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1 ottobre 2006

Udine: extracomunitari e sanità pubblica

Gli studenti stranieri, che intendono frequentare, o già frequentano, i corsi di laurea dell’ateneo friulano, sono sempre molto numerosi. La maGli studenti stranieri, che intendono frequentare, o già frequentano, i corsi di laurea dell’ateneo friulano, sono sempre molto numerosi. La maggioranza proviene dalla vicina Slovenia, dalla Croazia e dall’Albania ma molti sono coloro i quali provengono da Paesi lontani, africani, asiatici o americani, e quindi da realtà sociali assai diverse dalla nostra. Extracomunitari in senso più o meno lato, con il loro bagaglio culturale e linguistico che si interseca al nostro e che coinvolge anche la sfera di competenze della sanità pubblica. L’assistenza offerta dal nostro Paese può essere molto diversa da quella del Paese di provenienza di queste persone, per non parlare dell’apparato amministrativo e burocratico, così diverso nelle sue articolazioni, e storture; questo è fonte di ulteriori problematiche che vertono attorno ad una variabile imprescindibile qual è la comunicazione. L’Università di Udine, oltre ai vari opuscoli informativi, invia a tutti gli studenti un breve vademecum riguardante la tutela della salute e della sicurezza, fornendo numeri utili ai quali rivolgersi per l’assistenza medica. Anche l’accesso alla casa dello studente prevede una serie minima di controlli di carattere sanitario. L’antropologa Daniela Cozzi, in occasione del convegno intitolato “Di un altro Paese ma non estraneo. La multiculturalità negli ambienti di cura”, organizzato dall’Università di Udine, dall’Azienda Ospedaliera Santa Maria degli Angeli di Pordenone e dal Consorzio universitario del Friuli, ci chiarisce alcuni aspetti della problematica che possono consideransi marginali in prima istanza, ma che assumono rilievo assoluto ad una più attenta analisi, come sorta di vero e proprio spartiacque tra un intervento di carattere sanitario che può svilupparsi nella direzione più favorevole al paziente straniero, ed un insuccesso immediato e senza appello per coloro i quali intendano offrire la miglior prestazione sanitaria possibile. Come sorta di vademecum basico per l’operatore sanitario, la relatrice afferma come non sia indicato, per un uomo, porgere la mano ad una donna musulmana, a meno che non sia lei la prima a farlo. Altro esempio: se un bambino cinese non guarda negli occhi un adulto mentre parla, non è indice di scarsa attenzione, ma al contrario, di vigile ascolto. Paolo Tomasin, ricercatore sociale, mette in evidenza come il Friuli, per la sua collocazione geografica, debba considerarsi come vero e proprio luogo di “crocevia di popoli”. A corollario degli interventi, Alfonso Colombatti, dell’Università di Udine, lancia un severo monito agli addetti ai lavori: “Curate gli immigrati rispettandone le abitudini, perché prestare assistenza sanitaria ad un immigrato, senza dargli ciò che egli si aspetta, nel rispetto della sua cultura, è una forma di razzismo e, come tale, va combattuta”. Molte sono le variabili che il nostro sistema sanitario regionale deve prendere nella dovuta considerazione per potersi ritenere all’altezza di una domanda di salute così diversificata: lo straniero non si sentirà più tale ma un soggetto integrato nel tessuto connettivo del nostro Paese, quando la domanda sarà seguita da adeguata e pronta risposta.

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