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19 maggio 2015

Laurea estera riconosciuta in Italia: quali sono e come riconoscerle

Borsa di Studio per Laureati

La laurea estera ha lo stesso valore della laurea italiana? Ecco il punto sulle università a distanza, sul valore legale della laurea estera e in particolare della laurea svizzera.

Laurea estera

Laurea estera

Ecco come ottenere il riconoscimento del titolo straniero presso un ateneo italiano. Il tutto corroborato e rinvigorito dall’interessante parere di una voce istituzionale, quella del Direttore del Cimea Naric Luca Lantero.

La laurea estera continua a sedurre migliaia di aspiranti corone d’alloro. Negli ultimi anni, infatti, tantissimi studenti si sono spinti oltre confine, al di là delle italiche terre, attratti da sistemi universitari meno ostici di quello nostrano. Spagna, Romania ed Albania. Sono queste le mete più gettonate. Ma, come spesso accade, c’è un rovescio della medaglia: crescono, in maniera esponenziale, i dubbi relativi alla validità di questi titoli.

In Italia, infatti, la certezza del riconoscimento della laurea estera è del tutto evanescente, obnubilante, lautamente aleatoria. La decisione è sempre individuale. Spetta ai singoli atenei discernere, caso per caso, tra una miriade di cavilli legali, burocratici e metodologici. Dalla valutazione minuziosa dei crediti e della durata dei corsi di studio all’ottemperanza alla Convenzione di Lisbona. Sono tanti, forse troppi i parametri di valutazione, gli ostacoli al riconoscimento della laurea estera. Il sistema universitario italiano, del resto, presenta sfumature e peculiarità a dir poco evidenti. Ed è per tale motivo che gli atenei esaminano i titoli stranieri, con grande attenzione, disponendo, in molti casi, l’obbligatorietà del recupero dei crediti.

Ad ogni modo, il riconoscimento dei titoli universitari in Europa è regolato dalla Convenzione di Lisbona del 1997 del Consiglio d’Europa (ratificata dalla legge 148/2002 e relativo regolamento attuativo d.p.r. 189/2009) e dal celebre Processo di Bologna del 1999.

Dal valore della laurea estera, alla Convenzione di Lisbona ed al Processo di Bologna

In tali normative si afferma, in soldoni, che “la competenza per il riconoscimento dei cicli e dei periodi di studio svolti all’estero e dei titoli di studio stranieri è attribuita alle università italiane ed agli istituti di istruzione universitaria, che la esercitano nell’ambito della loro autonomia e in conformità ai rispettivi ordinamenti, fatti salvi gli accordi bilaterali in materia”.

Il Processo di Bologna, in particolare, affonda le proprie radici eziologiche nella necessità di edificare uno spazio europeo d’istruzione superiore, attraverso la ristrutturazione omogenea dei sistemi universitari del Vecchio Continente ed il riconoscimento reciproco dei titoli e dei periodi di studio. Il leitmotiv della storica dichiarazione firmata, nel 1999, nella città delle due torri, è simboleggiato dalla volontà di far convergere i differenti sistemi universitari europei verso un sistema comune, basato su tre cicli: bachelor, master e research doctorate (che corrispondono rispettivamente alle italiane laurea triennale, magistrale o specialistica ed al dottorato di ricerca; per maggiori informazioni, si prega di consultare il sito del Miur).

L’obiettivo nevralgico della Convenzione di Lisbona, invece, coincide con il reciproco riconoscimento dei titoli di studio. Tutti hanno il diritto di ottenere la valutazione della propria laurea estera in assenza di qualsiasi forma di discriminazione. Ma il riconoscimento della laurea estera deve avvenire esclusivamente sulla base di un’adeguata e trasparente valutazione delle conoscenze e delle competenze acquisite. L’ateneo italiano decide sul riconoscimento della laurea estera sulla base di adeguate informazioni fornite dalla stessa istituzione accademica straniera che ha rilasciato il titolo. Le decisioni, di norma, devono essere adottate entro un lasso di tempo ragionevole, e possono essere appellate in caso di rifiuto. Il diniego di riconoscimento può trarre origine dall’esistenza di sostanziali e comprovate divergenze tra i requisiti generali di accesso nei due Paesi. Ad ogni modo, soltanto le istituzioni ufficiali (cioè quegli istituti che le competenti autorità del sistema universitario di riferimento presentano come propri) sono autorizzate a rilasciare titoli di studio, conformi alla legislazione nazionale vigente, meritevoli di riconoscimento da parte degli altri paesi europei.

La laurea estera ha lo stesso valore di quella italiana? Ce ne parla il Cimea.

Luca Lantero

Luca Lantero

Desiderosi di far luce sulla validità della laurea estera, abbiamo contattato il Dott. Luca Lantero, Direttore del Cimea – Naric italiano ed esperto internazionale in sistemi esteri e valutazione di titoli di studio.

