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27 settembre 2006

L’università di Bologna rivive la rivolta di Budapest

Riportare luce nelle zone d’ombra della storia. Lo si sta facendo pian piano, a piccoli passi, ora che si può. A cinquant’anni di distanza dallRiportare luce nelle zone d’ombra della storia. Lo si sta facendo pian piano, a piccoli passi, ora che si può. A cinquant’anni di distanza dalla rivolta di Budapest contro la dittatura sovietica, l’Università di Bologna organizza un convegno di due giorni dal titolo “Ripensando a Budapest, cinquant’anni dopo”. Significati ed effetti della rivoluzione, le tematiche centrali. Ospiti dell’evento che si terrà il 28 e il 29 settembre nell’aula Giorgio Prodi dalle 9,30 Luigi Pedrazzi e Guido Fanti, che porteranno la loro testimonianza sul clima bolognese di quei tempi. A moderare il dibattito il prof. Paolo Prodi. Il convegno è nato da un’iniziativa dell’Archivio storico dell’università di Bologna, che ha trovato tracce della presenza, nella città felsinea, di giovani profughi ungheresi fuggiti da Budapest dopo i fatti del 1956. In quegli anni l’ateneo così come la Chiesa di Bologna, divennero rifugio per molta gente magiara. Ventisette giovani ungheresi furono anche studenti dell’Università, e un terzo di loro terminò gli studi tra il 1961 e il 1964, ottenendo numerose borse di studio dall’ateneo. L’allora Democrazia Cristiana al governo, sostenitrice in toto della rivolta, si rese promotore di numerose iniziative affinché le università italiane ospitassero i giovani studenti magiari. I fatti di Budapest accesero non poco il dibattito, invece all’interno del PCI. E proprio Bologna, roccaforte comunista, visse in prima persona quel dibattito. Continuare ad appoggiare l’URSS senza se e senza ma, sapendo o facendo finta di non sapere i numerosi crimini commessi, oppure avere il coraggio di prendere le distanze dai sovietici? Questo il dilemma dei comunisti italiani dell’epoca. Alcuni di loro, soltanto oggi, hanno ammesso e riconosciuto gli errori commessi, come Giorgio Napolitano. Oggi; dopo quindici anni dal crollo del blocco sovietico. Oggi; con la sinistra italiana ancora alla ricerca di un’identità.

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