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5 ottobre 2005

Bloccate le Università, e non il diritto allo studio

Esplode l’Italia dello studente, di quel giovane, dotato non solo della voglia di conoscere, di sapere di algebra, di diritto, di letteratura e quantEsplode l’Italia dello studente, di quel giovane, dotato non solo della voglia di conoscere, di sapere di algebra, di diritto, di letteratura e quant’altro l’accademico studio insegna, ma dotato anche di coscienza critica. Stufo di abusi e soprusi, di diritti più volte calpestati, dove “il diritto allo studio” resta una delle tante scartoffie abbandonate in un vecchio cassetto, l’indignato studente scende in piazza. Da Milano a Palermo e dalle altre città sedi di prestigiose e storiche Università come Firenze, Siena, Bologna, Padova; la protesta ha toccato anche la capitale, dove si sono verificati scontri tra le forze dell’ordine ed i manifestanti. Un urlo comune contro quella che viene definita una inaccettabile accelerazione dell’iter del provvedimento per sottrarlo alla discussione ad esame.
Un centinaio di ricercatori hanno infatti protestato contro la fiducia che il Governo ha posto sul decreto per la riforma dell’università, una fiducia che farà decadere gli 800 emendamenti presentati dai gruppi di opposizione, il 29 settembre anche il Senato ha dato fiducia al Governo. I sì sono stati 160, i no 7, nessun astenuto. L’opposizione per protesta non ha partecipato alla votazione definendo “un colpo di mano” la mossa del ministro Moratti. E sul decreto è arrivato il “no” del senatore a vita Giulio Andreotti. Gli altri senatori a vita, Emilio Colombo, Francesco Cossiga, Giorgio Napolitano, Sergio Pininfarina, Oscar Luigi Scalfaro e Rita Levi Montalcini, sono risultati assenti. Assente anche il vicepresidente Domenico Fisichella di An. La rivolta politico-istituzionale provocherà un’ondata di scioperi dal 10 al 15 ottobre, giorni per in quali i sindacati e le associazioni hanno proclamato il blocco totale di ogni attività nelle università.
Tutto ciò nonostante questo testo non piaccia a nessuno dalla minoranza, ai docenti, ai ricercatori, ad una parte della maggioranza ed ai Rettori, tutti definiscono questa riforma un insieme sgangherato di norme, che tutto prospetta tranne una riforma. Tutti si ribellano perché questo decreto legge colpisce la dignità dell’Università essendo troppo superficiale.
Con una risposta fredda e poco convincente si difende la Moratti la quale dichiara: “Sono anni che si parla di questa riforma, la quale sblocca una serie di veti che non giovavano al sistema universitario. Riguardo ai contenuti e alle proteste, -continua il Ministro – il contrasto rimane forte, perché questa legge tocca dei privilegi, ma il provvedimento metterà in cattedra i migliori. Con questi meccanismi l’università avrà più selezione e più merito. Quello che cambia è che si daranno più opportunità ai giovani attraverso i contratti, ai ricercatori attraverso l’accesso ai ruoli della docenza universitaria, grazie al concorso nazionale finalmente spariranno le clientele”.
Il Ministro sostiene anche che il suo disegno di legge si fonda su una visione già attuata nei principali paesi europei, ma proprio guardando all’estero, alla Francia, dove la riforma è stata bloccata dalle proteste, i ricercatori hanno chiesto ai docenti universitari di rassegnare in blocco le dimissioni, per ostacolare il disegno Moratti.
Per ora i Rettori hanno assicurato la loro solidarietà, senza aderire alle iniziative, ma ciò non significa che ci sia scollamento nel dissenso tra la base e i vertici degli Atenei.
Questa protesta sta raggiungendo livelli di consenso che ha pochi precedenti nella storia delle Università italiane Sindacati e associazioni proseguiranno la lotta fino a che non sarà bloccato il disegno di legge e aperto un confronto.

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