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28 febbraio 2006

Inizia male il 2006 per G. W. Bush: tutti i guai del Presidente

Molti gli avvenimenti che caratterizzano quest’inizio anno per Bush, il quale da Washington il 4 gennaio ha dichiarato che l’entità del contingente
Molti gli avvenimenti che caratterizzano quest’inizio anno per Bush, il quale da Washington il 4 gennaio ha dichiarato che l’entità del contingente statunitense schierato in Iraq potrebbe diminuire sensibilmente. Seguendo ciò che aveva già affermato il Segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, nella sua visita a Falluja lo scorso dicembre, Bush ha nuovamente evidenziato la necessità che la situazione irachena si stabilizzi; solo se avverrà un miglioramento nelle condizioni del martoriato paese, le brigate da combattimento statunitensi saranno ridotte di numero: “Entro quest’anno, se gli iracheni continueranno a compiere i progressi che noi ci aspettiamo sul fronte politico e della sicurezza, potremo esaminare ulteriori possibili ridimensionamenti, con i dirigenti di un nuovo governo iracheno, della presenza in Iraq da 17 a 15 brigate statunitensi. La partenza di diverse migliaia di soldati è già in corso. Ogni ulteriore riduzione sarà decisa in base a quello che accadrà sul campo”. Inutile ricordare che per com’è la situazione irachena, seguendo le immagini e le notizie, che tutti hanno potuto vedere in questi giorni, della bomba il cui scoppio ha causato decine di morti, addirittura fatta esplodere da terroristi mentre si svolgeva un funerale, ancora non è neppure immaginabile una vera sicurezza nazionale. In che modo si può ancora ritornare a parlare di una futura stabilità in quel martoriato paese, che ha vissuto e vivrà ancora momenti difficili? Chissà come intenderà, l’inquilino della Casa Bianca, porre fine, assieme al nuovo governo iracheno, a tutte queste violenze e torture! Per il momento le sue dichiarazioni restano solo tentativi di far approvare la sua politica estera dagli elettori, e dalla nazione statunitense. Ma le cose non vanno come vorrebbe dimostrare Bush: anche su un altro fronte continua a proporci delle dichiarazioni che poi non trovano riscontro. Il 31 dicembre scorso, il premier ha firmato la nuova legge contro la tortura da parte statunitense all’estero, ma si è riservato il diritto di deroga come comandante in capo. Le torture all’estero continueranno poiché, secondo quanto emesso in un documento ufficiale, vengono considerati validi gli interrogatori solo se non interferiscono con la sicurezza nazionale. Come riferiscono alcune fonti della Casa Bianca, Bush può scavalcare le restrizioni. E dunque, anche se da una parte dichiara il bando delle torture a degli esseri umani, dall’altra si continua a fare ciò che si vuole. Un’altra magagna che ha interessato la politica estera di Bush è ciò che sta succedendo tra il riemergente “orso russo” e l’Ucraina, che il presidente ha vissuto con una sensazione di malessere, per il ricatto e i giochi di potere messi in atto da Putin nello scacchiere europeo, e anche per l’appoggio che gli Usa hanno ultimamente sempre concesso all’Ucraina. Altro tasto dolente che graverà su Bush sarà la perdita di Sharon come suo fedele alleato. Negli ultimi tempi, anche se non aveva seguito alla lettera le condizioni statunitensi e la Road Map, aveva sempre rispettato i dettami del suo più forte alleato: gli Usa.

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