Buona Università, legge di stabilità e riduzione tasse universitarie

Redazione Controcampus 10 Marzo 2015

Dopo la Buona Scuola arriva la Buona Università, ma di cosa si tratta? Cosa cambia nell'Università Italiana? Ecco tutto quello che devi sapere sulla riforma dell'Università nell'intervista a all’On.

Manuela Ghizzoni

In attesa della prossima Legge di Stabilità e della così detta Buona Università, non si ferma il dibattito parlamentare intorno alla riduzione delle tasse universitarie. 

Tra proposte e nuovi modelli Isee ed Iseeu, ecco tutti gli aggiornamenti sulla questione tasse universitarie e sulla Buona Università in progetto. Sarà cambio di passo? Intervista esclusiva all’On. Manuela Ghizzoni.

Dopo la Buona Scuola arriva la Buona Università? Il Governo conferma la disponibilità a “rottamare le rigidità” del sistema tasse universitarie. Pronto un piano per la Buona Università.

Molti i temi sul piatto del nuovo progetto riforma di Buona Università: orientamento, diritto allo studio, finanziamenti, valutazione, didattica e, ovviamente, contribuzione studentesca.

Buona Università e Tasse Universitarie: quanto costa studiare in Italia

Quando il dubbio diventa certezza. Studenti italiani i più tartassati d’Europa? Sembrerebbe di sì. Almeno se facciamo fede alle recenti stime Flc-Cgil, che, per il solo quinquennio 2009-2014, calcola un aumento complessivo delle tasse universitarie del 75%, per una tassazione media nazionale  di oltre 1.500 euro annui a studente. Tra le più alte d’Europa. Un’ipertrofia galoppante, con una geografia tutta sua. A far registrare i picchi più alti, ancora una volta, sono gli atenei del Nord Italia: dai 1.802 euro a studente del Politecnico di Milano ai 1.614 della Statale. Più economiche, invece, le rette nelle università del Sud. A Potenza, l’Università della Basilicata chiede 490 euro l’anno a studente, mentre a Catanzaro (Magna Grecia) la contribuzione si aggira intorno ai 532 euro.

Dura tax, sed tax. Così il Bel Paese, già maglia nera europea quanto a capacità di sfornare laureati, incassa l’ennesima sberla “comunitaria”. Prima di noi, come analizza il rapporto Education at a Glance, rilasciato dall’Ocse nel 2014, c’è solo il Regno Unito, coi suoi oltre 4.500 euro (media “comparativa”) l’anno in tasse agli studenti seguito da paesi d’oltreoceano come Giappone, Stati Uniti, Australia. Tornando in Europa, i paesi scandinavi sono, invece, i più virtuosi. Studiare non costa nulla. Lo sanno bene Danimarca e Svezia, dove chi desidera laurearsi riceve indistintamente una borsa di studio mensile di 900 euro, perché (per quanto “anomalo” possa suonare alle nostre latitudini) lo studio  è considerato, a tutti gli effetti, un lavoro. A costo zero anche le università di Cipro, Malta, Ungheria, Repubblica Ceca e Grecia. In Germania, invece, le tasse sfiorano soglie vicine ai mille euro annui. In Belgio non superano i 653 euro l’anno, in Spagna sforano al massimo i 1.100, mentre in Francia si oscilla da un minimo di 200 euro a un massimo di 1.400. Ma a mettere la ciliegina su questa cartella clinica tutt’altro che esaltante dei costi e delle tasse universitarie tricolore è ancora l’Ocse, per la quale la nostra Università “vanterebbe” la percentuale più bassa di studenti con borse di studio (il 20%) unitamente alla percentuale più bassa (ex equo con la Spagna) di residenze universitarie (solo il 2%).

Riduzione Tasse Universitarie, Ultime News dalla Commissione Cultura

Riduzione Tasse con la Buona Università

Riduzione Tasse con la Buona Università

Una proposta di legge, quella relativa alla riduzione delle tasse universitarie, che, ricordiamolo, era entrata nella fase più “calda” del suo iter parlamentare qualche mese fa (7 Maggio 2014), quando il Sottosegretario all’Istruzione, Angela D’Onghia, aveva dato parere favorevole alla proposta di legge presentata dal deputato 5S Gianluca Vacca, in cui si chiede agli atenei italiani di ridurre la pressione fiscale nei confronti degli iscritti, per un risparmio sulle spese universitarie sostenute dalle famiglie stimato in un rotondo 20%.

