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11 novembre 2013

Decreto Scuola è Legge Istruzione: i punti del decreto scuola 2013 Carrozza

Il Decreto Scuola è diventato legge. Il decreto scuola 2013 è stato approvato il 7 novembre in seconda lettura e senza modifiche con 150 sì, 15 no e 61 astenuti

Il ministro dell’Istruzione Carrozza è soddisfatta, perché dopo anni e anni di tagli perpetrati ai danni della scuola e della formazione universitaria finalmente si intravedono i primi segni positivi, un cambio di rotta.

Di parere contrario sono gli stessi organici scolastici e universitari che avanzano alcune perplessità, infatti, le associazioni studentesche hanno già dichiarato che a breve saranno previste manifestazioni e contestazioni in merito al Decreto Scuola. La prima manifestazione studentesca è prevista per il 15 novembre.

I motivi del dissenso studentesco sul Decreto Scuola. Gli studenti ritengono che tale manovra non è adeguata per risanare un settore in crisi da troppo tempo e lamentano la mancanza di dialogo con le istituzioni. Inoltre sottolineano:

  • La scarsa incisività delle misure presenti nel Decreto (buone in teoria ma povere di contenuto) stanziamenti irrisori,
  • Welfare studentesco carente,
  • Nessuna apertura rispetto a numero chiuso e bonus maturità,
  • Tendenza alla privatizzazione dei saperi,
  • Poca chiarezza su apprendistato e tirocini professionalizzanti.

Decreto Scuola 2013, bonus maturità e richiesta dell’annullamento del numero chiuso delle università.

Gli studenti in questo senso sono d’accordo: vogliono abolire l’accesso a numero programmato nelle strutture universitarie, perché la scelta del proprio percorso di studi non deve essere delimitato e limitato da “forze esterne”. Gianluca Scuccimarra, Coordinatore Nazionale Udu, (Unione degli universitari) così commenta le decisioni prese dal governo sul bonus maturità:

“La vicenda del bonus maturità di quest’anno rasenta ormai il ridicolo e a farne le spese sono ancora una volta gli studenti che si sono visti cambiare più volte le regole in corso d’opera o addirittura mentre sostenevano i test”.

Prosegue e conclude Scuccimarra: “Non abbiamo dubbi che i vari provvedimenti siano solo dei tentativi per contenere i nostri ricorsi contro il sistema del numero chiuso, ma sono sbagliati proprio perché non capiscono il fine reale della nostra azione: dimostrare che il sistema del numero chiuso è completamente sbagliato e deve essere eliminato. La nostra prima richiesta è di smetterla con provvedimenti “una tantum” e capire che il problema è strutturale: bisogna aprire immediatamente un tavolo concreto con gli studenti per capire tempistiche e modalità per l’eliminazione del numero chiuso e programmato in Italia”.

Decreto Scuola e Welfare studentesco

Nel nostro Bel Paese si calcola oltre 58.000 studenti bisognosi che in in teoria ma non di fatto dovrebbero essere tutelati per poter raggiungere e concludere il traguardo universitario. Tuttavia gli studenti non vengono supportati e si rischia di far diventare l’Università una struttura chiusa per persone benestanti senza possibilità di riscatto per coloro che vogliono studiare e intraprendere una carriera lavorativa adeguata alle loro aspettative.

Scuccimarra così commenta un sistema che sta diventando sempre più elitario: “I dati che hai citato, frutto della nostra elaborazione sui finanziamenti previsti dal Decreto Istruzione, parlano chiaro: avremo nel 2014 un diritto allo studio ai minimi storici per quanto riguarda la copertura nazionale che peraltro sarà pagato per più della metà dagli studenti stessi. Un vero e proprio “schiaffo”, soprattutto in un momento di crisi come questo, a tutte quelle famiglie e quegli studenti che sperano tramite l’istruzione di costruire il loro riscatto sociale. Dimezzare il diritto allo studio non significa solo lasciare senza borsa quasi 60.000 studenti, significa soprattutto costruire un università per pochi, aperta solo a chi può permettersela e distruggere quell’ascensore sociale che sarebbe alla base del reale progresso del Paese.”

