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23 gennaio 2017

Storia del 27 gennaio 1945, Giornata della Memoria: origini e significato Shoah

Storia del 27 gennaio 1945, Giornata della Memoria
Storia del 27 gennaio 1945, Giornata della Memoria

Storia del 27 gennaio 1945, Giornata della Memoria

La vera storia del 27 gennaio 1945 per ricordare e non dimenticare la Giornata della Memoria: origini e significato della Shoah e dell’Olocausto.

Cosa si ricorda il 27 gennaio? Perchè si festeggia il Giorno della Memoria?

Ogni anno, per evitare che il significato di Shoah venga dimenticato, soprattutto dai più giovani, vengono organizzati numerosi eventi ed iniziative. Film, documentari e immagini illustrano cosa significa Olocausto. E perchè è importante non dimenticare quanto avvenne prima e durante la Seconda Guerra Mondiale ai danni degli ebrei e delle altre vittime della ferocia nazista. Il 1° novembre 2005, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite stabilì che il 27 gennaio di ogni anno fosse celebrata la Giornata della Memoria. La scelta della data non fu casuale, perchè è in quel giorno che ricorre l’anniversario della liberazione dei deportati del campo di sterminio di Auschwitz.

La storia del 27 gennaio 1945 è raccontata dal filmato del capitano Aleksander Vorontsov, che con la sua cinepresa, ha raccontato al mondo l’orrore che si nascondeva nei lager nazisti. In questa data vengono spesso riproposti documentari storici e video che raccontano quanto avvenne in quei difficili anni. Perchè il mondo non dimentichi le oltre 15 milioni di vittime dell’Olocausto.

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche della 60° Armata del 1° Fronte Ucraino arrivarono per prime nella città polacca di Auschwitz, scoprendo il famoso campo di concentramento. In questa data si celebra la liberazione dei superstiti del campo, e si ricordano tutte le vittime del nazismo. A partire da quel giorno, il resto del mondo venne a sapere dello sterminio nazifascista. E attraverso foto e testimonianze venne raccontato quanto era avvenuto all’interno dei lager.

Storia del 27 gennaio 1945, Giornata della Memoria: significato e origini Shoah e Olocausto

Durante il Giorno della Memoria e con la storia del 27 gennaio, termini come Olocausto e Shoah tornano ad essere attuali. Ma qual è il loro significato e traduzione? Qual è la differenza? Il significato di olocausto è “bruciato interamente“. E’ una parola di origine greca che veniva usata per indicare il “sacrificio”. A partire dal XX secolo con il termine Olocausto si indica il genocidio, ossia la distruzione, degli ebrei d’Eurpa ad opera della Germania nazista. In seguito con questo termine si è scelto di indicare per estensione lo sterminio nazista verso tutte le categorie ritenute “indesiderabili”.

Il significato di Shoah è, invece, “distruzione”, oppure “tempesta devastante” (dalla Bibbia, Isaia 47,11). Si tratta di un termine di origine ebraica. Attraverso il quale si fa sempre riferimento allo sterminio del popolo ebraico avvenuto tra il 1939 ed il 1945.

Per meglio comprendere la storia del 27 gennaio 1945 occorre andare qualche anno indietro.  Solo così si possono capire quali sono state le ragioni e gli eventi che hanno portato al genocidio nazifascista. Bisogna risalire al 1925, anno in cui avvenne la pubblicazione del libro Mein Kampf (La mia battaglia) di Adolf Hitler. E’ in questo testo che avvenne l’iniziale diffusione dell’ideologia razzista, in particolare antisemita.

L’idea di creare un mondo “purificato”, “pulito” era legittimata proprio da questa ideologia antisemita. Quest’ultima inizialmente prevedeva l’emarginazione progressiva degli Ebrei dalla società tedesca. Le ragioni che hanno condotto alla Shoah possono essere indicate in sintesi in determinati momenti storici. Vediamo di seguito i più importanti. Per ricordare in sintesi la storia della Shoah. Ma anche il significato del 27 gennaio.

La vera storia del 27 gennaio 1945, Giornata della Memoria e del ricordo

All’origine dell’Olocausto ci furono dapprima le Leggi di Norimberga del 1935, attraverso le quali si legittimava l’esclusione dalla vita sociale dei cittadini ebrei. Nella notte tra 8-9 novembre 1938, detta notte dei cristalli, furono bruciate le sinagoghe presenti in Germania. Molti negozi ebraici vennero distrutti.

Nel 1940 iniziarono ad essere messe in pratica le deportazioni  della popolazione ebraica ad opera della Wehrmacht. Successivamente, nel gennaio 1942, durante la Conferenza di Wansee, i vertici nazisti decisero di mettere in pratica la “soluzione finale della questione ebraica“. Con questo eufemismo si indicava lo sterminio sistematico degli ebrei. Attraverso questo giro di parole si cercava di mimetizzare il genocidio all’esterno. Ma si cercava di giustificare anche quanto avveniva all’interno dei lager. Come se l’Olocausto fosse necessario per risolvere un problema di portata mondiale.

Si arriva quindi alla storia del 27 gennaio 1945, giorno in cui avvenne la liberazione dei superstiti all’interno dei campi di sterminio. I prigionieri di Auschwitz iniziarono ad avvertire l’avanzata dell’Armata Rossa. In quelle gelide notti, si sentivano le esplosioni che diventavano sempre più vicine. Allora intorno al 18 gennaio 1945 i gerarchi nazisti decisero di battere la ritirata. Le SS portarono con se oltre 60.000 detenuti, che intrapresero un’ultima “marcia della morte”. Erano destinati ad essere rinchiusi negli altri lager ad Ovest della città.

Il 20 gennaio 1945 i nazisti fecero esplodere i forni crematori 2 e 3 di Auschwitz. Nei giorni successivi anche il forno 5. In questi luoghi erano stati bruciati centinaia di migliaia di corpi. Il 27 gennaio è la Giornata della Memoria, a ricordo di quanto avvenne in questa data nel 1945. Le truppe sovietiche delle Prima Armata del Fronte Ucraino entrarono nel campo di sterminio, e liberarono oltre 7.000 detenuti ancora in vita.

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