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24 novembre 2005

25 Novembre sciopero generale

Cgil, Cisl e Uil, hanno proclamato uno sciopero generale di quattro ore per domani 25 novembre per protestare contro la Finanziaria 2006, definita dagCgil, Cisl e Uil, hanno proclamato uno sciopero generale di quattro ore per domani 25 novembre per protestare contro la Finanziaria 2006, definita dagli stessi “indeterminata, priva di coperture certe, dannosa per lavoratori e pensionati, inutile per lo sviluppo”.
Lo sciopero che ha visto l’adesione di tutti i settori è previsto dalle ore 9:00 alle ore 13:00 (per i turnisti le prime quattro ore), fermo restando la decisione di alcuni settori di estendere lo sciopero a tutte le otto ore di domani.
Ecco come si articolerà la protesta. Nel trasporto aereo stop dalle 12 alle 16 per gli addetti. Gli addetti alla circolazione treni e navi traghetto delle Fs si fermeranno per 4 ore, dalle 9 alle 13. Il personale viaggiante sciopera 4 ore dalle 9 alle 13. Le navi traghetto presenti nei porti nazionali porteranno un ritardo di 24 ore alla partenza della nave. Autobus, tram, metropolitane e ferrovie concesse: 4 ore di sciopero secondo modalità comunicate a livello locale. In autostrada il personale turnista sciopera 4 ore a fine turno. Gli autisti si fermano per l’intera prestazione lavorativa con esclusione dei servizi indispensabili. Per autonoleggio, soccorso stradale, impianti a fune, autoscuole e pratiche automobilistiche, trasporto funebri sciopero di 4 ore a fine giornata.
I motivi contro i quali si protesta sono:
l’indiscriminato utilizzo delle cartolarizzazioni a partire da quelle della vendita delle sedi di uffici e enti Pubblici; le finte coperture che sfasciano la finanza pubblica, peggiorando deficit e debito pubblico, e allontanano drammaticamente la ripresa economica e lo sviluppo; qualsiasi forma di condono nuovo o vecchio, esplicito o mascherato; i tagli a comuni province e regioni che significano riduzione dei servizi ai cittadini; i tagli alle risorse per le infrastrutture, a partire dal mezzogiorno; i tagli ai finanziamenti per il mezzogiorno: tagli di 15 miliardi in tre anni delle risorse per Cofinanziamento dei progetti europei; tagli agli stanziamenti del fondo per le aree sottosviluppate; tagli agli incentivi alle imprese. La mancata copertura dei programmi di attuazione dell’agenda di Lisbona, compromettendo così la possibilità di sviluppo e competitività della nostra economia. L’assenza di risorse per gli ammortizzatori sociali. La riduzione di circa 100000 posti di lavoro precari nella pubblica amministrazione. Le mancate coperture per il rinnovo dei contratti pubblici. I tagli alla cooperazione internazionale, in netto contrasto con gli impegni assunti a livello internazionale in materia di aumento dei fondi ad essa destinati.
Per quanto riguarda l’Università nello specifico, le misure e gli investimenti per Università e Ricerca confermano la negatività delle politiche per lo sviluppo e la crescita competitiva del Paese adottate dal Governo, in aperta contraddizione con l’Agenda di Lisbona e il ruolo lì riconosciuto alla scuola e alla formazione. Di fronte al mancato aumento delle risorse dedicate, la politica di riduzione delle spese e di risparmio adottata per tutta la pubblica amministrazione rischia di avere ripercussioni gravissime su un comparto il cui funzionamento paga ancora il prezzo delle limitazioni imposte – nei fabbisogni finanziari, nelle politiche occupazionali e per le risorse umane – dalle manovre di bilancio dell’ultimo triennio. Va inoltre ricordato che la riduzione del 40% dell’occupazione ricade in gran parte su università e ricerca.

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