Come è noto, fino al 2012 valeva per tutti gli studenti il principio per cui gli iscritti non dovevano superare il 20% di contribuzione al bilancio universitario (FFO). Oggi, invece, questo limite viene costantemente aggirato dacché dal conteggio sono stati estrapolati gli studenti fuori corso restati senza limite e, soprattutto, perché è stata ridotta la platea degli studenti (in corso) che devono mantenersi dentro il tetto del 20%. La ratio della proposta 5 stelle è, dunque, quella di ripristinare il limite del 20%, e di riportare in questo limite tutte le ulteriori spese che gli studenti sostengono presso l’università (biblioteche e altri servizi). Misure che, ovviamente, renderebbero indispensabile un controllo certificato dei bilanci degli atenei. perché, come spiega il deputato 5S Luigi Gallo, “già in presenza del limite gli studenti dovevano farsi carico dei ricorsi per ottenere un loro diritto, ovvero il rispetto di una limitazione della contribuzione stabilità per legge.”

Ma a destare interesse, in Commissione Cultura, è soprattutto la proposta di legge AC 2386, avanzata dal deputato PD Manuela Ghizzoni, che, proprio in merito al disegno pentastellato, parla di soluzione inadeguata e parziale, prevedendo, questa, l’abrogazione di una norma introdotta con la spending review, che sconta quindi il prezzo di caldeggiare il ritorno ad uno “status quo ante” palesemente fallimentare. Tesa a garantire agli studenti italiani un sistema di accesso all’università finalmente equo e attrattivo, la proposta-Ghizzoni si articola su alcune direttrici chiave:

  • esentare dalle tasse tutti gli studenti di famiglie con basso ISEE, cioè l’indicatore dipendente da reddito e patrimonio, indipendentemente dall’anzianità di iscrizione ma purché “attivi”, cioè abbiano conseguito un numero prefissato di crediti formativi universitari;
  • rendere contenuti e graduali gli incrementi di tassazione per gli studenti di famiglie con ISEE medio-basso;
  • fissare un limite massimo al gettito medio per studente in ogni ateneo (invece che al gettito totale), modulandolo territorialmente in rapporto al reddito medio familiare regionale;
  • applicare gradualmente il nuovo sistema e riservare una quota del finanziamento statale al sostegno dei bilanci universitari in relazione al numero degli studenti esenti e alla qualità delle strutture didattiche.

Questi, in sintesi, gli ultimissimi aggiornamenti. Di fatto il dibattito sulla caldeggiata riduzione delle tasse universitarie resta, in attesa di nuovi (e si spera risolutivi) tavoli di concertazione, ancora fermo colle quattro frecce.

Cosa cambia con la Buona Università e con il nuovo Isee

Cosa cambia con la Buona Scuola

Cosa cambia con la Buona Scuola

Anno nuovo, nuovi indicatori o meglio un indicatore “modulare”. Addio insomma all’ISEE “integrato”. Da Gennaio 2015 gli Italiani, infatti, hanno a disposizione ben sei tipologie di indicatori differenziati sulla base della prestazione agevolata richiesta. Uno di questi riguarda proprio gli universitari che chiedono di accedere alle prestazioni agevolate connesse al diritto allo studio, il cosiddetto Isee UniversitàMa come funziona l’Isee Università e come compilarlo? Si tratta, in pratica, di richiedere un Isee ad hoc, calcolato assumendo come riferimento il reddito del nucleo familiare dello studente “slegato” dalla residenza anagrafica dello stesso.

Studenti e famiglie impegnati nel pagamento delle tasse universitarie non dovranno fare alto che compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (Dsu) Standard (non la mini). La Dsu per l’Isee Università, più precisamente, può consistere o nella compilazione del modulo MB.1 (sul nucleo familiare e la casa) o del modello MB.2 (quadro C) sulle prestazioni universitarie: in questo caso occorrerà precisare la presenza dei genitori nel nucleo familiare e l’autonomia dello studente. Nel caso particolare in cui nel nucleo familiare sia presente un solo genitore e l’altro risulti non coniugato e non convivente, andrà compilato anche il quadro D del modello. Per quelle prestazioni, invece, che afferiscono ai dottorati di ricerca, permangono  le regole generali che disciplinano l’Isee standard.

L’Isee Università va presentata all’Inps oppure alle segreterie dell’ateneo o l’ente per il diritto allo studio, che, entro quattro giorni dalla ricezione della Dsu, trasmetteranno in via telematica i dati al sistema informativo dell’Isee. Per maggiori chiarimenti, rimandiamo alla guida predisposta dal Ministero del Lavoro.

Scarica >> Istruzioni Isee Università e Tasse Universitarie 2015. Come richiedere e compilare

Manuela Ghizzoni

Manuela Ghizzoni

Ma quali sono, ad oggi, le principali novità sul tavolo della VII Commissione Cultura in merito al paventato alleggerimento delle tasse universitarie? Quali sono le novità della  Buona Università

Come si abbassa la pressione fiscale su studenti e famiglie? E come risolvere le sofferenze economiche dei nostri atenei? Le coperture previste basteranno alla bisogna?

