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21 marzo 2006

Abortito il macro-botellón in Spagna

MADRID – Domenica sera in una pizzeria di Calle de la Hortaleza, in zona Chueca (barrio gay della città). Mentre gli ultimi clienti finisco

MADRID – Domenica sera in una pizzeria di Calle de la Hortaleza, in zona Chueca (barrio gay della città). Mentre gli ultimi clienti finiscono di consumare il loro pasto, in un angolo sei siciliani e due giovani studenti Erasmus campani discorrono del piú e del meno, di pregi e difetti della Spagna e degli spagnoli. Uno dei siciliani, dall’alto della sua età e di una consumata residenza nella penisola iberica, inizia il suo monologo, imponendosi con l’espressione e la faccia tosta e sicura di chi la sà lunga: «La Spagna è un Paese che è vissuto sotto dittatura praticamente fino al 1986. Ma una dittatura non dura come quella italiana. Franco voleva solo che la gente non pensasse. Questi non dovevano pensare, solo obbedire. Ora, gente che è stata cinquant’anni senza ragionare, cosa puó pensare quando ne acquisisce il diritto: solo stronzate!». Continua sicuro: «La libertà per loro è quella di potersi ubriacare. I genitori dei giovani di oggi non potevano bere e, per questo, lasciano che i figli facciano quello che gli gira, senza limitarli. Per loro ubriacarsi è segno di democrazia, di sentirsi liberi. Ed, allora, botellón, botellón, botellón. Nient’altro».
Questo breve episodio aiuta a capire la portata di un evento che durante le scorse due settimane è divenuto cronaca. Ogni notte, nelle strade e nelle piazze di tutta Spagna, giovani e meno giovani si raccolgono ed iniziano a bere. Anni fa la legge diceva che non si poteva andare per strada con bottiglie di vetro in mano. Bene, allora si ideò il botellón: si versano i superalcolici nelle bottiglie di plastica di bevande non alcoliche (aranciata, Coca Cola, etc.) e si schiva il divieto. Oggi la legge dice che dopo la mezzanotte non si posson bere alcolici per strada, ma qui l’applicazione della legge è spesso un optional, nel caso specifico dei botellón ancor più. Divenuta una questione culturale, si è deciso di andare oltre: organizzare il più grande botellón della storia. Lo si è fatto tramite sms, ci si è contattati recíprocamente, un semplice passaparola che ha coinvolto tutto il Paese. L’entusiasmo è dilagato, da Barcelona a Madrid a Salamanca a Sevilla ai più piccoli paesini, tutti si sono attivati per mettere in moto il loro macro-botellón. La faccenda è finita sulle prime pagine dei principali giornali nazionali, i Comuni si sono allarmati, han dichiarato guerra a quella che han definito come “una pericolosa inciviltà”, che in realtà la loro negligenza aveva generato. La faccenda è finita sui mezzi di comunicazione di mezza Europa. La Spagna he iniziato a temere l’umiliazione internazionale.
La notte prestabilita è giunta: quella tra Venerdì e Sabato scorso. Erano attese oltre un milione di persone. Allo scendere dalla Metro della stazione di Moncloa, dove era previsto il raduno di Madrid, la prima scena cui ci si è trovati di fronte è stata quella di una rissa tra inglesi e spagnoli, già ubriachi e pronti alla “noche histórica”. Ma, al posto dell’annunciato macro-botellón, la Moncloa ha offerto un mite spettacolo fatto di pioggia e tanti rappresentanti delle forze dell’ordine, che hanno evitato che l’evento si celebrasse come previsto. In compenso, Barcelona e Salamanca non hanno disatteso le promesse: lí il botellón c’è stato, cosí come anche gli scontri con la polizia, conditi da arresti e feriti. Piú tranquilla la situazione in Andalucía, dove il Comune ha prevenuto i disordini “coordinando” l’evento, mettendo a disposizione uno spazio per quella che si è rivelata essere una semplice festa.
In sostanza l’evento è fallito. Quel che resta son le due facce della medaglia spagnola: da una parte quella entusiasta, festaiola e per certi versi irresponsabile (dal punto di vista di noi italiani, direi inconcepibile) di un Paese che fa del divertimento sfrenato una regola di vita, un segno di distinzione culturale, che va oltre le regole e le leggi, perchè nessuna legge può competere col modo di essere e di vivere di un popolo; dall’altra la faccia impotente . . . di Zapatero . . . di un Governo incapace di farsi rispettare, di un sistema di sicurezza superficiale e permissivo, di agenti addetti a preservare il pubblico ordine che non muovono un dito di fronte a risse, botellón o consumo di stupefacenti per le strade di una delle più grandi e belle metropoli del Vecchio Continente.

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