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7 febbraio 2006

Insegnanti, la SSIS, e ciò che verrà…

Quello che più colpisce i neolaureati che si apprestano al mondo del lavoro è la solita frase che si sentono dire da un paio d’anni a questa part

Quello che più colpisce i neolaureati che si apprestano al mondo del lavoro è la solita frase che si sentono dire da un paio d’anni a questa parte: “l’università non serve per il lavoro” o addirittura “l’università non serve a nulla”. Queste sono sentenze altamente mendaci. Semmai è il mondo del lavoro che non aggiunge lavoratori laureati nel suo sistema, ormai malatissimo. Le Ssis (le scuole di specializzazione per l’insegnamento), come i master o i corsi post-laurea, dovrebbero formare e specializzare i futuri professionisti. Accade invece, come dichiarato da alcuni frequentanti, che la Ssis non sia altro che un “ulteriore parcheggio”, troppo lontano dal mondo del lavoro, eccetto per il famigerato tirocinio che impongono agli “studendi”. Il tutto avviene mentre i laureati, che abbiamo ascoltato, rivolgono lo sguardo al passato, agli anni sessanta, e pensano di essere stati altamente sfortunati. All’epoca gli insegnanti non avevano stavano per prendere la laurea e nel frattempo, ultimando i corsi di studi, venivano inseriti nelle scuole per insegnare. Negli ultimi anni, invece, è tutto cambiato: chiusi i concorsi abilitanti e a cattedra, i laureati che vogliono insegnare devono frequentare due anni di scuola specializzante, previo superamento della prova di selezione, almeno ancora per quest’altro anno.
Abbiamo ascoltatato alcune testimonianze di ragazze che hanno fatto la prova di accesso al concorso Siss di lingua inglese: “Ci siamo trovate davanti a dei sbagli clamorosi”. Alcuni esempi. Abbiamo anche appurato e verificato, con i fogli del suddetto test del concorso 2002/2003 in mano, di risposte in inglese, nella prova ufficiale, come “So, what we talking here” (di che … discutendo qui?) in cui manca addirittura il verbo (are = stiamo). Sempre in inglese, Sir Robert Browning ha scritto una poesia intitolata “My Last Duchess” (La mia ultima duchessa). Nel compito scritto – due anni fa – nel test d’ingresso Ssis di Letteratura Inglese, come ci hanno confermato le persone concorrenti al compito ufficiale, ci si è trovati davanti al titolo: “My Last Dutchess” (La mia ultima danese). Come poter rispondere avrebbero potuto rispondere a quest’altra, essendo la letteratura inglese così piena di liriche e di poeti, se il titolo era sbagliato e fuorviante?
A molti anni, oramai, dalla nascita delle Ssis sono tantissimi i ricorsi delle persone certe di avere fatto un buon compito al test d’ingresso, ma che si sono viste negare l’accesso dal Tar e l’Università le ha piazzate a seguire corsi pre-Ssis, per non perdere tempo – si fa per dire – e per tutti rimane il doveroso passaggio del test di ingresso. Per non parlare della diatriba dei 30, o anche molti di più, punti che chi esce dalla Ssis ha al termine dei due anni, quando sommandoli in graduatoria, chi ha invece il vecchio concorso si vede passare avanti gli abilitanti della Ssis. Altra problematica post-Ssis, infatti, le liste delle graduatorie che sono arrivate alla saturazione – sono infinite – tanto che la Moratti si appresterà nel prossimo futuro a chiuderle ed inserire gli iscritti fino al completo svuotamento delle graduatorie. In futuro ci si dovrà, invece, registrare all’albo dei professionisti della propria regione.
Rimane una domanda, pensando a questi due ulteriori anni spesi, dopo quelli universitari, ad imparare un mestiere che di certo non si apprende a scuola, ovvero: “Ci si forma per essere insegnanti?”. E soprattutto, bastano due anni, in cui si studiano soltanto materie già rimugiante, o una manciata di nozioni di pedagogia a preparare il futuro professore o la futura professoressa?. Inoltre, per quale motivo per entrare di ruolo in una scuola, dopo i due anni salati della SSIS, si deve seguire un altro corso interuniversitario, quale è il vero motivo, e che cosa può realmente insegnare un altro anno, e sono tre, speso ancora tra i banchi degli atenei?. Essere docente è uno dei mestieri più difficili sulla terra, tuttavia rimane il dubbio se si possa essere plasmati con lo stampino per questa professione, e resta improponibile sfruttare per altri anni degli eterni studenti affinché molti, che già hanno, si arricchiscano ancora di più, mentre chi è in cerca di un lavoro in ambito scolastico o universitario, ed ha tutte le qualifiche necessarie, si vede costretto ad essere recluso ancora in un’aula dall’altra parte della cattedra. In conclusione, viene da dire che non possono essere i due anni di Ssis a “formare” gli insegnanti modello. Molti auspicano che si ritorni al concorso, e ad ascoltare ciò che verrà dopo la SSIS, per abilitare gli insegnanti vi sarà o un corso nel bienno specialistico, con apposito test di ingresso, oppure, ma speriamo di no, si tornerà al caro e vecchio concorso a cattedre.

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