Lo abbiamo chiesto ad una “insider”, lOn. Manuela Ghizzoni (PD), ex Presidente della VII Commissione Cultura della Camera e attuale Vicepresidente della stessa.

In tempi di Sblocca Italia, sono tante le questioni ancora da dirimere: tra queste lo spinoso tema della riduzione delle tasse universitarie. Ogni anno più esose, con rette spesso ampiamente sopra la media europea. I rettori puntano il dito contro sforbiciate ed amnesie del sistema politico. Dal 2009 l’università perderebbe ogni anno 1 miliardo di euro, obbligando de facto gli atenei a calcare la mano sulle tassazioni e a mettere la testa fuori dai tetti imposti dalla legge. Il Governo, invece, si trincera sotto la gonnella della crisi economica. On. Ghizzoni, quali e quante colpe ritiene sia possibile addebitare alla politica e quali/quante agli atenei?

“Attribuire delle colpe è un esercizio inutile, se fine a se stesso. Può servire, invece, per inquadrare il problema e i soggetti coinvolti. E il problema, rispetto alle tasse universitarie, c’è. Per far frequentare l’università ai figli, una famiglia italiana affronta costi alti, tra i più alti in Europa secondo le analisi OCSE. Da noi uno studente paga in tasse più del doppio che in Francia, mentre in molti Paesi nulla si paga. Peraltro, solo l’8% degli studenti italiani riceve una borsa di studio mentre i loro omologhi francesi, tedeschi o spagnoli sono tre volte di più. In molte università, poi, la tassazione non è distribuita equamente rispetto al reddito e al patrimonio delle famiglie degli studenti, col risultato che le più abbienti pagano relativamente poco e le meno abbienti relativamente molto. In più, la tassazione media per studente oscilla molto, introducendo pesanti disparità territoriali a cui non corrispondono adeguati sostegni alla mobilità. La combinazione tra questi fattori – tasse alte e non distribuite in modo equo, poche borse di studio, squilibri territoriali, bassa mobilità – scoraggia l’iscrizione all’università: le matricole sono diminuite del 14% tra il 2009 e il 2013. Le università hanno autonomia impositiva e, quindi, hanno responsabilità diretta sul grado di equità e progressività delle contribuzioni imposte agli studenti, ma sulla loro entità pesa, in generale, il progressivo definanziamento del sistema universitario da parte dello Stato: il Fondo di Finanziamento Ordinario – FFO – è drammaticamente diminuito, di ben il 21% negli ultimi sei anni (l’incremento di 150 milioni a regime, deciso nell’ultima legge di stabilità, è importante ma non compensa i precedenti tagli). In questi anni di perenne instabilità politica e governativa, si è messo mano al sistema contributivo studentesco con interventi iniqui, ragioneristici e frammentari (in particolare, lo ha fatto il Governo Monti nel 2012). Questa è una delle colpe. Ora, è tempo che le parti in gioco intervengano per riparare agli errori compiuti, soprattutto a fronte dei preoccupanti dati sulle immatricolazioni e – di converso – dell’obiettivo imposto dalla strategia europea 2020 di raggiungere il 40% di laureati tra i 30/34enni (in Italia l’attuale percentuale è lontanissima all’obiettivo: 22,4!). Ritengo che i contenuti della mia proposta di legge – AC 2386 – possano intervenire positivamente per risolvere alcuni dei problemi esposti. Ma perché questo accada, i soggetti coinvolti devono compiere un percorso condiviso, soprattutto per quanto riguarda gli obiettivi.”

La Sua proposta consiste, sinteticamente, in una rimodulazione delle tasse in base ad un indice che variabile in base alla regione dove si trova l’università, cui si accompagna una contemporanea introduzione di una fasciazione progressiva. 3 i cardini: assegnazione agli atenei statali di una quota aggiuntiva di finanziamento in proporzione al numero degli studenti esenti, importo medio regionalizzato della contribuzione studentesca non superiore ai 900 euro, ma soprattutto una No Tax Area fino a 20.000 euro di ISEE. Ci aiuta ad approfondire il contenuto della Sua proposta?

“Quanto anticipato nella domanda è giusto. La mia proposta, sinteticamente, riflette su questo possibile scenario:

  • esentare dalle tasse tutti gli studenti di famiglie con basso ISEE, cioè l’indicatore dipendente da reddito e patrimonio, indipendentemente dall’anzianità di iscrizione ma purché “attivi”, cioè abbiano conseguito un numero prefissato di crediti formativi universitari;
  • rendere contenuti e graduali gli incrementi di tassazione per gli studenti di famiglie con ISEE medio-basso;
  • fissare un limite massimo al gettito medio per studente in ogni ateneo (invece che al gettito totale), modulandolo territorialmente in rapporto al reddito medio familiare regionale;
  • applicare gradualmente il nuovo sistema e riservare una quota del finanziamento statale al sostegno dei bilanci universitari in relazione al numero degli studenti esenti e alla qualità delle strutture didattiche.

