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20 marzo 2006

La politica dello spettacolo

La televisione occupa, oggi, un ruolo strategico fondamentale sul palcoscenico politico italiano e internazionale.
Il pubblico mediatico presen
La televisione occupa, oggi, un ruolo strategico fondamentale sul palcoscenico politico italiano e internazionale.
Il pubblico mediatico presenta una forte attitudine a ricevere i quotidiani messaggi di informazione e comunicazione politica attraverso la televisione. Non sempre però all’esposizione segue necessariamente la ricezione, quindi il cambiamento di immagine verso il leader di riferimento. Frequentemente la comunicazione politica pre-elettorale, porta ad una scarsa permeabilità degli elettori indecisi che, in teoria, sono i più influenzabili. Soprattutto nelle fasce medio-basse della popolazione, l’esposizione alla comunicazione politica televisiva può provocare vari effetti quali semplice indifferenza, mancata ricezione del messaggio politico, scetticismo verso i personaggi politici, fino a condurre, in casi estremi, al totale rifiuto.
Elementi, questi, che sembrano inizialmente vanificare l’effetto potenziale delle comunicazioni politiche sugli atteggiamenti degli elettori. Tuttavia, il vantaggio competitivo dei candidati che fanno uso di una comunicazione che attiene agli standard televisivi, è fuori discussione.
Ad avvenuta ricezione, cui non segue necessariamente la persuasione, spesso accade che la visione dei candidati negli estratti televisivi riattivi negli elettori rappresentazioni cognitive che effettivamente essi possedevano precedentemente riguardo ai candidati: proprio la presenza di questi immagini (preesistenti) pregiudica la trasformazione degli stimoli cui l’elettore è sottoposto in nuovi elementi costitutivi dell’immagine.
Le rappresentazioni mentali già consolidate tendono ad agire per la propria preservazione, espellendo gli imput contraddittori. L’effetto di categorizzazione e stereotipizzazione non è però esclusiva conseguenza della comunicazione politica televisiva.
Essa può infatti condurre alla trasformazione di un’immagine dapprima neutra in positiva o negativa, alla conversione di una rappresentazione ideale debolmente positiva in negativa o viceversa, al rafforzamento dell’immagine preformata. Comunque, di qualsiasi tipo di effetto si tratti, il pubblico è fortemente assuefatto da una “politica spettacolo televisiva che prescinde dai contenuti della politica stessa”.
Oggigiorno, tutti i soggetti della politica fanno comunicazione: perché glielo richiede la loro funzione di rappresentanti e gestori della cosa pubblica, perché per ottenere o mantenere il consenso popolare devono dibattere pubblicamente con gli avversari, perché è loro impossibile sottrarsi al fascio di luce dell’informazione globale, perché non c’è politica senza simboli e rituali.
I mass media, essendo il mezzo primario di trasmissione e la fonte di informazione principale, rappresentano una delle maggiori fonti di potere e di influenza: è proprio attraverso i media che si esercita l’attività propagandistica.
Di frequente, quella elaborata attraverso i media è una realtà costruita che implica una distorsione informativa spesso dovuta alla necessità di rendere quanto più appetibili eventi che assumono senso soltanto perché pubblicizzati.
I mass-media sfruttano l’inclinazione del pubblico a credere nelle cose più per quello che sembrano che per quello che sono e, con l’alleanza dei politici, costruiscono lo spettacolo della politica.

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