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Giovani e politica: disaffezione o disinteresse dei partiti

Martina Sapio 28 Giugno 2021
M. S.
30/07/2021

Il tema giovani e politica con riferimento all'impegno e partecipazione è vecchio, la disaffezione è la conseguenza, e spesso la causa è il disinteresse dei partiti politici.

Non è un mistero che le attuali generazioni siano lontane dalla politica rispetto a genitori e nonni. Le cause potrebbero essere diverse, si cerca di capire cosa chiedono i giovani alla politica, esigenze che non possono più essere soddisfatte dai vecchi partiti. O forse il problema è nella disaffezione e assenza d’impegno politico e sociale dei giovani.

E ancora, potrebbe essere colpa dei genitori, che non educano più i figli all’impegno sociale. Oppure colpa della scuola e istruzione che non forma più una coscienza giovanile.

Ma in realtà, se si guarda ai partiti del nostro paese, al momento non ne esiste uno che parli davvero e seriamente dei bisogni e delle richieste dei giovani, a partire da scuola, istruzione e futuro.

Alle ultime elezioni i dati su giovani e politica ci hanno mostrato che il 40% dei ragazzi ha dichiarato di essere andato alle urne senza una vera convinzione. Buona parte di quella percentuale ha poi dichiarato di aver votato per il “meno peggio”. Per poter analizzare a fondo la questione abbiamo chiesto l’intervento del Prof. Raimondo Pasquino, accademico, già rettore e politico, persona da sempre vicina ai giovani.

Rapporto giovani e politica: cosa chiedono le nuove generazioni ai partiti politici, cosa vogliono oggi

Alcune voci dell’opinione pubblica hanno chiamato il problema del rapporto tra giovani e politica una corsa contro il tempo. Ed è vero, perchè il divario tra questi due mondi cresce a ritmi molto veloci. Ma ci sono, in direzione contraria, anche ragazzi che s’interessano dell’arte del governo. Che parlano, discutono, contestano. Che fanno attivismo, soprattutto sui social. E allora, cosa chiedono questi ragazzi al mondo politico? Cosa vogliono? A risponderci è Alessandro Troncone, studente universitario.

“Le nuove generazioni chiedono crescita ed arricchimento, e che le istituzioni incentivino alla formazione, sia a livello personale che come cittadini. Chiedono che (le istituzioni) possano interessarsi del futuro delle nuove generazioni su due livelli. A livello di sostenibilità del debito pubblico che grava su di loro. A livello di opportunità e quindi di ascensore sociale. Ascensore che ad oggi sembra non funzionare, e si spera che in un futuro con interventi precisi e strutturati si possa tornare a far funzionare.” 

Dipende dal fatto che non esiste un partito “per le nuove generazioni”? “Al momento la questione non è che non c’è un partito. Tutti i partiti promettono di interessarsi dei ragazzi. Ma quando poi salgono al governo, o prendono il potere, mettono in campo politiche che non vanno oltre il consenso elettorale. Sono rivolte a quelle persone che possono votarli nell’immediato, invece che alle nuove generazioni.” – Ci dice Alessandro -.

Perché le nuove generazioni si sono allontanate? Di chi è la responsabilità? Ognuno ha la sua quota (di responsabilità). E questo dipende anche dal fatto che la società ci impone di interessarci di molte tematiche in maniera estemporanea. I ragazzi, ma anche le persone più adulte, si interessano di alcune tematiche solo temporaneamente. Il tempo di uno spot, di un tg, di una pubblicità. Questo poi comporta la mancanza nel pratico di interventi che possano effettivamente essere utili.”

“Da una parte i ragazzi non si rendono conto delle battaglie generazionali che li attendono. Ma dall’altra la classe istituzionale non fa nulle per incentivarli. Una proposta in merito sarebbe quella di dare il voto ai sedicenni. Proposta discussa ma condivisibile, perchè imporrebbe ai politici di parlare ad una categoria di persone al momento sconosciuta. E, di conseguenza, a proporre idee e riforme fatte per loro.” – Conclude Alessandro Troncone –

Perché le nuove generazioni sono uscite dall’agenda politica

Un editoriale de La Repubblica, risalente ma rimasto famoso, fu titolato “Giovani e politica una generazione altrove“. L’opinione del 2013 riportava come un voluminoso 55% dei ragazzi non ritenesse i partiti un pezzo fondamentale per il funzionamento della democrazia. Un dato quasi travolgente, più della metà. Ma perchè le nuove generazioni hanno perso fiducia nei partiti? Di chi è la colpa?

“Io credo che quando ci sono delle rotture in qualsiasi campo, la responsabilità sia di entrambi i contendenti. I partiti sono andati in crisi. Per cercare di risolvere la crisi, invece che avvicinarsi al territorio della loro rappresentanza, hanno creato una rappresentanza verticistica.”  – Chiosa il professore Raimondo Pasquino -.