Direttore Lantero potrebbe parlarci dell’importanza sempre crescente e delle funzioni del Cimea, Centro Informazioni Mobilità Equivalenze Accademiche? “Il Cimea in questi anni ha visto crescere il numero di richieste provenienti dagli utenti, a cui rispondiamo gratuitamente. Ogni anno valutiamo circa 8.000 casi. – Dice il dott. Lantero –

“Questo incremento delle domande è dovuto al fatto che il possessore di laurea estera non è più solo il cittadino straniero, ma è anche quello italiano. Oggi, infatti, parliamo di cittadinanza del titolo. Tuttavia, non esiste alcuna legislazione europea sul riconoscimento accademico dei titoli. Ciò significa che ogni Paese ha voluto mantenere per sé questa prerogativa”.

Potrebbe, cortesemente, rendere edotti i nostri lettori in merito al meccanismo della validità ai fini del riconoscimento e della spendibilità della laurea estera? Che cosa ne pensa del sistema universitario svizzero?

“L’Italia ha pienamente recepito la Convenzione di Lisbona e pubblicato differenti procedure a seconda dello scopo, per il riconoscimento dei titoli. Quindi, non abbiamo più le equipollenze, ma procedure finalizzate a seconda del riconoscimento. Quello uesvizzero è un sistema particolare. Un sistema in cui pullulano istituzioni che non sono ufficiali su tutto il territorio. Istituzioni che l’Italia non riconosce. Il recepimento della convenzione di Lisbona, infatti, implica anche delle regole di salvaguardia che il Paese deve tenere per non far entrare titoli non adeguatamente certificati dal sistema estero di provenienza. La Convenzione del resto ha introdotto il diritto alla valutazione dei titoli. Ciò significa che la laurea estera deve essere valutata in concreto, e che in alcuni casi l’esito può essere negativo. Ciò accade se uno degli elementi della laurea estera presenta differenze sostanziali. Per esempio, se l’istituzione svizzera è accreditata localmente all’interno del singolo cantone, ma non ha una validità su tutto il territorio nazionale, si rintraccia una differenza sostanziale che c’induce a non riconoscere il titolo. Poi la legge 148, che recepisce la Convenzione, sancisce che la stessa viene applicata fatti salvi gli accordi bilaterali in materia (si pensi agli accordi Italia – Svizzera). Se un’istituzione non è all’interno di questi accordi, ovviamente, non può essere riconosciuta. L’Italia ha il diritto di riconoscere chi è qualitativamente adeguato”.

Di recente siamo stati contattati da una studentessa che ci ha chiesto di far luce sulla validità dei titoli svizzeri e, in particolare, dei titoli rilasciati dall’Unipsa. Secondo il Cimea queste lauree sono valide nel territorio italiano?

“Preferisco non entrare nel merito di singoli casi, ma posso dirle che l’istituzione da lei citata non è inserita all’interno dell’elenco delle istituzioni che si trova nell’Accordo Italia – Svizzera, oltre a non essere presente nell’elenco delle istituzioni ufficiali svizzere pubblicato dal centro ENIC di quel paese”.

Esiste un elenco delle università italiane che riconoscono i titoli esteri? Oppure ogni ateneo valuta, caso per caso, se riconoscere la laurea estera?

“Evidentemente la valutazione va fatta caso per caso. Lo afferma la Convenzione di Lisbona. Gli atenei si stanno strutturando per avere regolamenti o linee guida per riconoscere le lauree estere. Anche perché come le dicevo, il problema non è più solo del cittadino straniero, ma anche dell’italiano che rientra in patria con la laurea estera. Tutte le università effettuano riconoscimenti per scopi diversi”.

Che differenza c’è tra il riconoscimento accademico per la prosecuzione degli studi e il riconoscimento (non automatico) per fini diversi dalla prosecuzione degli studi?

“Il riconoscimento accademico per la prosecuzione degli studi significa che uno studente, possessore di laurea estera, chiede ad un ateneo italiano la possibilità di iscriversi ad un corso specifico. L’università italiana valuta il titolo estero, senza però trasformarla in titolo italiano, e dà la possibilità di accedere a quel singolo corso. Se invece una persona vuole partecipare ad un concorso pubblico con titolo estero, deve recarsi presso il dipartimento della funzione pubblica, chiedendone il riconoscimento”.

Laurea estera riconosciuta in Italia

Laurea estera riconosciuta in Italia

Ci parli della procedura di equipollenza della laurea estera

“La conversione del titolo estero in titolo italiano è molto complessa. È richiesta la traduzione di tutto il percorso accademico, degli esami, dei crediti. Gli esami non vengono quasi mai riconosciuti al cento per cento. Il sistema universitario italiano presenta delle particolarità del tutto inesistenti all’estero. Nelle procedure d’equipollenza, in alcuni casi, i possessori di titoli esteri per trasformarli in titoli italiani devono conseguire ulteriori crediti”.

Gli studenti possono entrare in contatto diretto con il Cimea? “Assolutamente sì, possono scriverci sempre all’indirizzo cimea@fondazionecrui.it. Noi rispondiamo sempre ai vari quesiti tramite e-mail, dando dei pareri non vincolanti sulla base della legislazione italiana e di quella europea. A decidere sul riconoscimento del titolo estero, alla fine, sono le università”.

Antonio Migliorino


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