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9 febbraio 2006

Gli Strokes, prime impressioni…

E’ nuovo il cd degli Strokes, l’ultimo della band fenomeno, qualla che ormai 5 anni or sono aveva fatto gridare al ritorno della new-wave, della New YE’ nuovo il cd degli Strokes, l’ultimo della band fenomeno, qualla che ormai 5 anni or sono aveva fatto gridare al ritorno della new-wave, della New York post-punk, quella dei duri riff angolari che si riscoprono melodici. E’ uscito negli Stati Uniti il 3 gennaio, ed in Italia persino prima: il 2. Già proprio con l’anno nuovo. First Impressions of Earth. La prima cosa che si nota, ancora prima di iniziare l’ascolto, è che il numero di tracce è aumentato, e la durata complessiva dell’album è pari alla somma della durata dei due precedenti: una bella responsabilità Eppure già dopo un primo ascolto, si può rilevare l’impressione che Casablancas & company non abbiano davvero molto da dire, ma sopratutto niente di nuovo. Il primo brano lascia presupporre grandi cose, già dall’apertura, con quel suono rimbalzante e fresco, ma anche per certi versi un pò incazzato. E parte la voce di Julian Casablancas che suona come una dolce accusa, ti da un pò quel senso di complicità: “some people think they’re always right” (alcune persone pensano di avere sempre ragione), le parole giuste per entrare nel cd. Sembra tutto perfettamente determinato, leggero eppure incisivo al punto giusto. E con il secondo pezzo, Juicebox, sembra quasi che si voglia virare sul pesante, con un giro di basso solido a reggere chitarre più sfrenate, ed un paio di assoli niente male. Viene da pensare che il quintetto di multimiliardari figli di papà sia allora davvero cresciuto rispetto al momento del suo spettacolare debutto. Eppure se si va ancora avanti a gran velocità, cavalcando il suono sempre minimale e preciso di Heart in a Cage ( ricorda davvero Iggy And the Stooges), ed il motivetto rimbalzante di Razorblade ( con quella chitarra che ti entra proprio in testa, ti provoca, ti far venir voglia quasi di diventare tu stesso una chitarra…), si scoprono le prime crepe. Sembra quasi che l’immagine impeccabile, il look perfetto dei tipini newyorkesi si sfaldi, per lasciare posto a 5 ragazzi annoiati, che cantano la proprio noia. Il che può essere sicuramente interessante, ma rimanendo sullo stesso tono per un’ora si rischia di suscitare noia anche in chi ascolta…insomma, quello degli Strokes parte come un ottimo disco, sopratutto nei primi sei pezzi, per poi diventare solo una sorta di fotografia riproposta in diverse tonalità: sempre bella, mai fuori fuoco, ad alta definizione, eppure quanto a lungo la si può guardare senza avere voglia, quasi delusi con il fotografo, di voltare pagina, cambiare gruppo?

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