“Una volta, quando si eleggeva un deputato, questo doveva essere vicino al territorio. Quando si sono fatte le liste bloccate in molti casi il deputato è rimasto fuori dal contesto dell’area, e quindi non c’è nessuna corrispondenza tra quel partito, il rappresentante e il territorio che è chiamato a rappresentare.”  Sottolinea il Prof. Pasquino.

“Il secondo fattore è che a causa di questo allontanamento dei partiti, anche il popolo ha preso le distanze. Detto questo, è chiaro che la posizione dei giovani è diventata di disinteresse verso la politica. Perchè il giovane deve essere aiutato a crescere. E al contrario i partiti sono diventati sempre più avulsi dal contesto della rappresentanza, e quindi non hanno recepito i bisogni delle nuove generazioni.” Prosegue.

Perché le nuove generazioni non fanno più parte dell’agenda dei partiti? “I partiti hanno pensato di poter recuperare le nuove generazioni cercando di attirare nuovi potenziali elettori. Non hanno cercato di avvicinarli alle istituzioni. I ragazzi hanno visto, nel tempo, che tutti si riempiono la bocca delle esigenze delle loro esigenze. Tutti i partiti propongono un assessorato alla gioventù. Ma non ci sono mai gli strumenti e una vera rappresentanza dei ragazzi nelle istituzioni. – Fa sapere il professore e politico -.

“Se il massimo dei partiti è enunciare i problemi dei ragazzi, allora è normale che ci sia stato un allontanamento.”

Come avvicinare i giovani alla politica con maggiore partecipazione

Negli ultimi anni i giovani si sono avvicinati alla politica, anche in conseguenza all’acuirsi di problematiche ormai diffuse, come la disoccupazione. I ragazzi hanno prestato attenzione ai movimenti dei partiti, alle scelte, alle decisioni dei ministri. Hanno parteggiato per le varie parti. Hanno mostrato capacità di critica, di organizzazione, di protesta. Ma non è ancora abbastanza. E allora la domanda nasce spontanea. Come si possono avvicinare le nuove generazioni al mondo politico? 

“Personalmente mi sono sempre battuto perchè le nuove generazioni diventassero la faccia nuova delle istituzioni. Credo fermamente che questo si possa fare. Non ci sono dubbi che noi (che abbiamo già ricoperto cariche istituzionali) ci dobbiamo far utilizzare dai ragazzi per farli avanzare nella loro carriera istituzionale. “  – Fa sapere il prof. Pasquino -.

Quindi le nuove generazioni dovrebbero partecipare attivamente? “Certamente. Se il giovane non inizia nella rappresentanza, se non inizia un percorso politico, non avrà mai esperienza. Senza non si va da nessuna parte. Il giovane deve occupare una posizione che gli faccia apprezzare la rappresentatività dell’istituzione. Bisogna che il giovane si dedichi ad essere un rappresentante del popolo. Quanto più un ragazzo è vicino a queste posizioni, tanto più potrà vedere che le istituzioni non sono lontane e vi si può partecipare in modo autonomo.”

E per i ragazzi non interessati ad avere una carica istituzionale, è possibile avvicinarli al discorso politico? “Quando parliamo di istruzione alla discussione istituzionale, là solo c’è la condizione per l’avvicinamento.” – Premette il professionista -.

“Purtroppo oggi nessuno vuole discutere di politica, tutti si sentono protagonisti. Mi è capitato ultimamente di iscrivermi su un social network, e ho visto che cosa si scrive. Quello è risentimento, non discussione.”

“Si discute se qualcuno, avendo passione, vuole approfondire i temi centrali del proprio tempo.  Da qui poi si può arrivare a soluzioni, che diventano punti programmatici che si potranno, eventualmente, proporre alle istituzioni.” – Conclude Raimondo Pasquino -.

© Riproduzione Riservata
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Martina Sapio Studentessa di Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, scrivo per la sezione Attualità e vedo nel giornalismo il modo migliore di mettere in pratica le mie conoscenze. Ho sempre amato scrivere così come ho sempre amato informarmi sul mondo che mi circonda, sul suo modo di cambiare e di evolversi. Per questo ho deciso di iniziare ad esplorare questo mondo. Capire da quali meccanismi è mossa la nostra società. Mi interesso in particolar modo di politica e di tematiche economiche, sia di carattere nazionale che internazionale, di come queste costanti influenzino tutti noi. Nello scrivere cerco di essere quanto più diretta e chiara possibile: un lavoro di ricerca e di rifinitura che ha come obiettivo la sola, vera informazione. Leggi tutto