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19 novembre 2016

Referendum costituzionale 2016: perché votare Si o No

Referendum costituzionale
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Ultime news sul Referendum costituzionale 2016: domenica 4 dicembre si voterà per confermare o respingere la revisione della Costituzione italiana.

Ecco i pro e contro della riforma voluta dal Governo Renzi.

Perché votare Sì o No al Referendum costituzionale 2016?

Interviste esclusive alla Senatrice Silvana Amati ed all’Onorevole Ernesto Carbone del Partito Democratico.

A meno di un mese dalle urne, si accende la sfida tra i due fronti. I fautori del No sono convinti che la Riforma non sia un’alleata della sovranità popolare.

I sostenitori del Sì, invece, ritengono che il superamento del bicameralismo paritario, e, in generale, la riforma in ogni suo punto, renderanno più fluide le attività parlamentari.

Le urne saranno aperte solo domenica 4 dicembre dalle ore 7 alle 23. I cittadini maggiorenni dovranno sbarrare una delle due caselle (Sì o No) presenti sotto al testo quesito referendario.

Dunque, voterà Sì chi vorrà approvare la riforma con tutte le sue modifiche. E voterà No chi, invece, vorrà opporsi alla stessa, per mantenere in vigore l’attuale sistema. Inoltre, non sarà richiesto alcun quorum.

Referendum Costituzionale 2016: Sì o No, ecco cosa votare, pro e contro della riforma Cost.

Va, anzitutto, ricordato che il Bel Paese ha già affrontato ben due tornate referendarie d’impronta costituzionale. La prima, quella del 7 ottobre 2001, inerente al federalismo, si concluse col tripudio del Sì (64,2%). E, quindi, con l’approvazione delle modifiche al Titolo V, parte seconda, della Costituzione. La seconda, afferente alla parte II della Carta e datata giugno 2006, vide il trionfo del No (61,3%).

Quest’ultimo progetto di revisione costituzionale, tra l’altro, aveva con quello attuale almeno due punti in comune. E cioè la riduzione del numero dei deputati e l’epilogo del bicameralismo perfetto. Ma a proporlo fu il centro-destra e non, dunque, la sinistra, che all’epoca era peraltro ancora priva del Partito Democratico (che sarebbe nato, l’anno successivo, nel 2007).

Detto ciò, per quanto concerne il referendum costituzionale 2016 va precisato che l’obiettivo dichiarato del Governo è quello di sferrare un duro colpo, nell’ordine: alla burocrazia (rea di rallentare lo sviluppo del Paese). Ed al sistema bicamerale paritario. La riforma servirà non solo a snellire il meccanismo d’approvazione delle leggi, ma anche a ridurre i costi della politica. Curerà, insomma, molti degli atavici problemi italiani. A partire dalle presunte decelerazioni dovute alla “navetta parlamentare”.

Lo scopo della riforma, oggetto del referendum costituzionale 2016 è, dunque, il superamento del bicameralismo perfetto, o paritario.

Attualmente, com’è noto, le due Camere godono dei medesimi poteri legislativi. Invece, l’introduzione del cosiddetto meccanismo differenziato, pur preservando l’articolazione originaria del Parlamento, darà ai due organi composizione e funzioni diverse.

Come cambia il Senato se vince il Sì al referendum costituzionale 2016

Sicché, a Palazzo Madama siederanno i rappresentanti delle istanze e delle necessità di comuni e realtà territoriali. Ventuno sindaci, uno per ogni regione, più 74 consiglieri-senatori, più i 5 membri nominati dal Presidente della Repubblica. E così, il numero dei senatori passerà da 315 a 100.

Il che se, da un lato, agevola le casse dello Stato, dall’altro suscita non poche perplessità. Specie in ordine al legame tra senatori e mandato territoriale. E, di conseguenza, alla potenziale mutevolezza della composizione stessa del c.d. “Senato delle Autonomie”. Inoltre, l’elezione del Presidente della Repubblica avrà luogo, sempre in seduta comune, ma in assenza dei delegati regionali. Proprio in virtù della nuova veste del Senato delle autonomie territoriali.

Referendum Costituzionale 2016: Titolo V e “Voto a data certa”

La Riforma Renzi – Boschi si prefigge, poi, di semplificare, ulteriormente, il rapporto tra Stato e Regioni, attraverso l’elisione delle competenze concorrenti. Ne consegue che se il Referendum costituzionale 2016 arriderà ai fautori del Sì, materie quali “energia, infrastrutture strategiche e sistema di protezione civile” saranno di competenza esclusiva dello Stato. Ma alle Regioni potranno comunque essere delegate competenze legislative in materie diverse da quelle proprie (turismo, sanità e sviluppo economico locale).

Con la modifica dell’art. 116 della costituzione, invece, entrerà in scena il cosiddetto regionalismo differenziato. Con cui, le Regioni virtuose (con equilibrio di bilancio tra entrate e spese) avranno diritto a particolari forme d’autonomia. Infine, in tema di riforma del Titolo V, il disegno di legge Renzi – Boschi propone, da un lato, la soppressione della previsione costituzionale delle province. E, dall’altro, l’elisione della competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni.

