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20 febbraio 2006

Calderoli si dimette

E così il ministro delle riforme, ha finalmente dato le proprie dimissioni. Già, ci volevano undici morti perchè fosse costretto dalla completa ostiliE così il ministro delle riforme, ha finalmente dato le proprie dimissioni. Già, ci volevano undici morti perchè fosse costretto dalla completa ostilità del parlamento, anche di buona parte della maggioranza, a questo atto radicale. “Non ho subìto pressioni”, rivendica Roberto Calderoli, eppure appare piuttosto incredibile questa sua affermazione, dato che, conoscendo diversi suoi comportamenti passati, pensare a lui come ad una persona comprensiva e, magari, riflessiva, risulta piuttosto difficile. Ma ricapitoliamo l’accaduto dei giorni scorsi. Il 17 febbraio scorso a Bengasi, nella Libia orientale, si teneva una manifestazione contro le vignette satiriche danesi; in quel mentre si diffondeva ovunque l’immagine del nostro ministro delle riforme, appunto, il leghista Roberto Calderoli, che aprendosi la giacca con gesto infelicemente teatrale, sfoggiava una maglietta con recava impressa una delle vignette sull’Islam. Una provocazione, anzi, una risposta ai fantasmagorici attacchi che l’Islam, secondo la contorta e populista visione di Calderoli e della Lega, continuamente sferra all’occidente. Peccato che questa provocazione abbia portato alla morte di 11 persone in scontri sanguinosi che si sono verificati davanti all’Ambasciata italiana, quando il corteo, venuto a conoscenza della notizia, ha deviato proprio in quella direzione, considerando l’Italia un obiettivo antiislamico prioritario. Il ministro si è reso protagonista di un episodio del tutto assurdo, che rende lecito chiedersi non tanto perchè l’abbia fatto, ma proprio perchè una simile personalità debba rivestire l’importante carica di ministro, rappresentando il nostro paese, diffondendo questo urlo di odio religioso stampato su maglietta in tutto il mondo, come se a volerlo, qui, in Italia, fossimo tutti. Già, proprio come se tutti fossimo così spaventati da una cultura diversa, e dunque ostili verso questa. Per fortuna ci sono, invece, molte forme di tolleranza che il ministro nemmeno potrebbe immaginare ( se abbiamo tollerato lui…beh, direi che non ci sono dubbi sul punto), e che, del resto, non gli competono, essendo legate a caratteri di serietà e professionalità che gli sono alieni, come difficilmente (mai?), in genere, competono all’attuale governo. Probabilmente la verità è che non si sarebbero dovute attendere le dimissioni del singolo ministro: il premier, invece, lo stesso Berlusconi, avrebbe dovuto rassegnarle, prendendo sulle proprie spalle la responsabilità di quanto accaduto: un episodio gravissimo che ha visto 11 persone morire. Calderoli non si pente, comunque, ed, anzi, si dice fiero del proprio gesto… pare ancora non distinguere che c’è una differenza tra satira e politica, e che un ministro non è un cabarettista, e così sta preparando altre magliette, e chissà che magari non decida di abbandonare del tutto e per sempre il campo della politica, per dedicarsi con maggiore fortuna (sopratutto per noi) a quello della moda, dato il suo ottimo esordio con la collezione no-islam primavera estate.

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