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16 Febbraio 2006

I transessuali protagonisti al Festival di Berlino

Mentre Hollywood sta per premiare con l’Oscar “Brokeback Mountain”, il coraggioso film di Ang Lee che propone due cowboy gay, Berlino va oltre. E non Mentre Hollywood sta per premiare con l’Oscar “Brokeback Mountain”, il coraggioso film di Ang Lee che propone due cowboy gay, Berlino va oltre. E non solo Berlino. E’ il cinema tutto, che tocca e supera un’altra frontiera, un altro tabù: il mondo dei trans. Non presenze eccentriche in film di altro tipo, “drag queen” scintillanti di lustrini che appaiono per cinque minuti. No. E’ una vera e propria rivoluzione, quella che il cinema sta compiendo. E la sta compiendo nella scoperta, nella valorizzazione dei trans. Ma Berlino è più avanti di tutti, è città aperta, in senso sociale, culturale, di costume. Ha un sindaco omosessuale, festeggia i vent’anni del Teddy Award, che è l’Oscar del cinema gay, e propone alla Berlinale di quest’anno non uno, ma numerosi film con protagonisti trans. Il primo è in concorso: si chiama “Soap”, viene dalla Danimarca. Ed è una strana storia, in cui un trans alla vigilia della operazione per il cambio di sesso si trova coinvolto in una storia di tenerezze e quasi di amore con una donna. Un amore lesbico, provato da un uomo per una donna; ma questo uomo è, in qualche modo, già una donna. L’altro film è diretto da uno dei grandi del cinema mondiale, Neil Jordan, Leone d’oro a Venezia per “Michael Collins”. Il film si chiama “Breakfast on Pluto”, colazione su Plutone, da una popsong famosa negli anni ’70. Ed è una rivelazione: non tanto, o non solo, per il tema. Ma perché si rivela un attore. Cillian Murpy non è un ragazzino, ha quasi trent’anni, ha recitato in altri film, tra cui “La ragazza con l’orecchino di perla” e “Cold Mountain”. Ma qui, nell’interpretare un trans – e lui non lo è: è sposato, con un figlio – dà prova di una grandezza, di un’intelligenza, di una capacità di comunicare emozioni straordinaria. Figlio di ignoti, lasciato nella culla davanti alla porta della canonica, presto cosciente della sua diversità, nell’Irlanda cattolica, bigotta e devastata dal terrorismo degli anni ’70. Ce n’è a sufficienza per raccontare un dramma dove emarginazione e terrorismo, storia e vicende personali si mescolano.

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