Un’altra novità è rappresentata dall’istituto del voto a data certa, con cui un disegno di legge governativo potrà essere iscritto, con priorità, all’ordine del giorno della Camera. Per poi esser sottoposto a pronuncia definitiva entro 70 giorni dalla deliberazione, prorogabili per non oltre 15 giorni.

Perché gli italiani dovrebbero votare Sì o No al Referendum Costituzionale 2016?  Lo abbiamo chiesto, per par condicio, a due politici di lungo corso, e di grande professionalità.

Perchè votare NO al Referendum Costituzionale: Silvana Amati, PD

Silvana Amati sul Referendum costituzionale 2016

Silvana Amati

La Senatrice Silvana Amati (Pd) è membro della Commissione per la tutela dei diritti umani e Docente universitario di Istologia, e voterà No.

Senatrice Amati, secondo Lei, perché gli italiani dovrebbero votare No?

“Io voterò No. Perché in tutta la mia lunga esperienza istituzionale ho sempre combattuto per il mantenimento e la difesa della Carta Costituzionale. Ed ho combattuto soprattutto contro le brutte riforme. Ho agito in questo modo anche nel 2001, votando contro la riforma del Titolo V, che oggi, con questo referendum costituzionale, si cerca di correggere.”

“Credo, tra l’altro, che la correzione del Titolo V – continua la senatrice Silvana Amati – sia la parte migliore di questa Riforma, che comunque sia non condivido. Si tratta di una correzione che nasce da una obbligata necessità dovuta ad una forzatura costituzionale fatta nel 2001. Quindi, credo che la Costituzione non si cambi a maggioranza. Io non ho approvato in aula questa Riforma, e per coerenza, al Referendum Costituzionale, voterò No” – dichiara la Senatrice Silvana Amati -.

C’è chi pensa che se al referendum costituzionale 2016 vincerà il Sì, avremo un sistema politico più veloce, economico e stabile. Senatrice Amati, che cosa ne pensa?

“Credo non sia corretto. Dopo una lunga esperienza istituzionale, posso confermare che le cosiddette lentezze del Parlamento sono in realtà dovute alla volontà e all’orientamento dei Governi. In realtà, l’Italia è tra i paesi più veloci nell’approvazione delle norme. Ma spesso, la difficoltà di applicazione dipende dalla mancanza di quei decreti attuativi, che sono compito del Governo e dei Ministeri. A tutt’oggi mancano 500 decreti attuativi, di cui 300 legati all’ultimo Governo, delle norme che sono state sin qui approvate” – conclude Amati -.

Perchè votare SI al referendum Costituzionale: Ernesto Carbone, PD

Ernesto Carbone sul Referendum costituzionale 2016

Ernesto Carbone

L’Onorevole Ernesto Carbone (Pd), membro della I Commissione Affari Costituzionali ed Avvocato, voterà Sì.

On. Ernesto Carbone, potrebbe aiutare i nostri lettori a comprendere le ragioni politiche e i pregi della Riforma Costituzionale Renzi – Boschi?

“Questa riforma costituzionale ha come obiettivo quello di portare finalmente a compimento il superamento del bicameralismo perfetto, permettendo dunque al nostro Paese di velocizzare il processo legislativo, di ridurre il numero dei parlamentari e di conseguenza anche le spese legate al loro mandato.”

“Questa riforma inoltre modifica il titolo V della costituzione uniformando così di fatto le varie giurisprudenze regionali. Nessun consiglio regionale ad esempio potrà decidere in autonomia i compensi ai propri consiglierei regionali – spiega Carbone – 

Nessun consiglio regionale ad esempio potrà decidere se alcuni vaccini per i bambini sono a pagamento rispetto alla regione accanto e così dicendo. Leggi chiare ed uguali per tutti che semplificano la vita delle nostre amministrazioni e dei nostri cittadini. E poi non dimentichiamoci dell’abolizione del Cnel, un ente più che inutile che non ha mai prodotto una legge” – continua l’On. Carbone -.

Perché gli italiani dovrebbero votare Sì al Referendum del 4 dicembre 2016?

“Per tutti i motivi che le ho elencato precedentemente e soprattutto perché se la riforma non passa adesso è davvero una bugia raccontare che, subito dopo, se ne potrà proporre un’altra. Abbiamo atteso 30 anni per avere un testo condiviso a maggioranza nei due rami del parlamento. Un testo che superasse le divisioni partitiche, che dilatasse i confini di destra e sinistra. Perché la riforma non è di una parte politica ma di un Paese intero che ha aspettato troppo e che adesso deve maturare e decidere se afferrare il cambiamento o lasciarselo scappare di mano” – dichiara l’On. Ernesto Carbone -. 

On. Carbone, è vero che, con la vittoria del Sì, avremo un sistema legislativo più veloce, economico ed efficiente?

“Assolutamente sì. Pensate alla sentenza sul cognome materno che in questi giorni ha fatto notizia. I giudici sono arrivati prima della legge e prima della politica. Ma non perché noi non avvertissimo l’urgenza di questa legge. La legge alla camera è stata già votata, ma in Italia non esiste perché è ancora ferma al senato. Questo è il punto. La politica deve dare risposte in tempi brevissimi ai nostri cittadini. E solo abolendo il bicameralismo paritario possiamo farlo facendo diventare l’Italia un paese moderno, snello, veloce e competitivo” – conclude l’On. Ernesto Carbone -. 

Antonio Migliorino


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