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12 ottobre 2006

A lezione di felicità

Tra la diffidenza dei docenti “tradizionali” e l’entusiasmo degli studenti, tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti si diffondono i Tra la diffidenza dei docenti “tradizionali” e l’entusiasmo degli studenti, tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti si diffondono i corsi negli Atenei dedicati al Well Being, ovvero la psicologia positiva. Si tratta di un’approccio che, al contrario della psicologia tradizionale che analizza il soggetto evidenziandone patologie e disturbi vari, tende a valorizzare gli aspetti positivi di ognuno di noi per poter vivere in armonia con i vari contesti esterni. Il corso più importante si tiene all’università di Harvard, in mezzo ai rampolli delle migliori famiglie americane, tenuto da un docente giovanissimo, Tal Ben-Shahar. In Inghilterra, invece, c’è chi sostiene, come al Wellington College di Crowthorne, che questo criterio di insegnamento della psicologia debba essere impartito nelle scuole obbligatoriamente già dai 14 anni in su, un po’ come l’educazione civica o le buone maniere, proprio per educare i ragazzi, le future generazioni che ci governeranno, ad un approccio propositivo e ottimistico nei confronti del mondo, al fine di realizzarsi meglio e vivere con maggiore armonia in un mondo in cui la dicotomia tra realtà e desideri è sempre più drammatica. Forse è proprio questo dato a fare da propulsore a questo tipo di “scienza dell’ottimismo”, ovvero il fatto che si stenta sempre di più a realizzare i propri sogni in un mondo dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

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