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8 maggio 2006

Piccola storia ignobile del calcio italiano

Il 4 maggio 2006, in mezzo al clamore generale, il Tribunale di Torino ha reso note alcune intercettazioni telefoniche, in cui sembra essere coinvoltoIl 4 maggio 2006, in mezzo al clamore generale, il Tribunale di Torino ha reso note alcune intercettazioni telefoniche, in cui sembra essere coinvolto uno dei personaggi più importanti di tutto il calcio italiano: Luciano Moggi, manager sportivo e dirigente calcistico, dal 1994 direttore generale della Juventus FC.
Sembra che Lucianone, così come veniva apostrofato amorevolmente dagli amici (moltissimi, a dire il vero…), disponesse di un potere immenso, per decidere le sorti non soltanto di questa o quella partita, bensì di tutto o quasi il campionato italiano, spingendosi talvolta anche in ambito europeo.
E sembra anche che questo potere sia stato ampiamente adoperato, alla faccia di leggi, regolamenti, giustizia ordinaria o morale sportiva.
Pare che Moggi abbia contattato arbitri, giocatori, designatori e quanti altri potevano essere utili per il raggiungimento dei suoi obiettivi, senza curarsi di niente e di nessuno, senza il benché minimo rispetto per il pubblico calcistico e non.
Regalava a questo, sgridava quell’altro; prometteva a Tizio e minacciava Caio; ma soprattutto elargiva… elargiva favori, denaro e regalie varie a tutti quelli che lo assecondavano senza far troppe storie.
E’ divertentissimo, per non dire tragicomico, leggere le parole stesse con cui il “Paletta” (nomignolo ereditato dalla precedente attività di impiegato presso le Ferrovie dello Stato) discuteva con chi stava dall’altro capo del telefono.
“A mio figlio date solo una multa, sennò ne faccio cacciare dieci…”
“E gli fò lo sculaccio…”
“…ma digli che andassero a … che non rompessero i…”
“…digli che non rompessero le…”
“Non devi rompere i … te lo dico subito…”
A prescindere dal linguaggio decisamente non consono ad un dirigente della risma del Signor Moggi, ciò che fa spavento, se ci si sofferma un secondo a riflettere, è la spavalderia e l’autorevolezza con cui venivano impartite lezioni e direttive a destra e a manca, senza che nessuno osasse venir meno al “proprio dovere”: nient’altro che l’esercizio del “potere immenso” di cui sopra…
Senza voler entrare nel merito, non essendo un grande intenditore nè di legge, nè di calcio, mi permetto soltanto di far notare di quanta ipocrisia sia pervaso questo accadimento sportivo; poiché un fenomeno a così larga diffusione, i cui risultati spesso hanno dato adito a scandali più o meno consistenti, non può perdurare così a lungo, nè andare così in fondo, senza la connivenza e l’appoggio di tutti, tifosi compresi.
Ebbene sì; perchè a nessun tifoso che si rispetti viene mai il desiderio di obiettare che la sua squadra abbia rubato, o meno, questo o quell’altro trofeo.
Sentiamo così spesso dire in tv che “l’importante è vincere”, “portare a casa il risultato”; non è vero?
E così, ragazzi miei, su queste oscure fondamenta, certi signori senza scrupoli riescono a costruire i loro palazzi, basati sulla truffa e sulla prepotenza, dove di sport non rimane più niente: solo soldi, ancora soldi, sempre e soltanto schifosissimi soldi!!!

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