Questo impianto di proposta faciliterebbe il rispetto dei principi di equità e progressività che già ora la legge dispone in merito alla contribuzione studentesca (ma la legge, si sa, non sempre viene rispettata…); inoltre, fissare il limite nazionale ad un valore non lontano dall’attuale valore medio lascerebbe invariata la contribuzione totale ma la si distribuirebbe più equamente tra le famiglie italiane, sia all’interno di ciascun ateneo che tra i vari atenei. Inoltre, contribuzioni più eque incentiverebbero i giovani ad immatricolarsi e ad impegnarsi in formazione universitaria, che resta l’investimento più redditizio secondo l’OCSE. Queste azioni positive abbatterebbero anche lo “spread della conoscenza”, che è altrettanto pericoloso di quello tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi.”

Non solo il M5S, anche il Ministro Giannini, tempo addietro, si era detta disponibile ed interessata a convergere, almeno in linea di merito. Tanto che si era parlato di un nuovi tavoli tra gennaio e marzo. Secondo Lei, ci sono i margini per addivenire, magari in tempi non eccessivamente logoranti, ad un testo unico condiviso?

“Me lo auguro! Peraltro, da parte del sistema universitario sono arrivati segnali confortanti. Il rettore dell’università di Bologna, Ivano Dionigi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico – avvenuto alla presenza del primo ministro Renzi – ha detto che bisognerebbe azzerare le tasse per il conseguimento della laurea triennale (attingendo le risorse necessarie – ha aggiunto – dai risparmi che lo Stato recupera dal blocco degli scatti stipendiali dei professori!). All’università di Firenze, poi, grazie anche all’impegno costante delle organizzazioni studentesche presenti in Senato e nel CdA, dall’anno accademico in corso è stato introdotto un nuovo sistema di contribuzione che ricorda, nell’impianto, la proposta AC 2386. Non abbiamo lavorato insieme, ma siamo arrivati alle stesse conclusioni dopo un’analisi del contesto (che ho richiamato nella prima risposta). Quella di Firenze è una scelta incoraggiante, soprattutto se si considera che è stata assunta senza alcuna compensazione della quota di FFO. Dovremo studiarne gli esiti, in particolare per quanto riguarda la percentuale dei nuovi iscritti, le condizioni sociali delle loro famiglie, l’ammontare medio e complessivo del contributo studentesco. Informazioni utili per valutare la “fattibilità” del modello previsto nella proposta di legge e, soprattutto, per verificare se l’ammontare della quota di FFO prevista per la compensazione ai bilanci di ateneo sia adeguata. Ma la Commissione Istruzione e Università della Camera non è un semplice “servizio studi”: è la sede in cui si approntano leggi per risolvere problemi. Ora, per procedere nell’iter della proposta di legge AC 2386 occorre che il Governo passi dalla disponibilità all’impegno concreto nella discussione. Un impegno che non può più essere procrastinato.”

Una necessita, quella di calmierare le tasse universitarie, che ci riporta ovviamente al capitolo “risorse”. In questo senso l’aumento di 150 milioni del Fondo di finanziamento statale e di altrettanti del fondo per le borse di studio basterà a dare gambe alle novità previste dalla proposta? O serviranno altri e più consistenti investimenti per evitare, come mormorano gli scettici, che le promesse si risolvano nell’ennesimo spot ?

“L’incremento del FFO e del Fondo integrativo per le borse di studio sono decisioni molto utili e positive, che dopo gli anni di tagli draconiani non vanno assolutamente sottovalutate. Ma per dare gambe alla proposta sulla contribuzione universitaria occorre un impegno ancora maggiore, che può essere assunto progressivamente, nel corso di un triennio/quinquennio. Un impegno che ci aspettiamo sia preso a partire dalla prossima legge di stabilità.”

Matteo Napoli

© Riproduzione Riservata
avatar Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro.Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte.Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto.Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo.Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. Nasce Controcampus.it, primo portale di informazione universitaria e il trend degli accessi è in costante crescita, sia in assoluto che rispetto alla concorrenza (fonti Google Analytics).I numeri sono importanti e Controcampus si conquista spazi importanti su importanti organi d’informazione: dal Corriere ad altri mass media nazionale e locali, dalla Crui alla quasi totalità degli uffici stampa universitari, con i quali si crea un ottimo rapporto di partnership.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto