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14 novembre 2003

La probatio diabolica

Credo che Nina non mi ami più, e Dio solo sa se mi ha mai amato! Ci siamo conosciuti in un periodo (il suo) di dignitosa crisi universitaria, coincideCredo che Nina non mi ami più, e Dio solo sa se mi ha mai amato! Ci siamo conosciuti in un periodo (il suo) di dignitosa crisi universitaria, coincidente tuttavia con il lento inizio (sempre suo) di una irresistibile ascesa di risultati che l’hanno portata nel giro di un paio d’anni da assistita ad assistente.Adeguata ed integrata!
Non gliel’ho mai perdonato, e come avrei potuto non cogliere l’occasione di rinfacciarglielo ogni qualvolta tentasse di prendermi di petto sul modo in cui intendessi vivere la mia vita. Anche l’ultima volta abbiamo litigato per questo motivo: lei è andata via sbattendo la porta dandomi dell’invidioso ed io ho mandato giù la mia ennesima pillola e sono sprofondato nel letto…
Camminavo quasi piegato in due dal peso di un massiccio palo appuntito che mi trascinavo attraverso il buio più vuoto che si possa immaginare.Avevo l’impressione di risalire un’interminabile grotta,ma non mi sentivo affatto Orfeo. Non sapevo dove stessi andando, dove dovessi mettere i piedi per non scivolare, ma ad indirizzarmi il passo c’era la mia “Euridice”, Nina, pronta a frustarmi le chiappe ad ogni minima esitazione.
Arrivati che fummo su un terreno pianeggiante, Nina m’intimò l’alt con un’ultima fragorosa frustata, prima di sopravanzarmi per correre incontro a due biechi figuri apparsi improvvisamente dal buio.Uno, di nome Medvedenko, era grasso, coi baffi; l’altro, Dorn, aveva come segno particolare soltanto una grossa pelata lucida.
“L’hai frustrato come si deve?”chiese Medvedenko con tono inquisitorio. Nina annuì.
“Bene,-sentenziò Dorn- ora lascialo a noi.Se vuoi, puoi assistere.”
Nina si fece da parte ed i due avanzarono con passo deciso verso di me: Dorn si preoccupò d’infilare il palo in un buco nel terreno e Medvedenko provvide ad inchiodare all’estremità del legno stesso una targhetta: ”Iustitia Non Regnat Ibi”; poi entrambi si occuparono del mio impalamento. Come a dire che una mano lava l’altra e poi entrambe lavano la faccia…
La procedura durò un quarto d’ora, ed io me ne stetti tutto il tempo fermo a guardarli, minacciato dal frustino di Nina, quando al momento del mio sollevamento entrò in scena Arkadina,una signora di classe,monocorde,monotòno: soporifera.
“Credevi che fosse finita?”sussurrò con una calma poco rassicurante.”La parte speciale del trattamento viene adesso!”continuò a fiatare, mentre io venivo impalato.
Fu proprio in quel momento che una folgore trapassò il cielo da nord a sud: si intravidero squarci di paesaggio e la facoltà di giurisprudenza si materializzò alle mie spalle per intero: dagli appelli oceanici alle stragi in serie, dai ricevimenti senza ricevimento alle aule nelle quali “si prega di mantenere il bordello”, dalle macchinette guaste ai pochi distributori rotti, dai professori senza fantasia agli studenti senza talento.
“La lapidazione!” tuonò una voce megafonica di Trigorin dall’alto.
“Uh, ti ho svegliato?Mi dispiace!” sussurrò Arkadina, occhi dolci al cielo.Ma fu sufficiente che lei riabbassasse lo sguardo perché si ritrovasse come sempre ai suoi fianchi i due sicari, che iniziarono a raccogliere sassi e a lanciarli a ripetizione all’altezza della mia testa. Nessuno dei due mi colpì, a dire il vero, ma le pietre, che a volte sfioravano il palo, andarono a scagliarsi e ad infrangersi contro l’Università, che, manco fosse stato un castello di carta, iniziò ad afflosciarsi pian piano fino a crollare con un enorme boato. Di sottofondo, l’impercettibile clamore di studenti e docenti al lavoro.
Io stavo lì, impalato e smarrito, in uno stato di semi-incoscienza, mentre i tre dell’Ave Maria scoppiarono a ridere in modo banalmente diabolico con dei colpi di reni improponibili per le loro età, tant’è vero che Arkadina rimase bloccata.
Non vedevo via d’uscita, Dio era morto, reclinai rassegnato il capo sul petto. Guardavo a terra il passeggio già tutto impolverato, il terreno che ancora tremava, quando all’improvviso mi apparve il viso di Nina in primo piano, che con uno slancio insospettabile –pensavo!- era venuta a consolarmi. Stette un bel pezzo a guardarmi con sincera empatia, prima che il volto diventasse serio e lei iniziasse a parlare in tono perentorio come la rappresentante di una casa farmaceutica:”lo Zoloft è indicato nel trattamento del disturbo da attacchi di panico, della sindrome da stress post traumatico e nella depressione associata ad attacchi di ansia…”
Fu in quel momento che mi svegliai, ma il passaggio dal sogno alla realtà fu naturale, quasi senza presa di coscienza. Tanto più che continuai sempre a vedere in primo piano il viso di Nina, che, alla luce della lampada, leggeva le istruzioni sul foglietto illustrativo…”E’ stato riscontrato che, assunto prima di andare a letto, lo Zoloft può comportare sogni orrendi…”
“Nina?”, azzardai con voce perplessa.
“Uh, ti ho svegliato? Mi dispiace!” disse dolcemente.”Ma perché non me lo hai detto che stavi male?”
“Mi sa che per Civile mi converrà seguire il corso.”

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