• Google+
  • Commenta
17 febbraio 2006

La lotta dei sondaggi elettorali. Anche i numeri hanno un colore

Ci hanno sempre detto che i numeri non sono nè di destra nè di sinistra. Eppure, in questi giorni di campagna elettorale non sembra proprio che le coCi hanno sempre detto che i numeri non sono nè di destra nè di sinistra. Eppure, in questi giorni di campagna elettorale non sembra proprio che le cose stiano così. Anche i numeri, oggi, hanno un colore. E questo colore è un colore politico. Il centro-destra secondo i suoi sondaggi, commissionati ad una potente agenzia statunitense, risulta essere in testa. Il centro-sinistra, dal canto suo enuncia di essere, secondo i sondaggisti italiani, parimenti in testa con il 51% dei consensi. Chi ha ragione dunque? Dove sta la verità? Difficile rispondere a queste domande direte voi. Ma se analizziamo un poco più a fondo la situazione, ci accorgiamo che poi la risposta non è così difficile. Anzi è più semplice di ciò che si possa pensare. Come molti sapranno qualsiasi inchiesta, ricerca o sondaggio, ha un committente, ovvero, qualcuno che paga per conoscere i risultati. Come regola è difficile che le aspettative della committenza vengano deluse per ovvie ragioni prevalentemente economiche. Il cliente ha sempre ragione in pratica. Se prendiamo in considerazione il fatto che è nell’interesse del committente conoscere più verosimilmente possibile le previsione elettorale, al fine di prendere provvedimenti e cercare di prevenire un’eventuale sconfitta politica, è vero anche che se ciò si venisse a sapere, non porterebbe certo bene a chi si auto definisce come perdente. Non è un caso dunque, che in questi giorni sia in atto una vera e propria “guerra dei sondaggi”. Alla base delle differenti previsioni elettorali, che poi sono quasi sempre erronee per una articolata serie di motivi, non c’è una reale base statistica ma, bensì, una teoria sociologica che è divenuta tecnica di Marketing. Si tratta della famosa self fullfilling prophecy. La teoria della “profezia che si autoadempie”. Alla base di questa nota teoria della comunicazione, sta la concettualizzazione del famoso sociologo americano e professore alla Columbia University Robert King Merton. Nel 1957 in una sua opera dal titolo “Social Theory and Social Structure”, Merton enunciò per la prima volta che tale fenomeno occorre quando “una falsa definizione della situazione evoca un nuovo comportamento che fa divenire realtà, la falsa concezione originaria”. In altre parole, quando un’aspettativa è stata costruita, anche se in modo poco accurato, noi tendiamo ad attuarla consistentemente nel modo in cui ci aspettiamo. Sorprendentemente e molto spesso, il risultato è che l’aspettativa, quasi magicamente, diviene realtà. Ecco spiegata la profezia che si autoadempie. E la differenza di risultato dei sondaggi elettorali, senza enumerare centinaia di cifre e percentuali ne è la conferma. Strano che quasi tutte le testate giornalistiche nazionali, abbiano riempito oggi pagine e pagine dei quotidiani, inneggiando alla triste “guerra dei sondaggi”. Nessun giornalista però, stranamente, ha fatto cenno al perché i sondaggi debbano essere necessariamente contrastanti. Nessuno vuole perdere le elezioni e nessuno direbbe mai il contrario per paura che ciò si verifichi o per fare il gioco dell’avversario. Perché, dunque, tante parole ed inchiostro sprecate a sostegno della presunta seccatura dei lettori allora?

Google+
© Riproduzione Riservata