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10 marzo 2006

L’enfant, una storia d’amore

La storia inizia con l’uscita dall’ospedale di lei, Sonia, ragazza madre diciottenne, con suo figlio Jimmy. Insieme cercano lui, Bruno, un ventenne
La storia inizia con l’uscita dall’ospedale di lei, Sonia, ragazza madre diciottenne, con suo figlio Jimmy. Insieme cercano lui, Bruno, un ventenne sbandato che vive di piccoli furti e pensa che un lavoro sia “una cosa da coglioni”. Sonia è la più matura fra i due, subito si carica della responsabilità di madre, mentre Bruno è abulico, non si rende conto del significato dell’essere padre, non vuole far altro che badare a se stesso, racimolare quanti più soldi può e girovagare per la città. In perenne ricerca del guadagno facile, viene sedotto dalla proposta di una ricettatrice che gli prospetta la possibilità di vendere il neonato ad una coppia. Il ragazzo ci pensa e le ristrettezze economiche fanno il resto. Jimmy è ceduto per diverse migliaia di euro a dei malfattori. Ma Sonia, all’oscuro di tutto, non riesce ad accettare il semplicistico e cinico discorso del compagno – “Guarda quanti soldi… Ne faremo un altro” le dice in una scena – viene colta da malore e, al pronto soccorso, denuncia il ragazzo. Resosi conto di quanto significasse il bambino per la sua compagna, Bruno ritorna sui suoi passi, facendosi riconsegnare il neonato ma incappando nelle ire dei malfattori: ora vogliono che il giovane reintegri, in qualunque modo, il guadagno che hanno perso con il suo ripensamento. Riavuto suo figlio, Sonia scaccia Bruno, gettando costui nella disperazione, fra debiti, la necessità di sbarcare il lunario ed avere un tetto. L’incontro con la giustizia forse porterà finalmente il giovane a maturare ed a capire i suoi errori.

Sesta opera dei fratelli Dardenne, vincitrice della 58ma edizione di Cannes, L’Enfant è un percorso che porta dei figli a divenire genitori di altri figli. La storia d’amore, leggera ma tormentata dalla instabilità della povertà, si svolge sullo sfondo di una città, luogo delle peregrinazioni, dei patimenti e dei furti dei protagonisti. Non c’è un’ambientazione esplicita nella periferia, discrimine orizzontale di numerose pellicole a sfondo sociale: l’esistenza dei due si svolge secondo un confine verticale, di classe si potrebbe dire. La scommessa che i registi belgi fanno sul personaggio di Bruno è quella di un ragazzo che migra dal suo essere figlio al divenire padre, una realtà della quale non sembra essere sempre cosciente, nemmeno alla fine. Sonia è il personaggio affettivo della pellicola, per contrasto con Bruno e gli altri fa appassionare lo spettatore, che vuole prendersi cura della ragazza, è ben disposto a promuoverla moralmente perché, nonostante le difficoltà delle sue scelte, è madre consapevole.
La cifra stilistica punta su un realismo abbastanza ben raggiunto, con un montaggio spesso ruvido che fa avanzare la storia senza digressioni o parallelismi narrativi.

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