Questi sono solo alcuni dei motivi per i quali gli studenti il 15 novembre scenderanno in piazza. Il sistema di formazione è un sistema che non va, nonostante il Decreto Scuola si mostri maggiormente sensibile a garantire un futuro ai laureandi e laureati nel mondo del lavoro con stage ed erasmus in azienda. Anche l’attuazione di questo punto risulta poco chiaro.

Il 15 novembre manifestiamo! Ecco i motivi

A dare una risposta esauriente a tale quesito è Campanelli Coordinatore nazionale Uds che così chiarisce la decisione presa:

“La rotta si inverte con scelte politiche radicali: in primo luogo vanno reintegrati i tagli portati avanti negli ultimi anni a partire dalla legge 133 del 2008. In totale da quel momento sono stati tagliati circa 10 mld di euro all’istruzione pubblica, se si volesse procedere con una portata di finanziamenti pari a quella del Decreto Istruzione ogni anno si impiegherebbero circa 20 anni!

Tutti possono rendersi conto che questo è aberrante, anche perchè già all’epoca l’istruzione pubblica viveva una sofferenza non indifferente. Serve inoltre un progetto che provi a mettere al centro i saperi come motore di sviluppo e cambiamento del paese: come la ricerca e la conoscenza oggi possono permetterci di innovare il paese per uscire dalla crisi? Forse questo è un tema di rilevanza centrale che la politica ha trascurato troppo. Il 15 novembre saremo in piazza in tutt’Italia per affermare questo, contro una legge di stabilità che prosegue nella direzione dell’austerità.”

Sul Decreto Scuola oltre il no degli studenti anche il no del presidente Anief, Marcello Pacifico. Anche l’associazione professionale sindacale di docenti e ricercatori (ANIEF) critica aspramente tale situazione dichiarando: “La Camera dei Deputati delude le aspettative del personale precario della scuola”. E sull’assunzione dei precari, così lamenta, affermando che “alla scarsità di posti vacanti e disponibili, visto che sarebbero quasi il doppio quelli che si sarebbero dovuti accordare, si è aggiunta oggi la grave decisione di non accompagnare il provvedimento con un’adeguata copertura finanziaria. Al contrario di quanto accadde l’ultima volta, nel 2006, a tutti i docenti che verranno assunti nel triennio 2014-2016, si chiede di rimanere fermi allo stipendio base, senza progressioni di carriera, equiparando per ben 8 anni consecutivi la loro busta paga a quella dei precari. È un ricatto”. 

Ma al di là delle critiche di studenti e dell’ANIEF cerchiamo di capire i punti salienti e principali del Decreto Scuola che sono i seguenti:

  • Un maggiore welfare per gli studenti nel Decreto Scuola 2013. Previsto lo stanziamento di 15 mln di euro a favore di studenti delle scuole secondarie di I e II grado in possesso dei requisiti richiesti in materia di trasporto ed assistenza specialistica.
  • Previsto lo stanziamento di circa 100 milioni di euro per le borse di studio destinate a studenti meritevoli. Mentre il Fondo per le università riguarda 150 milioni in più.
  • Il Decreto Scuola per l’edilizia e la sicurezza scolastica prevede interventi straordinari di ristrutturazione, messa in sicurezza e soprattutto adeguamento antisismico.
  • Libri di testo meno cari.
  • Il Decreto Scuola a passo coi tempi favorisce la realizzazione e la fruizione della connettività wireless. Ha stanziato a tal proposito 15 milioni di euro. Stanziati inoltre 8 milioni complessivi per l’acquisto a favore delle situazioni economiche più difficili di libri di testo e ebook da dare in comodato d’uso agli alunni.
  •  Previsti 5 milioni per la lotta alla dispersione scolastica con particolare attenzione alla scuola primaria e all’integrazione degli alunni stranieri.
  • Il Decreto Scuola è attento anche alla salute degli studenti, ampliando il divieto di fumo a scuola ed estendendolo anche a luoghi aperti come ad esempio i cortili. Anche la sigaretta elettronica non potrà essere utilizzata. Previsti incontri tra studenti ed esperti delle Asl per discutere di educazione alla salute e dei rischi derivanti dal fumo.
  • Per il bonus maturità è stato consentito l’iscrizione in sovrannumero per l’anno accademico 2013/2014 per coloro che avrebbero superato i test alle facoltà a numero chiuso in virtù del bonus.
  • Un maggiore collegamento è previsto nel Decreto Scuola tra istruzione e mondo del lavoro.
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