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9 dicembre 2005

Pena capitale, incubo americano

L’articolo 5 della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”, firmata nell’ambito delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 a Parigi, dice: “nessL’articolo 5 della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”, firmata nell’ambito delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 a Parigi, dice: “nessun uomo potrà essere sottoposto a trattamenti o punizioni crudeli o degradanti”. Quanti paesi possono dirsi davvero rispettosi di un concetto talmente universale, da dover essere connaturato in qualsiasi democrazia del XXI secolo? Amnesty International ci informa, a tal proposito, sulla permanenza dell’odiosa pena di morte nel resto del mondo, confermandoci che ancora in 76 paesi è all’ordine del giorno. In Italia la prima abolizione avvenne nel Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 sotto il regno di Pietro Leopoldo Asburgo Lorena. E sempre in Italia grande fu l’influenza di un’opera fondamentale lungo la difficile strada per il ripudio della pena capitale: “parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio”, scrisse l’illuminato Cesare Beccarla nel suo “Dei Delitti e delle Pene”. Nel corso della storia molteplici evoluzioni hanno visto protagonista questa aberrante norma sociale: basti ricordare la crocifissione degli antichi romani, la ghigliottina all’epoca della Rivoluzione francese, la garrotta (per strangolamento) in Spagna fino al 1978, l’impiccagione medievale, la lapidazione degli Stati Islamici, il colpo di pistola alla nuca (tutt’oggi in Cina), per non parlare dell’iniezione letale e della sedia elettrica made in USA. Proprio gli Stati Uniti, infatti, convinti esportatori di democrazia in tutto il mondo, non fanno una gran bella figura nell’ultimo Rapporto Annuale di Amnesty International: 59 sentenze capitali nel solo 2005, portando a 944 il numero di prigionieri messi a morte da quando la Corte Suprema pose fine ad una moratoria nel 1976. E pensare che il 26 giugno 1972 la Corte Suprema sospese la pena capitale poiché anticostituzionale: non a caso l’VIII emendamento vieta le punizioni crudeli o inusitate. Sempre secondo il documento sopra citato di Amnesty International , gli Stati Uniti continuano a violare il diritto internazionale ricorrendo alla pena di morte nei confronti di persone minorenni al momento del crimine. Per non parlare di prigionieri affetti da gravi malattie mentali: lo scorso 5 agosto James Hubbard, di 74 anni, è stato messo a morte in Alabama, nonostante soffrisse di demenza che talvolta lo portava a dimenticare chi era e perché si trovasse nel braccio della morte. Intanto la terribile “macchina della morte” made in USA continua a macinare vittime: il prossimo 13 dicembre toccherà a Stanley “Tookie” Williams, candidato cinque volte al premio Nobel per la pace e quattro al Nobel per la letteratura. Accusato di aver ucciso quattro persone nel 1979, quand’era leader a Los Angeles della gang criminale dei Crips, è ormai da 24 anni rinchiuso nel braccio della morte del carcere di San Quintino, in California. “La realtà è che io sono pronto per la vita, ma non per la morte”, ha dichiarato Stanley “Tookie” Williams, diventato un’icona della lotta alla criminalità giovanile.

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