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28 settembre 2005

Università di Bologna: un viaggio nella cultura giapponese

Dal 29 settembre al 30 ottobre 2005, si terranno tre conferenze all’università di Bologna, per esplorare la letteratura, l’estetica e la filosofia
Dal 29 settembre al 30 ottobre 2005, si terranno tre conferenze all’università di Bologna, per esplorare la letteratura, l’estetica e la filosofia giapponesi. Ne parleranno Giorgio Amitrano, Bonaventura Ruperti e Giangiorgio Pasqualotto. “Per comprendere appieno e criticamente noi stessi, alcuni anni in Estremo Oriente sono più che necessari”. Con questa decisa affermazione si apre un importante saggio di Karl Lowith, figura tra le più rappresentative della filosofia tedesca del XX secolo, rifugiato in Giappone dalla metà degli anni ’30 al 1941. Condividendo la provocazione di fondo, ma proponendosi con toni più pacati, il festival Nipponica 2005 Bologna ha cercato di avvicinare il Giappone a Bologna aprendo nella nostra città una finestra sul Paese d’Oriente più “estremo” al fine di offrire un’occasione di conoscenza e riflessione quanto più ampia possibile. Tra il 29 settembre e il 20 ottobre, nell’ambito del progetto Giappone: un universo culturale, si susseguiranno tre conferenze dedicate alla letteratura, all’estetica e alla filosofia giapponesi affidate a tre tra i più noti e riconosciuti specialisti italiani del settore. Tutti gli incontri si terranno in S. Cristina, p.zza G. Morandi, 2. Il 29 settembre alle ore 17 Giorgio Amitrano, docente di Lingua giapponese e Letteratura giapponese moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, collaboratore di numerose riviste e traduttore tra i pi apprezzati (sue le traduzioni della maggior parte dei romanzi di Banana Yoshimoto), affronterà gli aspetti del romanzo giapponese contemporaneo risalendo dai giorni nostri fino alla metà degli anni ’70. Il percorso toccherà l’opera di autori noti, come Banana Yoshimoto, Murakami Haruki, Murakami Ryu, e meno noti. La letteratura nipponica, sempre riconoscibile e dalla forte identità, rappresenta ormai un patrimonio universalmente riconosciuto e condiviso in cui la tradizione ha saputo riformularsi in una contemporaneità che spesso prefigura un immanente futuro. Il 13 ottobre alle ore 19 Bonaventura Ruperti, docente di Lingua e letteratura giapponese all’Università di Venezia “Ca’ Foscari” e autore, tra gli altri, di importanti contributi dedicati alle arti sceniche giapponesi guiderà un cammino attraverso l’estetica e il sentimento della poesia classica giapponese. Precocissime furono in Giappone le raccolte poetiche. La prima, voluta dall’allora imperatore, risale addirittura alla metà dell’VIII secolo. Intitolata Man’yoshu (Raccolta di 10000 foglie) raccoglie circa 4500 poesie che, oltre l’inestimabile valore storico ed estetico, rappresentano un punto fondamentale per l’aggregarsi e il consolidarsi dell’identità culturale nipponica. In alcune epoche, inoltre, la poesia ha costituito il più importante, se non l’unico, mezzo di corrispondenza: i versi e non la prosa erano la forma in cui semplici comunicazioni o profondi sentimenti potevano essere espressi. Il 20 ottobre alle ore 19 sarà la volta di Giangiorgio Pasqualotto, docente di Storia della filosofia all’Università di Padova e autore di varie pubblicazioni dedicate alle filosofie e alle arti orientali, che affronterà il tema del Vuoto nella tradizione giapponese. La sola ipotesi che il vuoto, per l’idea di assenza e nulla che tale vocabolo suscita, possa costituire un argomento di discussione e analisi lascia senza dubbio perplessi i più. La perplessità è destinata ad aumentare constatando come, in ambito giapponese, il vuoto non solo sia un’entità tangibile tutt’altro che astratta ma possa anche costituirsi come esperienza praticabile. Con particolare riferimento all’architettura, alla musica e alla cerimonia del tè e a partire dai fondamenti del buddhismo e del buddhismo zen Giangiorgio Pasqualotto fornirà gli spunti per percepire e godere tale manifesta presenza. Questi tre incontri, che formano nel loro insieme un gruppo compatto, precedono i cinque che il festival dedicherà a partire dal 27 ottobre alla pittura e alla scultura tradizionali e agli esiti contemporanei della produzione artistica giapponese.

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