Letizia. Ricordo come la guardavo, l’invidia, ma anche la curiosità, l’eccitazione soprattutto quando andavamo a fare palestra. Eccitazione perché il suo era il seno dei sogni, quello che avrei voluto per me, una terza piena, un seno normale. Quello che avrei avuto anch’io appena maggiorenne. Non chiedevo di più.

I miei genitori sapevano. Penso se ne siano accorti subito. Infatti abbiamo cominciato a parlare di questo mio disagio abbastanza presto. Mia mamma mi cuciva i reggiseni, perché le imbottiture non bastavano mai. Mio padre, invece, quando mi vedeva giù mi diceva “Principessa sei bellissima”. Sono stati loro a guidarmi in questa marcia di avvicinamento all’operazione, ad inculcarmi la consapevolezza giusta, frenando quegli entusiasmi e quelle depressioni spesso eccessivi che non ci permettono di riflettere responsabilmente su quello che vuoi e che stai per fare. A quell’età non sai cos’è un intervento chirurgico, figuriamoci se sai come avviene una mastoplastica, l’anestesia, tutto il lavoro psicologico che c’è a monte. Personalmente non sapevo nemmeno come fosse fatta una protesi, se c’erano protesi più adatte al mio seno oppure no. Mi spaventava tutto. Mi domandavo: sto facendo la cosa giusta? In teoria sapevo a chi rivolgermi, ma non come scegliere lo specialista più giusto per me. E poi chiaramente c’era il discorso economico. 6000 euro per una famiglia come la mia significano anni di sacrifici e straordinari.”

“Se non fosse stato per i miei genitori, insomma, non avrei sicuramente avuto quel sostegno morale che serve per affrontare un passo delicato come la mastoplastica additiva”.

La prima cosa che abbiamo deciso è stata quella di prenderci tutto il tempo necessario per ragionare bene la cosa. Ci siamo dati una scadenza ecco, che comunque voleva essere approssimativa: 18 anni, finite le superiori. Non perché avessimo “concordato” una ricompensa per il traguardo scolastico raggiunto, come fanno tanti oggi. Anzi lo sconsiglio vivamente e non approvo i genitori che, anche in buona fede, accondiscendono a queste richieste. Le motivazioni devono essere serie e calcolate. Bisogna scegliere con lucidità, calma, e non affrettare i tempi solo perché pensiamo di fare la cosa più giusta per i figli. La cosa giusta va ponderata poco alla volta, soffrire serve anche ad aprire gli occhi. Ma poi deve intervenire la competenza dello specialista, anche dello psicologo se serve”.

“Ricompensare lo studio con la chirurgia è diseducativo, ingenuo e deleterio. Chi studia deve pensare che sta già facendo qualcosa per se stesso, che le ricompense si chiamano maturità, cultura, consapevolezza. Il resto (viaggi, telefonini, interventi chirurgici) prescinde dallo studio. Sennò sembra quasi un baratto. Se stai meglio con te stesso, viene da sé che le ricadute positive valgono anche per lo studio . Non lo nego. Ad esempio ora frequento l’università ed essermi tolta dalla testa il chiodo fisso del seno mi ha sicuramente ricaricato di fiducia, sicurezza ecc. che per uno studente sono benzina indispensabile. Io non mi sentivo me stessa, ero insicura, malinconica, sebbene non fossi per niente brutta. Nei rapporti con gli altri poi era una frana. Non riuscivo a dire sì a nessun ragazzo. Pensavo mi avrebbero giudicata male, che non mi avrebbero mai vista come una donna a tutti gli effetti perché io per prima non mi sentivo tale. E poi i confronti con le altre, una situazione surreale. Così diciamo che la decisione è diventata necessità. Non potevo più rimandare. Ero sicura di impazzire. Quel seno striminzito mi stava rovinando la vita.  Così io e i miei abbiamo cominciato a guardarci intorno. A loro interessava solo che fossi felice, ma non volevano commettere passi falsi. Il che significa anzitutto trovare il chirurgo giusto per te, stabilire quell’indispensabile tranfer tra paziente e dottore.  Insomma c’è voluto un po’ prima di trovare lo specialista giusto, quello capace di consigliarmi per il meglio.”

“In giro purtroppo è pieno di truffatori che campano sul malessere di tante ragazze come me che fanno la scelta coraggiosa di riporre nelle loro mani il loro stesso futuro. Lo dico sempre. Il bravo chirurgo deve essere innanzitutto uno psicologo sensibilissimo. E soprattutto non deve aver paura di sconsigliare”.

“Personalmente penso di aver fatto una scelta responsabile. Volevo stare meglio e ora sto meglio. Ma questo è stato possibile solo perché io, i miei genitori, il mio chirurgo abbiamo fatto “squadra”.  Bisogna arrivare preparati a certe scelte. Bisogna andare per gradi, muoversi solo quando si è certi di aver considerato e calcolato tutto. Perché si tratta di percorsi lunghi, faticosissimi, che toccano aspetti profondi e privati della tua vita. I bisturi non sono la bacchetta magica, da soli non ti cambiano la vita. La mastoplastica come qualsiasi altro intervento chirurgico può significare l’opportunità di una vita più appagante, certo, ma non è così elementare la cosa. La vita ce la cambiamo noi, nel momento in cui capiamo che per stare bene con noi stessi prima di rifarci il seno, il sedere ecc. dobbiamo rifarci il cervello! La chirurgia può aiutarti a sgombrare la tua prospettiva di vita, ma non deve diventare la “tua” prospettiva. Perché sarebbe un errore. Dev’essere uno strumento, un trampolino per traguardi più alti, non la meta ultima”.

a cura di Matteo Napoli

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy