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29 aprile 2012

L’inutilità dell’educazione fisica nelle scuole italiane

In questo tempo di crisi non si può non parlare dei professori di educazione fisica e dei loro stipendi regalati dallo Stato.

Alcuni di questi professori, infatti, leggono il giornale in palestra o si presentano a lezione in giacca e cravatta, altri lasciano gli studenti da soli, liberi di inventarsi un passatempo a volte con un pallone, altre volte con un mazzo di carte. Sembrerebbe ormai finito il tempo della tuta e delle scarpe da ginnastica.

Insomma, in molti casi lo spazio che la scuola dovrebbe ritagliare allo sport e alla cura del corpo si rivela un’ora di buco, una pausa, un intervallo in cui gli studenti preferiscono fare altro.

È scandaloso e vergognoso scoprire che alcuni docenti non adempiono il loro ruolo d’insegnante; spesso non conoscono nemmeno gli studenti delle loro classi e ai colloqui con i genitori parlano in modo vago e superfluo.

Nelle scuole italiane le palestre sono fatiscenti, le attrezzature insufficienti e i genitori preferiscono iscrivere i figli in strutture private.

L’educazione fisica dovrebbe trasmettere la passione per lo sport, il rispetto delle regole e degli avversari, la cura del proprio corpo attraverso una corretta alimentazione, stimolare una sana competizione, invece si rivela essere una perdita di tempo, energie e risorse economiche.

Ci si dovrebbe interrogare sull’importanza e sulla necessità di mantenere attiva questa materia. Presupponendo un buon adempimento dei docenti ai loro compiti e un’adeguata partecipazione da parte degli studenti, quale sarebbe il risultato finale e che valore avrebbe?

Forse comporterebbe lo stesso beneficio di una dieta che si segue due giorni su sette.

Data la struttura del sistema scolastico italiano, difficilmente l’amore per lo sport potrà mai nascere tra i banchi di scuola. Sarebbe necessario riformulare la concezione dell’educazione fisica nelle scuole, partendo dalla ginnastica di base per arrivare a insegnare sport veri e propri, magari attraverso la realizzazione di palestre attrezzate, spogliatoi e la formazione di atleti da lanciare nel mondo agonistico.

Per raggiungere un obiettivo così arduo, la scuola deve essere ricollocata al centro della società e rifinanziata nell’unica misura in cui può generare “ricchezza” per il Paese.

La scuola, in fondo, è cultura, pensiero libero, futuro, progresso.

Herriot, infatti, ha detto: “La cultura è ciò che rimane quando si è dimenticato tutto”.


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